Prodezze, papere, fughe, rimonte e controrimonte, rigori, emozioni a non finire, polemiche ovviamente, perché in un derby d’Italia non possono mancare mai. E alla fine un verdetto: l’Inter è ancora campione. Solo di Coppa Italia, perché lo scudetto potrebbe ormai essere compromesso. Ma questa finale – 4-2 ai tempi supplementari dopo 120 minuti folli, chiusi dalla doppietta decisiva di uno strepitoso Perisic – verrà ricordata a lungo dai tifosi, non solo nerazzurri.

Se questa doveva essere l’ultima spiaggia per due grandi deluse – la Juve in pieno rinnovamento e l’Inter quasi orfana del campionato -, lo è stata per davvero. Giocata su toni esasperati, senza mezze misure, tutto bianco o tutto nero, alla fine solo nerazzurro. Tante partite nella partita, prima l’Inter dominante, poi la Juve quasi schiacciante, infine i due rigori – il primo controverso, il secondo solare – che l’hanno indirizzata. Ma non sono state solo le decisioni arbitrali a decidere il match, anche la forza fisica, tecnica e mentale della squadra di Simone Inzaghi, che chiuderà il suo primo anno in nerazzurro con almeno due trofei (Supercoppa e Coppa Italia). Minori, certo, ma comunque importanti, soprattutto per come sono stati conquistati, entrambi contro la Juventus, entrambi con il cuore.

È stata una gara senza molto senso, persa e vinta più volte da entrambe le squadre. Pronti, via, l’Inter è già davanti, col suo solito approccio propositivo che paga subito, grazie a un destro da fuori di Barella sugli sviluppi di un calcio d’angolo: merito del talento balistico del centrocampista, ma anche di una dormita collettiva della difesa bianconera, compreso Perin, che osserva immobile il pallone infilarsi alle sue spalle. Il vantaggio immediato stravolge i piani di Allegri che voleva speculare sul contropiede con un 4-4-2 scolastico e invece si ritrova ad attaccare. La Juve deve reagire, e lo fa. Sempre con la sua arma migliore, la solidità di Chiellini, probabilmente alla sua ultima uscita in bianconero, che impedisce sistematicamente all’Inter di appoggiarsi sulle punte. Su una palla persa così, nasce la migliore occasione per il pareggio, sul sinistro di Vlahovic a retroguardia sguarnita, parato però da Handanovic con un autentico miracolo.

Allegri deve cambiare qualcosa e la prima mossa è obbligata, ancora prima dell’intervallo: fuori Danilo per infortunio, entra Morata con Cuadrado che scala terzino. Ma non è la sostituzione che smuove il match, e nemmeno il forcing bianconero sempre più veemente. Ancora una volta l’Inter rischia di essere tradita dai suoi portieri: il pareggio arriva da una topica clamorosa di Handanovic, su un tiro di Alex Sandro sfiorato da Morata, quanto basta per ingannare l’estremo difensore che forse si inganna da solo. Non basta, perché un minuto dopo l’Inter incredibilmente incassa anche il gol del 2-1, tutta sbilanciata, trafitta da un contropiede da manuale finalizzato da Vlahovic. Uno-due in pochi secondi, partita capovolta, Inter tramortita.

Sembra una mazzata troppo pesante dalla quale rialzarsi e infatti i nerazzurri vacillano pericolosamente, ma non crollano. Trovano il coraggio di riversarsi in avanti, con la forza della rassegnazione e dei nervi. E così arriva l’episodio che sarà davvero decisivo, più della terribile papera di Handanovic: un rigore contestato su Lautaro, bloccato da Bonucci e De Ligt al momento della conclusione a colpo sicuro. l difensori bianconeri non fanno nulla per colpirlo, è soprattutto il piede del nerazzurro a incastrarsi fra le gambe avversarie, ma il contatto è decisivo per evitare la rete: nemmeno il replay chiarisce quale sarebbe stata la decisione giusta, Calhanoglu invece non ha dubbi e dal dischetto firma il 2-2.

Novanta minuti non bastano. Ai supplementari è come se la partita ricominciasse per l’ennesima volta, ma ora con l’Inter con più energie, fisiche e mentali. Mentre la Juve proprio non ne ha più. E c’è ancora un rigore nel destino di questa gara, per un intervento sprovveduto del solito De Ligt su De Vrij: non visto da Valeri, richiesto a gran voce dall’Inter e concesso dal Var, sicuramente più netto del primo, trasformato da Perisic. In pieno strapotere fisico e tecnico, il croato subito dopo si supera e segna anche il 4-2 di questa incredibile finale. Nel deliro conclusivo, con le panchine sempre in piedi, quasi in campo, Allegri perde la coppa e anche la testa, facendosi cacciare per un accenno di rissa con le riserve avversarie. Per la prima volta dopo un decennio, la sua Juve chiude la stagione senza un trofeo: è la fine di un’epoca, che però si era già conclusa. L’Inter invece festeggia, senza freni. È una coppa che per come è stata conquistata è molto più preziosa del suo valore reale. Può far dimenticare l’amarezza per uno scudetto che rischia di sfuggire sul più bello. Anche se solo per una notte.

Twitter: @lVendemiale

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