Lettera di Conte a Draghi? A me pare che sia stata poco meditata nel merito e molto commentata sul piano politico. I punti della lettera, in particolare quelli relativi al terreno sociale, sono sacrosanti in questa fase e, a mio avviso, dovrebbero essere punti che tutta l’alleanza progressista dovrebbe assumere. Quei punti non sono bandierine, ma sono questioni fondamentali per le fasce sociali più in difficoltà, che da tanto tempo ormai il centrosinistra ha perso e che il M5s ha rappresentato nel 2013 e ancor più nel 2018″. Così, ai microfoni di Radio Radicale, il deputato di LeU, Stefano Fassina, si pronuncia sui 9 punti contenuti nel documento consegnato ieri dal leader del M5s, Giuseppe Conte, al presidente del Consiglio Mario Draghi.

Fassina spiega: “È evidente che il bonus di 200 euro è drammaticamente insufficiente a proteggere il potere d’acquisto dei redditi di lavoro e di pensione. È evidente che per contrastare la precarietà del lavoro si deve riattivare le clausole che prevedono i contratti a tempo determinato e non la liberalizzazione che c’è stata con l’arrivo del covid. È evidente che abbiamo necessità del salario minimo legato ai contratti nazionali di lavoro. È evidente che, al di là del giudizio che si può dare sul superbonus 110%, non puoi far fallire decine di migliaia di piccole imprese che hanno fatto affidamento sulla cedibilità di quel credito”.

Fassina lancia una frecciata al Pd: “Mi pare che la cifra politica della discussione sia stata quella di utilizzare la lettera di Conte per uno scontro politico tra chi vuole tenere il M5s dentro il perimetro dell’alleanza progressista e chi vuole cacciarlo dal governo e quindi dall’alleanza progressista in modo da spezzare il rapporto tra Pd e 5 Stelle e dare al Paese come prospettiva politica un grande centro che va dal Pd fino a un pezzo della Lega. È un’operazione politica da respingere, rimanendo attenti al merito di quella lettera. Su molti giornali questo merito è stato totalmente assente ma è stata evidenziata la performance di Conte a prescindere dai punti sui quali invece ha insistito – conclude – Non credo che queste operazioni siano utili, perché c’è un pezzo di Paese in grande sofferenza e non va a votare. Forse qualcuno è contento così. Mi riferisco ai vari ‘anti-populisti’ e ‘anti-sovranisti’, che sono impegnati a consolidare una democrazia censuaria. Però questa non può essere la nostra prospettiva. Non può essere la prospettiva dell’alleanza progressista, né può essere la prospettiva del Pd“.

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