Scienza

Vaiolo delle scimmie, in Italia 6 casi. C’è il primo positivo anche in Lombardia. Lo Spallanzani: “Virus correlato a focolai Ue”

I campioni sono tutti risultati affini al ceppo dell’Africa Occidentale "con una similarità del 100% con i virus isolati in Portogallo e Germania

Sono saliti a sei i casi di vaiolo delle scimmie confermati in Italia. “Un quinto caso, con caratteristiche cliniche e di trasmissione simili ai precedenti, è stato notificato oggi dall’Istituto Spallanzani. Sono in corso gli accertamenti su altri casi sospetti” fa sapere l’Istituto. Mentre nella serata del 24 maggio è stato segnalato anche in Lombardia il primo caso di positività.

Intanto in giornata i ricercatori hanno “completato la prima fase dell’analisi della sequenza del Dna del Monkeypox virus dei primi tre casi italiani”. I campioni risultati postivi “sono stati sequenziati per il gene dell’emoagglutinina (HA), che consente l’analisi filogenetica”. I campioni sono tutti risultati affini al ceppo dell’Africa Occidentale “con una similarità del 100% con i virus isolati in Portogallo e Germania. Potremmo essere anche in Italia di fronte a un virus “paneuropeo”, correlato con i focolai in vari paesi europei, in particolare quello delle Isole Canarie“. Intanto sono aumentati da 16 a 36 in Spagna i casi positivi per i quali ora sono in corso analisi più approfondite per capire se si tratta di vaiolo delle scimmie. Per il momento, restano fermi a 20 quelli confermati in modo definitivo. In totale, i casi sospetti sinora analizzati sono stati 88, di cui 35 sono stati scartati. Ieri i casi esclusi erano 9. In Inghilterra invece il numero dei casi confermati è 56.

Intanto un articolo sulla rivista Science ricorda come siano due i vaccini contro la malattia che potrebbero essere utilizzati: uno è prodotto dalla Emergent BioSolution, un’azienda americana, il secondo dalla dell’europea Bavarian Nordic, con sede in Danimarca. I due composti, disponibili in Europa e Nord America, al momento non vengono somministrati, spiega l’articolo. Esistono anche alcuni farmaci antivirali non specifici che sono attivi ed efficaci.

Il vaiolo umano nel passato è stato un grave flagello capace di uccidere il 30% delle persone infette ma grazie a una capillare campagna vaccinale negli anni ’60 e ’70 è stato eradicato, di fatto è l’unico patogeno finora completamente eliminato se si escludono alcuni campioni conservati in laboratorio a fini di studio. La drastica riduzione dei casi a inizio anni ’70 aveva portato gradualmente alla riduzione della somministrazione dei vaccini in quanto gli effetti collaterali del trattamento (con circa un decesso per ogni milione di vaccinati) avevano oramai superato i potenziali benefici. Da allora la produzione si è praticamente fermata e ad oggi sono solamente due i vaccini antivaiolo disponibili, capaci di proteggere anche dal vaiolo delle scimmie. Quello dell’americana Emergent BioSolutions che è considerato simile al vaccino utilizzato durante la campagna di eradicazione e può ancora causare reazioni gravi e persino la morte nelle persone che hanno un sistema immunitario compromesso.

L’altro utilizza una forma non replicante di Vaccinia (un virus molto simile a quello del vaiolo), specificamente progettata per causare meno effetti collaterali. Quest’ultimo, precisa l’articolo su Science, è l’unico vaccino esplicitamente approvato per il vaiolo delle scimmie. I due vaccini sono in grado di prevenire la malattia anche se usati fino a 4 giorni dall’esposizione al virus e potrebbero quindi essere usati per proteggere i soggetti entrati a contatto con infetti ma, nonostante siano disponibili, al momento in nessun paese i due vaccini vengono attualmente prescritti. Finora nessun paese ha annunciato l’intenzione di usare questi vaccini – tranne l’Inghilterra dove è stato offerto ai contatti a rischio – e le scorte di entrambi sono al momento basse.

Nel Regno Unito “è in corso la vaccinazione dei contatti ad alto rischio” per il vaiolo delle scimmie. “Fino alle 10 del 23 maggio, oltre 1.000 dosi di” vaccino anti-vaiolo “Imvanex sono state fornite, o stanno per esserlo, alle strutture del Servizio sanitario nazionale. Nel Regno Unito – si legge in una nota dell’agenzia per la sicurezza sanitaria (Ukhsa) – rimangono oltre 3.500 dosi di Imvanex”. I team Ukhsa deputati alla prevenzione, ricorda l’agenzia, stanno contattando le persone considerate contatti ad alto rischio di casi confermati, consigliando loro di restare in isolamento domiciliare per un massimo di 21 giorni. La Ukhsa sottolinea inoltre di avere “acquistato forniture di un vaccino sicuro contro il vaiolo”, l’Imvanex appunto, che “viene offerto ai contatti stretti identificati di persone alle quali è stato diagnosticato il vaiolo delle scimmie, per ridurre il rischio di infezioni sintomatiche e malattie gravi“.