Un referendum sul governo. Prendere o lasciare. Votate per me e basta. Non per Meloni, per “Giorgia. Da scrivere direttamente sulla scheda. Un voto di fiducia nel Paese a 18 mesi dall’insediamento dell’esecutivo ma anche una sfida nei confronti del suo principale alleato/nemico, cioè quel Matteo Salvini che non si è presentato nel giorno di chiusura della conferenza programmatica di Fratelli d’Italia a Pescara. È questo il cuore del discorso della premier – un’ora e dieci davanti ai militanti e dirigenti di Fratelli d’Italia – per annunciare la sua corsa alle elezioni europee. Una candidatura da capolista in tutte e cinque le circoscrizioni per “guidare la lista” e perché “sono un soldato”. Ma soprattutto per un altro motivo: “È il momento di alzare la posta” così che ancora una volta “smentiremo i pronostici”, ha detto la premier Meloni tra gli applausi della platea.

La trovata comunicativa – e non solo – è quella di chiedere agli elettori di scrivere “Giorgia” sulla scheda al posto di Meloni. Lo slogan sarà “scrivi Giorgia”. Perché, aggiunge la premier confermando l’intento plebiscitario della sua candidatura, lei è rimasta “una del popolo” che non “si rinchiude nel Palazzo”. La premier quindi sarà indicata sulla scheda come “Giorgia Meloni, detta Giorgia” per far sì che gli elettori possano indicare anche solo il nome, come spiega alla fine del comizio il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Certo – spiega Meloni anche per rispondere alle polemiche (vedi proprio Salvini) di chi la accusa di togliere tempo al proprio lavoro di governo – la campagna elettorale non le porterà via “un minuto” dell’impegno quotidiano a Palazzo Chigi. Il resto del discorso serve pure per sfidare l’alleato leghista. E non solo per la battuta iniziale – chissà quanto veramente tale – su Salvini che, al posto di presentarsi alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia in Abruzzo, ha “preferito il ponte”. Dopo settimane di propaganda leghista per mettere in difficoltà la premier sull’alleanza col Ppe e con la presidente della commissione Ursula von der Leyen, Meloni replica: “Noi non andremo mai coi socialisti e non è solo uno slogan utilizzato anche da coloro che poi con la sinistra ci hanno governato: è nel nostro dna, a Roma come a Bruxelles”.

La sfida a Salvini è anche sui temi elettorali: lotta all’immigrazione clandestina (“con noi al governo il paradigma è cambiato”), identità (“i figli si fanno tra un padre e una madre, combattiamo l’utero in affitto”) e sicurezza (“basta con chi manifesta picchiando i poliziotti”). Un comizio per riprendere i temi identitari coprendo gli elettori di destra-destra che Salvini sta cercando di convincere con la candidatura del generale Roberto Vannacci. Non c’è spazio per altri partiti all’infuori di Fratelli d’Italia, sembra dire la premier. Votate per me, a costo di indebolire Salvini.

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