di Marco Silveri

Sono uno dei tanti iscritti al M5S, ragionevolmente attivo e partecipante. Nel vortice delle bufere scatenatesi nelle ultime settimane, ho trovato abbastanza fastidioso la maggior parte dei dibattiti intorno al M5S, non tanto perché non sia legittimo parlarne o perché faccia fatica ad accettare opinioni diverse dalle mie, ma perché nella maggior parte di questi discorsi, fatti in televisione, sui giornali (anche il FQ a volte eh), in questo blog e in altri, si parla del M5S facendo riferimento a persone precise come Grillo, Conte, a volte Di Battista, facendo ipotesi a seconda delle possibili decisioni di queste persone, si evocano ritorni perché aiuterebbero nel risultato elettorale etc.

Bisognerebbe tenere conto, invece, del fatto che il M5S è composto soprattutto da attivisti come me, dalle persone che molto tempo fa (per me personalmente dalla primissima riunione del gruppo MeetUp di Genova) hanno deciso che non era più possibile stare solo a guardare, ma c’era bisogno di provare a fare qualcosa. Il Movimento è composto da quegli stessi attivisti che, ogni giorno, sono impegnati nelle discussioni e nelle attività dei gruppi locali, sono quelli che vengono chiamati a decidere sulle questioni importanti (e mediamente lo fanno da persone informate e pensanti, non da pecoroni buggerabili dalla forma di una domanda come si è cercato di far credere) e che, di fatto, sono il M5S punto.

Sentire quei discorsi è un po’ come quando si è in una stanza e si sentono le altre persone parlare di te come se non fossi presente, una cosa difficilmente sopportabile… Fino a quando ci saranno persone che, come me, credono nei principi fondanti, non li mettono in discussione e sono disposte a fare qualcosa di concreto, anche solo localmente, il M5S ci sarà ancora. Sarà presente in Parlamento? Io mi auguro di sì, ma non è questo l’importante.

Sono state dette enormi falsità sul concetto di “uno vale uno” (che faceva comodo non capire fino in fondo), sul secondo mandato (che è solo una regola, non il principio) e su tante altre cose. Quello che mi conforta è che quando sento parlare Giuseppe Conte, ogni volta, mi dimostra che almeno lui le cose le ha capite bene e che ha ben presente il rispetto che deve agli iscritti, come abbia ben compreso il suo ruolo di garante e non di capo.

Sono anche confortato dal fatto che, continuo a non essere il solo, in questa battaglia. Oggi come allora, quando siamo chiamati ad esprimerci sulle questioni importanti, sento di non essere il solo ad avere questo tipo pensiero, così come quando abbiamo iniziato, ritrovandomi in accordo con persone a me completamente sconosciute. In generale, comunque, mi piacerebbe che si rispettasse molto di più il ruolo fondamentale e l’importanza degli iscritti, che fa la fondamentale differenza con le altre “sigle” che popolano la politica italiana. Non siamo voti sulla scheda, non siamo percentuali nei sondaggi: noi siamo il M5S, non lo era Di Maio, non lo era Di Battista, non lo è Conte, non lo è Grillo. E sono sicuro che se i due Beppe leggessero questa affermazione sarebbero d’accordo al 100%.

Che siano importanti non si mette in dubbio, che siamo riconoscenti a quanto fatto dal Movimento finora anche. Uno ci ha messo la faccia all’inizio e ha reso possibile tutto (e giustamente la salvaguardia un minimo). L’altro sta facendo adesso da parafulmine e cerca anche di dare un minimo di organizzazione e struttura per impedire gli evidenti errori del passato. Non li difendo perché non ne hanno bisogno, si difendono benissimo da soli ma, soprattutto, da cosa li dovrei difendere? Difendo me stesso, e tutti quelli che come me sentono persone parlare di quello che non conoscono, ma soprattutto parlare di me come se non esistessi. E quindi, in definitiva, difendo il M5S.

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