Matteo Di Pietro, il giovane alla guida del suv che ha travolto la Smart a Casal Palocco, non è in Spagna. L’avvocato Francesco Consalvi, contattato dal fattoquotidiano.it, smentisce categoricamente che il suo assistito, indagato per omicidio stradale e lesioni colpose, sia all’estero. “È una fake news, assolutamente falso. Scrivetelo che questa notizia non è vera”. La notizia che Di Pietro e il suo amico Vito Loiacono avessero lasciato l’Italia, il primo per la Spagna il suo secondo per la Turchia era stato ventilato da un residente di Casal Palocco e riportato dal Corriere della Sera. Per quanto riguarda Loiacono, che non è indagato, invece non ci sono informazioni al riguardo. Intanto parla la famiglia del ragazzo. “Il nostro silenzio fino ad oggi è dovuto al rispetto per il dolore straziante di una famiglia che ha perso un figlio. Ci sentiamo profondamente addolorati e distrutti per quanto accaduto. Non ci daremo mai pace”. fa sapere la famiglia di Di Pietro. Ovviamente il riferimento alla morta del bimbo di 5 anni che era a bordo dell’utilitaria su cui viaggiavano la madre e la sorellina che sono rimaste ferite.

Ieri si sono svolti i funerali del piccolo saranno in forma strettamente privata i genitori e pochissime altre persone. Il nulla osta alla restituzione della salma era arrivato martedì mattina dopo i risultati dell’autopsia che hanno confermato che a causare la morte è stato il violento scontro con il Suv Lamborghini. Nel procedimento, al momento, restano al vaglio le posizioni delle quattro persone che erano sul bolide, tre ragazzi e una ragazza. Chi indaga attende risposte dall’analisi dei cinque cellulari sequestrati. Nel caso in cui dalle verifiche dovessero emergere video, foto o chat utili alle indagini per gli altri quattro potrebbero scattare accuse di natura concorsuale.

Il nodo da sciogliere è relativo alla ‘sfida’ da postare poi online che i cinque youtuber, tutti legati al collettivo Theborderline, stavano compiendo da alcuni giorni, girando con il Suv preso a noleggio nelle strade del quartiere a sud della Capitale. I magistrati di piazzale Clodio, coordinati dall’aggiunto Michele Prestipino, hanno inoltre affidato ai periti l’analisi delle telecamere presenti nel tratto di strada e potrebbero acquisire anche quelle presenti su almeno due bus dell’Atac che transitavano in quel frangente e avrebbero ripreso le fasi dello scontro. Obiettivo degli inquirenti è capire se Di Pietro abbia effettuato sorpassi o manovre azzardate e a quale velocità.

I video potrebbero avere immortalato gli istanti precedenti allo schianto: non è escluso che il Suv possa avere sorpassato un auto e un bus dell’Atac prima di scontrarsi con la Smart che si trovava nella corsia opposta. Una dinamica di cui la madre di Manuel, sentita dagli inquirenti, non è riuscita a fornire elementi utili in quanto non ricorda nulla di quanto avvenuto. “Ricordo solo le fasi dopo l’incidente, la mia preoccupazione erano i bambini“, avrebbe raccontato la donna nel corso dell’audizione davanti al titolare del fascicolo e che l’auto andava a fortissima velocità. Su quanto avvenuto a Casal Palocco è intervenuto oggi il monsignor Dario Gervasi, vescovo del settore Sud e delegato dell’Ambito per la cura delle età e della vita della diocesi di Roma. “Speriamo che il grande dolore per la morte di Manuel, e per il ferimento della mamma e della sorellina, non sia vano – ha affermato il monsignore -. Tutto è avvenuto infatti a seguito di una sfida, una ‘challengè, il che evidenzia la drammatica crisi della nostra civiltà: l’incapacità di cogliere il valore della vita assolutizzando ogni esperienza estrema. Che questa tragedia richiami tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle giovani generazioni a insegnare loro la vera sfida che è quella di donare e difendere la vita che Dio ci ha affidato”, ha concluso. Parole che arrivano alla vigilia del consiglio dei ministri che dovrà approvare il Ddl con le nuove norme sul codice della strada. Complessivamente 18 articoli in cui si prevedono strette sull’utilizzo dei cellulari, sull’uso di stupefacenti e di alcol quando si guida. Nuove regole anche per i neopatentati: non potranno guidare auto potenti per i primi tre anni dal conseguimento della patente.

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