“Un Putin militarmente indebolito potrebbe sicuramente facilitare le trattative. Però poi ci sono dei problemi: Putin dovrà portare qualcosa a casa e, come ha ripetuto, vorrebbe il Donbass e la Crimea. Domanda: gli ucraini, che si vedono armati dagli americani con 30 miliardi di dollari e che pensano che nei prossimi mesi potrebbero militarmente ribaltare la situazione, ci staranno? Molto dipenderà sicuramente dall’Europa, perché quel Paese, almeno a Est, è stato sventrato e ci vorranno tantissimi investimenti per rimetterlo in piedi”. Così, a “Tagadà” (La7), il direttore del fattoquotidiano.it e di FQ Millennium, Peter Gomez, spiega i motivi che rendono complesso e difficoltoso il tavolo delle trattative tra Russia e Ucraina.

Gomez evidenzia gli interessi differenti tra Usa ed Europa: “Biden è giustamente preoccupato dell’eventualità che Putin non abbia una via d’uscita, perché la Cia più volte ha ripetuto che un Putin disperato potrebbe anche decidere di utilizzare armi nucleari tattiche o a basso potenziale. La Russia è un’autocrazia e il progetto che abbiamo letto su tutti i giornali, cioè creare le condizioni per un cambiamento di regime in Russia, può andare bene o male, ma un cambio di regime in un’autocrazia spesso si traduce nel fatto che all’autocrate viene tagliata la gola. E un autocrate come Putin, che sa gli viene tagliata la gola, potrebbe decidere di usare un’arma tattica, il che provocherebbe molti problemi. Noi europei invece – continua – abbiamo interessi diversi, perché una guerra prolungata in Europa ci porterà in una recessione economica straordinaria. Oggi abbiamo letto delle prime fabbriche in Italia che cominciano ad andare in cassa integrazione per mancanza di materie prime o di ordini dalla Germania. Quindi, il nostro interesse, come quello degli Usa, è sicuramente quello di difendere la democrazia in Ucraina, però dobbiamo anche guardare in casa nostra più di quanto non debbano fare gli Usa. Lo stesso Mario Draghi, che parla poco, dice che l’obiettivo è il ‘cessate il fuoco’., mentre fino a ora l’obiettivo dichiarato di Usa e di Gran Bretagna era la vittoria dell’Ucraina”.

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