La valanga di dimissioni di membri del governo britannico (tra ministri, vice e sottosegretari) e le richieste esplicite dei colleghi di partito di lasciare la guida dell’esecutivo, rendono sempre più solo Boris Johnson. Il primo ministro però sembra non voler mollare e conferma l’intenzione di tirare dritto per la sua strada. All’interno del partito però la sua leadership è ormai in crisi profonda. Ma cosa possono fare i conservatori per costringerlo alle dimissioni?

LA FIDUCIA “CONGELATA” – Il 6 giugno scorso BoJo è riuscito a superare, per il rotto della cuffia, il voto di sfiducia dei Tories a seguito dello polemiche conseguenti al Partygate, restando così leader dei conservatori e quindi primo ministro del Regno Unito. Secondo le regole del Comitato 1922 – il nome ufficiale del gruppo parlamentare dei conservatori – una nuova sfiducia potrebbe essere proposta e votata solo dopo un anno. Pertanto, con le regole, attuali i colleghi di partito non hanno alcuna possibilità di cacciare subito Johnson. Dal 6 giugno il primo ministro esce con 211 voti a suo sostegno e 148 contrari (più di quelli che votarono contro Theresa May pochi mesi prima delle sue dimissioni nel 2019): una maggioranza poco oltre il minimo indispensabile. Ma pochi giorni dopo, con l’ennesimo scandalo sessuale che ha coinvolto – questa volta – Chris Pincher, membro dei Tory che è stato accusato di aver palpeggiato due uomini in un club privato di Londra , i numeri per BoJo sono peggiorati e anche la risicata maggioranza è ormai un lontano ricordo.

LA STRATEGIA PER CACCIARLO – Unica mossa a disposizione dei conservatori è cambiare le regole. Pare però essere certo, nonostante le notizie trapelate nel pomeriggio, che il Comitato dei deputati conservatori non modificherà immediatamente il regolamento. Il Comitato 1922 ha infatti deciso di eleggere lunedì 11 luglio un nuovo esecutivo, al quale spetterà la possibile decisione sul cambiamento delle regole. Se questo avvenisse, Johnson potrebbe dover affrontare molto presto un nuovo voto di sfiducia con un esito, questa volta, scontato e opposto al precedente.

LA POSSIBILE CONTROMOSSA – Tutto finito per Boris? Non proprio. Il premier britannico potrebbe utilizzare ancora un’ultima carta, una vera e propria bomba per gli stessi conservatori. L’ipotesi, come conferma anche la Bbc, potrebbe essere quella di presentare una mozione di scioglimento della Camera. Così – con il sostegno dei deputati fedeli e dell’opposizione laburista – questa potrebbe essere approvata, aprendo le porte alle elezioni anticipate. Una prospettiva che sarebbe disastrosa per i ribelli e per l’intero Partito Conservatore, dilaniato da scandali e polemiche. Durante il Question time alla Camera dei Comuni Johnson ha negato (senza però escluderla categoricamente) la prospettiva del voto anticipato: “Non credo che nessuno le voglia in questo momento”, ha detto. Un argomento che, però, i colleghi ribelli dovranno tenere obbligatoriamente in considerazione.

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