“Si dice che presso la procura di Roma, sia conservato un documento datato 2019, relativo una figura femminile“. Inizia così il testo della lettera anonima inviata lo scorso 13 novembre nella redazione di Radio Cusano Campus. L’oggetto della missiva era Emanuela Orlandi, la quindicenne cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno 1983. Il destinatario dell’epistola era il giornalista di Cusano Media Group, Fabio Camillacci, che da anni si occupa della vicenda di Emanuela. Mittente: sconosciuto.

Il cronista proprio ieri sera, nel corso della trasmissione Crimini e Criminologia, su Cusano Italia Tv, ha letto il testo della lettera, che invita i destinatari, tra cui Pietro Orlandi, a cercare un documento del 2019 conservato nella procura di Roma. E spiega: “È relativo una figura femminile. Una donna con un nome “mariano” con uno strano accento anglosassone/AMERICANO?”.
Il riferimento è all’uomo dall’accento straniero che subito dopo la scomparsa di Emanuela telefonava a casa Orlandi e si spacciava per portavoce di rapitori.
Il testo della missiva anonima conclude: “Il nome (della figura femminile, ndr) prefigura ambienti celesti, elevati, intoccabili, necessari di maggIORe attenzione; la donna inconsapevolmente (!?) …prevede Clearstream...e bar “d’ORO” retriever. Sembra quasi un film…”il ladro di bambini/E”?”.

Insomma, una lettera infarcita di rebus, dove però si ravvisano i riferimenti allo Ior, alla Banca Vaticana e alle movimentazioni di fondi in entrata e in uscita dal Lussemburgo.
Ospite della trasmissione di Camillacci, Pietro Orlandi commenta l’ennesima lettera anonima sulla sorella esprimendo tutta la sua insofferenza: “Io sono anche un po’ stanco di questa gente. Sono 40 anni che ricevo lettere anonime che non portano a nulla. Se è un mitomane, pazienza. Non è il primo, ce ne sono stati tanti che si sono divertiti con queste cose e ce ne saranno purtroppo ancora. Se però – continua – si tratta di una persona che sa davvero qualcosa, non riesco a qualificarla, perché dopo 40 anni, anziché parlare e aiutarci, ancora viene a fare gli indovinelli. Personaggi come questi mi ricordano Marco Fassoni Accetti, anzi non escludo che possa esserci proprio lui dietro questa ennesima lettera anonima“.

Pietro Orlandi si riferisce al fotografo romano che più volte si è autodenunciato come “l’Americano” e rapitore di Emanuela Orlandi, ma senza portare mai a un solo elemento riscontrabile dagli inquirenti. Secondo alcune perizie, l’uomo, già condannato per l’omicidio colposo del piccolo Jose Garramon, il figlio dodicenne di un diplomatico uruguaiano, è affetto da disturbo narcisistico della personalità, il che lo porterebbe a depistaggi di ogni sorta pur di avere il suo momento di fama. E lo stesso Pietro Orlandi, che l’8 novembre 2013 ebbe un confronto televisivo con Accetti nella trasmissione Linea Gialla, su La7, lo ha sempre ritenuto un impostore affamato di visibilità.

Il fratello di Emanuela Orlandi, infatti, rivela: “Il primo giorno che incontrai Accetti, lui cominciò a propormi indovinelli: tirò fuori un foglio di carta e cominciò a scrivere dei numeri. Poi mi invitò a concentrarmi e a chiedermi cosa significassero questi numeri. Continuò per anni con questi enigmi e sciarade. Il problema è che c’è sempre stata una certa volontà a portare al centro dell’attenzione questa persona “.

Orlandi aggiunge: “Persone così non ci sono affatto utili, perché se sai qualcosa e continui a fare indovinelli, non servi assolutamente a nulla, quindi te ne puoi tornare dove sei stato fino all’altro giorno. A cosa serve mandare questa lettera con interrogativi vari? Ma che è, un gioco? È possibile che dopo 40 anni c’è ancora questa gente che abbia voglia di giocare? Se invece chi ha scritto questa lettera sa veramente delle cose, parli chiaramente, altrimenti torni nel silenzio. Io questa gente davvero non la sopporto più“.

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