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Nagorno-Karabakh, l’Azerbaigian vuol prendersi ciò che non è suo: la comunità internazionale parli

Il 13 settembre pochi minuti dopo mezzanotte l’Azerbaijan ha attaccato il territorio della Repubblica armena. Le unità delle forze armate azere hanno aperto fuoco intensivo verso le postazioni armene con l’uso di artiglieria, mortai e droni da combattimento. Da due giorni l’esercito armeno respinge gli attacchi delle truppe azere sotto l’incensante fuoco, ciononostante l’esercito armeno è riuscito ad avanzarsi per diversi chilometri nel territorio sovrano armeno. Come ha dichiarato il premier armeno Nikol Pashinyan l’Armenia ha già fatto appello alla Federazione Russa, alla Csto e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Durante il colloquio telefonico con Pashinyan il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che la Francia sottoporrà la situazione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, di cui attualmente detiene la presidenza. Durante l’incontro con i Capi delle rappresentanze diplomatiche accreditate in Armenia, il ministro degli Esteri, Ararat Mirzoyan ha detto, “ci aspettiamo che l’Azerbaijan intraprenda immediatamente le seguente azioni: completa cessazione delle ostilità, ritorno delle forze armate dell’Azerbaijan nelle loro posizioni originarie e liberazione dei prigionieri di guerra armeni”.

Particolarmente preoccupante è il fatto che oltre all’intento di infliggere danni alle forze armate armene le truppe azere bombardano gli insediamenti civili. In questi giorni 4 civili armeni sono rimasti feriti durante i bombardamenti e 2750 civili hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni. E certo che gli azeri hanno intenzione di seminare il panico e creare una situazione di emergenza. L’attivista per i diritti umani dell’Armenia, Kristine Grigoryan, ha dichiarato che si tratta di un “attacco aggressivo diretto all’integrità territoriale della repubblica d’Armenia ed ha sottolineato che le azioni dell’Azerbaijan hanno messo in pericolo la vita e la sicurezza della pacifica popolazione armena”.

A due giorni dal tentativo dell’avanzamento delle truppe azere nel territorio armeno la parte armena ha 105 vittime. Dai video pubblicati sui social network si possono vedere anche prigionieri di guerra, di cui il numero non è certo. Con tale aggressione l’Azerbaijan prova a ottenere ciò che suo di certo non è. Di recente più di una volta i due Paesi si sono seduti al tavolo dei negoziati durante i quali l’Armenia ha espresso la sua disponibilità a fornire collegamenti di comunicazione con l’Azerbaijan. Invece il governo azero per l’ennesima volta sembra determinato a portare ad un punto di rottura le trattative ed ottenere un corridoio extraterritoriale, mentre l’Armenia ha affermato più di una volta che non firmerà nessun accordo che contraddica i suoi interessi di sicurezza nazionale.

E evidente che l’invasione del territorio sovrano dell’Armenia è una grave violazione del diritto internazionale, della carta delle Nazioni Unite e dell’atto finale di Helsinki. In questo momento è più che urgente che la comunità internazionale condanni fermamente l’aggressione contro la sovranità e l’integrità territoriale dell’Armenia. Ormai è ovvio che le dichiarazioni non mirate alle quali si è assistiti durante la guerra del 2020 permettono all’Azerbaijan di proseguire con l’avanzata nel territorio armeno realizzando le proprie richieste con l’uso della forza. Le dichiarazioni in nome di imparzialità devono cedere il loro posto alle misure concrete adottate dalla comunità internazionale con l’obiettivo di condannare l’Azerbaijan come un paese aggressore.