La scelta è “solo quella delle armi”, perché in questo momento “non ci sono possibilità di risolvere il conflitto politicamente”. Il motivo è chiaro: “Putin non vuole, vuole la distruzione dell’Ucraina”. La vicepremier ucraina Iryna Vereshchuk non vede altre vie d’uscita all’invasione di Mosca, visto lo stato attuale del conflitto. “Sì”, risponde a Sky Tg24 quando le viene chiesto se insistere sul cammino diplomatico rischia di indebolire Kiev in questa fase della guerra.

“Non siamo pronti per un cessate il fuoco immediato, perché è impossibile da realizzare”, aggiunge spiegando che è “impossibile garantire” che “tutte le parti del fronte contemporaneamente e ovunque mettano giù le armi”. In altre parole: “Finché le armi e i soldati nemici rimangono sul territorio dell’Ucraina il cessate il fuoco non potrà essere realizzato – dice Vereshchuk – Non c’è bisogno di parlare di cose irrealistiche”. E insiste perché in Ucraina arrivino nuovi armamenti: “Parliamo invece delle armi, qui e adesso, nelle nostre mani, nelle mani dei nostri soldati, date dalla Nato e da altri Paesi. Questo è realismo. Di questo dobbiamo parlare”.

La guerra, a suo avviso, è destinata a finire “quando Putin non avrà più le risorse per finanziarla, quando le sanzioni sull’olio e sul gas funzioneranno, quando i politici in Europa e nel mondo, che sono corresponsabili per quello che sta succedendo in Ucraina, finalmente si uniranno e si metteranno d’accordo per distruggere il sistema politico ed economico” di Mosca. “Adesso abbiamo bisogno in particolare delle armi. Prima le avremo prima vinceremo”, dice ancora la vicepremier a Sky Tg24. Una delle situazioni più critiche resta quella dell’acciaieria Azovstal a Mariupol, con i feriti ancora all’interno e la Russia che ha annunciato la possibilità di evacuazione nelle scorse ore.

“In una prima fase pensiamo di evacuare e salvare i feriti più gravi: ce ne sono 38 in questo momento, insieme a dottori che stando alla convenzione di Ginevra non vanno contati come combattenti. Questo dovrebbe essere il primo passo, poi continueremo per salvare tutti i feriti”, ha aggiunto Vereshchuk. Che ha parlato anche degli ucraini ‘deportati’ in Russia: “Siamo già riusciti a riportare indietro alcune persone, ma questa è solo una goccia nell’Oceano se li paragoniamo alle centinaia di migliairadi persone costrette ad essere deportate in Russia – ha concluso – Oggi sappiamo molto poco sul loro destino. Si sono ritrovati in Siberia, in lontane città degli Urali, completamente persi. Per noi sono 640mila quelli confermati, ma penso che i numeri siano ancora più alti”.

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