Il simbolo della città belga di Mouscron è l’Hurlu, un personaggio rappresentante gli attivisti protestanti che vivevano di furti e espedienti, saccheggiando le campagne durante le guerre di religione del XVI secolo. La locale squadra calcistica è una sorta di Hurlu contemporanea che, a dispetto delle dimensioni (o forse proprio per quelle), incarna tutte le zone d’ombra del mondo pallonaro. Nelle ultime stagione sono stati gli avvocati, più che i calciatori, il vero motore della società, visto l’accumularsi di cause, ricorsi e arbitrati nei quali il club è stato coinvolto. Un presenza fissa nelle aule giudiziarie sottolineata da un’ironica petizione fatta dai tifosi avversari per cambiare nome alla società, passando da Royal Excel Mouscron a Rechercher Excel Mouscron (o Rechtbank Excel Moeskroen nella versione fiamminga), dove il suffisso reale viene sostituito dalla parola tribunale. Chi non ha proprio voglia di ridere sono invece i supporters del club vallone, le cui recenti traversie rappresentano il peggior incubo che un tifoso possa vivere.

Dal 2015 a oggi il Mouscron è stato un deposito a uso e consumo dei procuratori, una lavatrice, un parcheggio. Il tutto senza alcuna prospettiva che andasse oltre la mera sopravvivenza sportiva, spesso da conquistare in tribunale. Ad aprile la commissione per le licenze belga ha respinto la richiesta del Mouscron, non solo per il calcio professionistico ma anche per il primo livello dilettantistico (che in Belgio equivale alla Lega Pro italiana). È la settima volta negli ultimi otto anni che alla società non viene concessa la licenza in prima istanza. Eppure fino a oggi il Mouscron è sempre rimasto nel professionismo, innescando di volta in volta ricorsi per doping finanziario da parte delle squadre belghe direttamente coinvolte, a causa di una retrocessione o di una mancata promozione, nelle mancate sanzioni alla società. A volte le prove non sono state ritenute sufficienti, altre volte invece non è scattata la retroattività, con la scoperta di documenti falsificati per ottenere l’iscrizione che ha comportato un nuovo processo, questa volta in sede penale, nei confronti della società, senza però conseguenze dal punto di vista sportivo. Alla causa per contraffazione e frode si aggiungono quelle di risarcimento danni, da parte dei club, per le licenze ottenute illegalmente e quella per mancato pagamento di stipendio e compenso per risoluzione del contratto intentata da Vincenzo Scifo, ex allenatore del club licenziato lo scorso ottobre.

Storica provinciale del calcio belga, in un paio di occasioni presente anche nelle coppe europee, il Mouscron era sopravvissuto nel 2010 al fallimento grazie a una fusione con un club limitrofo, una pratica spesso utilizzata in Belgio per limitare i danni di fronte alla cronica mancanza di soldi delle realtà minori. La squadra vallona è finita nel 2015 sotto il controllo dei procuratori Pini Zahavi e Fali Ramadani, che hanno continuato a gestire la squadra attraverso il classico trucco delle scatole cinesi anche quando, pochi mesi dopo la citata acquisizione, la Federcalcio belga ha vietato ai procuratori di possedere un club. La Gol Football Malta, società della coppia, nel gennaio 2016 ha quindi ceduto le propria quote (il 90% del pacchetto) a un’altra azienda maltese, la Latimer, per 10 euro (non è un errore di battitura), permettendo quindi di aggirare la nuova normativa. In seguito però è emerso che la Latimer aveva un debito di 2,5 milioni di euro con Gol Football Malta, casualmente proprio la cifra investita nel Mouscron. Oltretutto la Latimer apparteneva al nipote di Pini Zahavi, ma il potenziale conflitto di interessi era stranamente passato inosservato. Lo schema è andato avanti per diverse stagioni: ogni volta che veniva scoperto un elemento ostativo alla concessione della licenza, la proprietà correva ai ripari e aggiustava la situazione (mediante, appunto, una cessione, un cambio nel cda, il ripianamento di un debito), in attesa della prossima contestazione. Quando si è arrivati alla falsificazione dei documenti, come scritto sopra, la licenza era già stata concessa e l’autorità sportiva ha deciso di non intervenire.

