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Ultimo aggiornamento: 12:32 del 25 Aprile 2023

Parigi, ministro dell’Educazione resta bloccato sul treno per le contestazioni: costretto ad allontanarsi da un’uscita secondaria – Video

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Contestazioni ripetute e spettacolari per due ministri del governo francese, attaccati dai manifestanti contro la riforma delle pensioni. Il ministro dell’Educazione nazionale, Pap Ndiaye, tornando a Parigi da una visita a Lione già svolta fra le proteste, è rimasto bloccato sul treno alla gare de Lyon di Parigi e costretto ad allontanarsi da un’uscita secondaria per evitare i manifestanti che lo attendevano. A Lione, nel pomeriggio, altri manifestanti avevano disturbato la sua visita all’Istituto nazionale superiore dell’Istruzione, cercando di forzare le porte di ingresso bloccate.

Concerto di pentole alla cerimonia per gli Oscar del Teatro, i Molières, al Theatre de Paris. I manifestanti hanno rumoreggiato all’arrivo della ministra della Cultura, Rima Abdul-Malak, poi è stata la volta di alcuni artisti in scena, che hanno attaccato il presidente Emmanuel Macron per la sua insistenza nella riforma delle pensioni, osteggiata da gran parte dei francesi.
In un clima di forte tensione, la ministra ha allora deciso di prendere la parola davanti al pubblico: “Normalmente – ha detto la Abdul-Malak – il ruolo del ministro è restare seduto, ma qui non è possibile”. Poi ha ripreso una frase del’attore Gérard Philippe citata dagli attori in scena che contestavano la riforma delle pensioni: “Quella frase – ha detto la ministra – risale al 1957, un’epoca in cui non c’era neppure il ministero della Cultura.

“Oggi quel ministero c’è, difendere l’eccezione culturale francese – ha proseguito – difende il contratto dei lavoratori precari dello spettacolo, ha elargito aiuti massicci durante la crisi del Covid”. In molti hanno applaudito queste parole. La ministra ha continuato: “alla testa di questo ministero c’è una ministra che ha ottenuto un aumento storico del budget del 7% rispetto all’anno scorso”. E ha ricordato di aver “aiutato le strutture più fragili”, contrastando “le minacce contro le mostre, gli spettacoli, alzando la voce per difendere la libertà di creazione”.

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