Diritti

Bonus psicologo, Fedez chiede più fondi al governo. E i professionisti avvertono: “Strumento insufficiente e non risolutivo”

L’intervista di Fedez a Che tempo che fa e il suo appello al governo “non tagliate il bonus psicologo”, ha rimesso al centro del dibattito italiano il tema della salute mentale. E venerdì, a pochi giorni dalle dichiarazioni nel programma di Fabio Fazio, lo stesso cantante è passato all’azione lanciando sulla piattaforma Avaaz.org una petizione per chiedere di aumentare i fondi per la salute mentale. “Chiediamo al Governo che vengano varati i decreti attuativi rispetto al bonus psicologo e che, in generale, ci sia un impegno a stanziare maggiori fondi per la salute mentale. È ora che il benessere psicologico di tutti, e dei nostri ragazzi in particolare, diventi una priorità per questo Paese”, si legge nel testo della petizione. Viene fatto presente come “il bonus ha il merito di essere diventato strutturale ma con un finanziamento drasticamente ridotto che non soddisfa tutte le richieste di aiuto”, per questo si chiede un aumento dei fondi. Quando il governo Draghi ha introdotto il bonus, infatti, si trattava di una misura temporanea con uno stanziamento di 25 milioni di euro. Con il governo a guida Meloni è diventata una misura strutturale con un finanziemento, però, di 5 milioni di euro per l’anno in corso e 8 milioni di euro per ogni anno dal 2024 in poi. Così, mentre anche Fiorello ha rilanciato sui social l’iniziativa di Fedez, in poche ore si è registrato un boom di firme: oltre 102 mila già alle 18 di venerdì. In realtà subito dopo l’intervista da Fabio Fazio si era già avuta un’impennata di nuove firme ma per l’altra petizione, quella sul bonus psicologo lanciata nel 2022 su Change.org dal giornalista del Tg1 Francesco Maesano (che conta già 348 mila sottoscrizioni).

In Italia sono in tanti a chiedere di aumentare le risorse: come comunicato dall’Inps, infatti, delle quasi 400 mila domande presentate per il bonus psicologo nel 2022, solo il 10,5% (41.600 domande) è stato finanziato, nonostante il 99% delle istanze rispondessero ai requisiti di ammissibilità. Tradotto: a ottenere il bonus è stata solo una piccolissima fetta della popolazione. Ma non tutti sono d’accordo sull’utilità del bonus psicologo o, almeno, sul fatto che sia questa l’unica misura messa in campo sul fronte della salute mentale. “È un utilizzo sbagliato del denaro pubblico, il governo non può pensare di affrontare questa questione con il solo bonus”, dichiara a ilfattoquotidiano.it Gisella Trincas, presidente dell’Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale (Unasam). Secondo Trincas, infatti, “tutti i cittadini hanno il diritto di essere presi in carico in maniera multidisciplinare all’interno di un servizio complesso pubblico”. “La politica – aggiunge – è abbastanza distratta rispetto ai bisogni delle persone che attraversano un momento di difficoltà”. Per questo, sottolinea, al posto di investire somme sul bonus si potrebbero assumere “psicologi nei servizi, nei centri di salute mentale, nei consultori, nella neuropsichiatria infantile e dove servono”. Gli interventi a tampone “non sono risolutori, non servono per affrontare adeguatamente la complessità di un problema. Le persone – aggiunge la presidente di Unasam – hanno bisogno anche di sostegno all’interno delle loro famiglie, nei luoghi dove vivono e lavorano, e il bonus psicologo non affronta questi aspetti, per nulla”. “Il governo – continua Trincas – deve dare delle linee di indirizzo, mettere a disposizione le risorse, e le Regioni devono sapere programmare adeguatamente gli interventi. Anche garantendo che i servizi siano aperti e diffusi sul territorio. Cosa che purtroppo non avviene ovunque”.

Quello della salute mentale è un tema che riguarda sempre di più i giovani e i minori: anche l’Istat conferma un forte contraccolpo in termini di benessere psicologico subito negli ultimi anni dai più giovani. E chi da tempo è impegnato proprio in questo campo afferma che “il bonus è un aspetto importante ma dà l’idea di una politica poco attenta”. Riflessione di Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano. Lancini spiega a ilfattoquotidiano.it “che esistono delle problematiche più ampie: innanzitutto un investimento serio che andrebbe fatto sulla scuola e soprattutto sulla salute mentale anche nei servizi pubblici. E poi un’attenzione maggiore sulla figura dello psicologo scolastico”. Di più: “Che non esista una figura stabile che segua anche i processi di sostegno agli adulti che gestiscono le difficoltà dei ragazzi è folle”. Per il presidente della fondazione Minotauro, autore di “Sii te stesso a modo mio. Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta” (Raffaello Cortina Editore), bisogna rendersi conto che la scuola “è il luogo dove si può sostenere anche a livello preventivo tanti disagi. Avere gli psicologi a scuola in pianta stabile sarebbe anche utile in termini di rapporto costi-benefici. Ma su questo c’è tanta miopia”.

“Queste tematiche – spiega – sono difficili da affrontare per gli adulti che pensano ancora che l’adolescenza sia l’età dell’oro o l’età della trasgressione mentre i cambiamenti intervenuti in questi decenni ci dicono che la sofferenza adolescenziale si esprime attraverso l’attacco a se stessi, al corpo, con l’aumento dei suicidi”. Pertanto quello che serve è innanzitutto “cambiare la cultura generale”: “Bisogna comprendere che investire in quest’area e credere a queste cose è un aspetto non marginale”. E la politica? “Può e deve intervenire”, sottolinea Lancini, ma “dipende sempre dalle priorità”: “Il problema è capire se si ha in mente il futuro dei giovani o se il futuro dei giovani non porta voti e quindi non è un interesse”. “Si potrebbe fare molto – conclude – a patto che si abbiano a cuore i figli e gli studenti, cioè il futuro”.