Non è un posto per ricchi. E progettiamo pure di invadere l’Italia.

Dall’8 al 10 luglio e dal 15 al 17 luglio, in occasione del compleanno di Alcatraz, daremo inizio a una serie di corsi a Roma. E da settembre inizieranno laboratori in altre città: teatro, yoga demenziale, psicologia, scrittura creativa e tanti altri. E come al solito coinvolgeremo grandi amici e grandi artisti.

Forse ti stai chiedendo perché cavolo abbiamo resistito così a lungo. Cosa pensavamo di ottenere? La stessa cosa che cercavamo di ottenere quando il sogno della rivoluzione infiammava l’Italia. Era il 1981, nessuno scendeva più in piazza urlando: fascisti, borghesi, ancora pochi mesi. L’idea che la rivoluzione comunista fosse imminente era morta e sepolta, e ci era ormai chiaro che se volevamo continuare a sognare una società più giusta e sorridente dovevamo trovare il modo di continuare a lottare in modo completamente diverso.

Una fetta notevole del movimento scelse di costruire realtà di vita collettiva sperimentali. Da qualche anno era iniziata una migrazione verso case semi-diroccate sulle colline e sui monti. E lì si iniziò a sperimentare forme di vita condivisa. La comune di Alcatraz durò poco e con un gruppo di amici iniziai a progettare un centro culturale dove mettere assieme produzioni artistiche, corsi, orto biologico, energia da fonti rinnovabili. Il parto non fu facile: il giorno che dovevamo iniziare i lavori per restaurare il casale dove sarebbe nata la libera università, mi trovai da solo, con un impianto fotovoltaico e una pala eolica che non funzionava, un orto penoso e una casa dove pioveva dentro. Ma per fortuna arrivarono altri amici entusiasti per il progetto.

L’anno dopo iniziarono i corsi. Per 3 giorni funzionò una cucina strettamente vegetariana e biologica. Poi mio padre arrivò dal paese più vicino, Casa del Diavolo (si chiama così, giuro!) con altri due teppisti e 10 sacchetti pieni di polli arrosto che buttò sui tavoli del ristorante. E fu allora che vidi cose che voi umani… 70 belve che sbranarono i polli a mani nude, senza neanche metterli sui piatti. Così: dal sacchetto! Io continuai a fare il vegetariano ma capii che imporre una dieta senza carne era controproducente.

Negli anni elaborammo un menu grazie al quale riuscimmo a offrire verdure così deliziose che in breve il consumo di carne calò dell’80% pur essendo sempre disponibile. E questo esempio dice tutto della filosofia di Alcatraz: non imporre mai nulla oltre alla buona educazione ma incoraggiare i comportamenti più sani attraverso la strategia che anni dopo fu chiamata “della spinta gentile”. Le nostre lezioni iniziavano in orario perfetto ma l’obbligo della puntualità era per gli insegnanti, non per gli allievi. Il 99% degli allievi arrivava in orario perché le lezioni erano affascinanti.

L’altra caratteristica dei corsi era la libertà di pensiero e il rifiuto dei maestri autoritari, quelli che pensano di sapere come devi vivere e pensare. Noi proponevamo invece tecniche per il benessere psicofisico basate sulla spontaneità dei movimenti e della capacità di ascolto, piuttosto che su rigide forme prestabilite. Eravamo in piena new age ed era pieno di guru con i superpoteri e i mistici che vedevano prodigi ovunque. Noi eravamo miscredenti e cominciammo a dare la caccia ai piccoli imbrogli escogitati per sedurre i seguaci. Ma non sempre i prodigi dipendevano da piccoli trucchi: restai impressionato quando vidi un maestro di aikido di 75 anni resistere alla spinta di 5 giovani robusti, apparentemente senza sforzo. Come era possibile? La spiegazione di questo fenomeno che mi venne proposta scomodava una non meglio precisata forza del ki. Ci misi parecchio a scoprire che si trattava invece di una particolare capacità del tutto naturale di usare la mente emotiva, o irrazionale. È una risorsa che probabilmente anche tu hai sperimentato in modo spontaneo in situazioni di vero pericolo o di forte emotività. Da questa ricerca nacque un corso che chiamai di yoga demenziale che metteva insieme insegnanti di danza, di yoga tradizionale, di teatro, di canto, giochi apparentemente infantili e test divertenti in modo tale da far sperimentare in modo cosciente e verificabile questa risorsa che nulla ha di magico. Aspetto interessante è che una volta capito come funziona aiuta a sviluppare non solo la forza fisica e la velocità dei riflessi, ma anche la capacità di auto ascolto delle sensazioni, empatia e creatività.

Un altro grande settore di attività era rivolto alle persone in difficoltà. Dalla donna fuggita dal marito che la voleva uccidere, a persone con problemi di dipendenza, problemi mentali, disabilità, emarginazione sociale. Abbiamo poi ospitato migliaia di persone offrendo qualche cosa di molto diverso dalle vacanze tradizionali: arte e natura, buon cibo e convivialità, cavalli docilissimi e passeggiate sul torrente e nel parco di Alcatraz, 4,5 milioni di metri quadrati di boschi protetti e oliveti. Qualcuno si chiederà se 15 giorni con un cavallo e un’atmosfera di sereno divertimento possono cambiare veramente un teppista di 14 anni. Beh… Non risolvono tutti i problemi ma possono aprire una finestra su un mondo di relazioni diverse. Gran parte del merito va ai cavalli e alla doma dolce. Un cavallo domato senza violenza, che vive libero nei boschi, è una bomba di tenerezza capace di mettere i crisi il bullo di turno.

Oggi grazie alla collaborazione con la Fondazione Il Fatto Quotidiano e alla passione di mia figlia Mattea e di Stefano Bertea, abbiamo ospitato 26 profughe ucraine con i loro figli. È stata un’esperienza molto intensa, a tratti tristissima, a tratti ricca di speranze; e non è ancora finita. Tra l’altro abbiamo sperimentato una solidarietà e una partecipazione veramente stupefacenti da parte di centinaia di vicini di casa che si sono improvvisati volontari partecipando anima e corpo a questo progetto, senza contare la partecipazione di aderenti ad associazioni culturali, sportive e religiose della zona. Stiamo anche studiando altri progetti solidali, le necessità urgenti non mancano.

Oggi la nostra attività è in continuo mutamento. Alcatraz non è solo un luogo fisico, è anche un ideale, una promessa di un mondo migliore, una rete di persone che ogni giorno lavorano con l’obbiettivo di “restare umani”. Oggi, alla vigilia dei primi 40 anni di attività, oltre a partecipare ai nostri corsi ed eventi itineranti, puoi accedere alla nostra piattaforma di corsi e teatro online, oppure approfittare della possibilità di venire a trovarci affittando un appartamento con angolo cucina, completamente indipendente, in modo da poter vivere Alcatraz anche quando il ristorante non è attivo.

Che posso dire d’altro di Alcatraz? È l’unica università che io abbia mai frequentato. Studiare qui per 40 anni mi ha aperto l’orizzonte. Non mi sono ancora laureato, ma non ho fretta.

PS.
COSA DICONO DI NOI
A seguito di alcune critiche ricevute ho pubblicato un post dal titolo: Alcatraz è un posto per ricchi? Nei moltissimi commenti a questo intervento, molte persone testimoniano che realmente Alcatraz è sempre stata accessibile a tutti.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Sono figlio di papà, d’estate bevo champagne: ma come fanno quelli della spiaggia libera?

next
Articolo Successivo

Modena, sul polo logistico occorrerà fare i conti con gli interessi. Ma le idee sono come le stelle

next