di Fiore Isabella

“Mettiamo le ali ai nostri sogni”, è il titolo dell’iniziativa che l’onnipresente ministro dell’Istruzione, già noto per l’irriguardoso e invasivo attacco all’autonomia scolastica che consente agli organi collegiali della scuola di organizzare le loro attività, compreso il calendario scolastico, in base alle esigenze dei territori. Tanto per non scostarsi troppo dal titolo, che prevede l’installazione delle ali ai sogni, il nostro poetico ministro, in comunione con l’aeronautica militare, ha invitato le scuole “di ogni ordine e grado” a partecipare il prossimo 16 aprile a una gita d’istruzione presso la base militare di Ghedi (Brescia). Una base, a circa 15 chilometri da Brescia (da dove non si involano panettoni natalizi e colombe pasquali) sede del 6º Stormo dell’Aeronautica Militare con sei basi aeree attive in cinque paesi europei con bombe nucleari B61.

Niente male in un momento in cui un ministro dell'”Educazione”, e non della guerra, vista l’aria che tira in Europa, in Medio Oriente e in tante (troppe) aree del Pianeta, dovrebbe preoccuparsi di spegnere il fuoco e non di organizzare gite con la scusa di accompagnare gli studenti alla scoperta dei “…valori che ispirano il servizio al Paese” introducendoli in un percorso di orientamento professionale ed occupazionale. Di fatto rendendo i nostri figli strumenti ubbidienti di disastrose logiche di guerra. Dicono bene i Maestri e in Professori dell’Istituto Bazoli-Polo di Desenzano che hanno inviato la lettera di protesta al ministro Valditara. Nella lettera lamentano, giustamente “…un fiorire di iniziative che esortano le scuole a far partecipare gli alunni a mostre d’armi, basi militari, parate, addestramenti, alza-bandiera e incontri con l’esercito”.

Io sono stato un uomo di scuola, un semplice maestro, che ha contribuito alla stesura di tanti piani dell’offerta formativa approvati dagli organi collegiali in piena autonomia e non avrei sopportato interventi a gamba tesa neanche dal capo dello Stato. Figuriamoci dal ministro Valditara. I docenti, e che credo che lo abbiano già fatto ad inizio di anno scolastico, seguano la loro programmazione e declinino l’invito che per essere tale non produce alcun obbligo. In effetti, se nel progetto formativo approvato dalla scuola non c’è traccia di visite guidate agli arsenali di guerra non credo che ci sia bisogno di chiedere l’annullamento della gita a Ghedi; non ci si va e basta.

I cittadini, e soprattutto i giovani che crescono, non devono sopportare passivamente dipendenze imposte dal Sistema e confuse con le porte del futuro, il benessere materiale che può nascere da qualche porta che si apre, e che “disarmonizza” il destino individuale (un posto di lavoro e la tranquillità economica) dal destino dell’umanità. E in tal senso il benessere non richiede appagamento ed assuefazione, semmai, più sorveglianza.

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