Mancata bonifica di un’ex discarica, una bomba ecologica nata nel 1972 e mai risanata. Questa è l’ipotesi di accusa avanzata dalla procura di Messina nei confronti di Cateno De Luca, ex sindaco di Messina, ora consigliere regionale e della senatrice Dafne Musolino, all’epoca dei fatti, assessora all’Ambiente di De Luca. Mentre il consigliere regionale Pippo Lombardo, eletto nelle file del partito di De Luca, ed ex presidente della partecipata che gestisce i rifiuti in città è indagato per attività di gestione rifiuti non autorizzata. Tutti e tre risultano indagati nell’ambito di un’inchiesta che ha visto coinvolto anche il precedente sindaco di Messina, Renato Accorinti. Si tratta infatti di una richiesta di proroga delle indagini avanzata dalla pm Rosanna Casabona.

Reati ambientali legati all’ex discarica di Portella Arena, questo era il nucleo dell’indagine nata ad agosto del 2020 e che ha portato all’accusa di danno ambientale per Renato Accorinti, per l’assessore all’Ambiente dell’epoca, Daniele Ialacqua e per i vertici di Messinambiente poi rinominata Messinaservizi, cioè della partecipata del comune che gestisce la raccolta dei rifiuti in città. Nella richiesta di proroga risultano ancora indagati Accorinti e la sua squadra. A loro si aggiunge Lombardo che assieme agli ex presidente della partecipata, è indagato per attività di gestione rifiuti non autorizzata, “reato accertato dal 2020 fino ad oggi”, come si legge nella richiesta di proroga. Mentre De Luca, Musolino e il dirigente comunale Salvatore Saglimbeni sono invece indagati per omessa bonifica, “reato accertato l’1 ottobre del 2020”.

Un’indagine dunque che nasce nel 2020 per la discarica di Portella Arena, una vera e propria bomba ecologica sui colli a nord che pende come una spada di Damocle sulla città. Un disastro ambientale nato in una fase di emergenza nel 1972, quando cioè è stata creata una grande fossa dove abbandonare i rifiuti. Una discarica poi completamente abbandonata nel ‘98 e mai bonificata, nonostante perfino la magistratura all’epoca sequestrò l’area e la prefettura ordinò una prima messa in sicurezza. Più di vent’anni dopo la situazione è immutata, nessuna delle amministrazioni che si sono susseguite negli anni ha mai risolto la questione che è tornata adesso in auge solo per le indagini della procura. Indagini che hanno portato a un primo rinvio a giudizio per Accorinti e i suoi. Ma la procura sta continuando ad indagare, stavolta scandagliando le responsabilità di chi è venuto dopo mancando di bonificare l’area.

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