Nello stesso periodo il cartellino di un giovane talento serbo, Luka Jovic, oggi caduto nel dimenticatoio al Real Madrid dopo essere stato un paio di stagioni fa uno dei nomi caldi del mercato, veniva ceduto per il 70% dalla Stella Rossa all’Apollon Limassol, dai quali viene tesserato al compimento dei 18 anni. Ma Jovic non giocherà mai a Cipro, perché poche ore dopo il suo tesseramento viene ceduto al Benfica per 7 milioni di euro. Il giro è gestito dall’agenzia immobiliare Lian Sports di Fali Ramadani, ora indagato a Milano per altre vicende, che utilizza Cipro come snodo cruciale della sua attività di trading. Uno dei soci del gruppo detiene azioni dell’Apollon, che con questa operazione si regala un cospicuo aumento di capitale. Ovviamente Jovic è assistito dalla Lian Sports. Questa costruzione rappresenta un chiaro artifizio per aggirare il divieto FIFA sulle TPO (Third-Party Ownership) riguardante la proprietà dei cartellini. All’epoca il Mouscron aveva sette giocatori in rosa rappresentati dalla Lian Sports e le triangolazioni con l’Apollon risultavano essere all’ordine del giorno. In più nel CdA dei valloni figurava, in barba ai divieti, Marc Rautenberg, uno dei procuratori che aveva condotto la trattativa per il trasferimento di Jovic al Benfica. In uno stralcio delle pubblicazioni di Football Leaks si legge un procuratore, rimasto anonimo, affermare che “il Mouscron è un deposito nel quale gli azionisti collocano due-tre giocatori all’anno appartenenti al loro giro o a quello di procuratori amici. Assieme a un potenziale talento si colloca anche qualche scarto della stessa scuderia, secondo il principio: oggi faccio un favore a te, domani lo farai tu a me”.

Quando la Russia ha invaso l’Ucraina e sono state comminate le prime sanzioni nei confronti degli oligarchi, si è parlato di come sia la Uefa che le federazioni calcistiche nazionali debbano impegnarsi maggiormente nel controllare la provenienza del denaro investito nel calcio dalle nuove proprietà. Spesso però si tratta di un lavoro di indagine estremamente complesso. Nel 2018 il Mouscron è stato rilevato dall’uomo d’affari tailandese Pairoj Piempongsant, l’uomo della Carabao, la bevanda energetica che in passato era stata sponsor sia del Chelsea che della Coppa di Lega inglese. La costruzione non cambia, ma diventa più sfumata. Piempongsant è un socio di Pini Zahavi. Insieme avevano partecipato all’acquisizione del Portsmouth e, nel 2008, alla vendita del Manchester City attraverso la holding Bogo Limited, società che gestisce il Mouscron. Piempongsant aveva svolto il ruolo di intermediario nella vendita di Reading e Sheffield Wednesday, società quest’ultima nella quale Zahavi aveva investito attraverso Gol International (a cui appartiene Gol Football Malta, l’ex proprietaria del Mouscron) e di cui Phubate Piempongsant, figlio del citato boss della Carabao, svolgeva il ruolo di direttore degli affari internazionali. Unendo tutti i puntini il quadro è completo, ma le indagini richiedono tempo e, quando Zahavi viene accusato di riciclaggio per “il miracolo della moltiplicazione di denaro a Mouscron” (così il quotidiano belga Le Soir), il suo amico Piempongsant ha già lasciato il Belgio e la squadra.

Dal 2020 il Mouscron appartiene a Gerard Lopez, che lo acquistato per farne una squadra satellite del Lille (le due città distano una trentina scarsa di chilometri). Nel frattempo però Lopez è stato costretto a cedere il Lille a causa di un maxi debito di 120 milioni di euro contratto con il fondo Elliott. Se dal punto di vista sportivo la gestione del Lille di Lopez (che attualmente è proprietario anche di Boreadux e Boavista) è stata notevole, sotto il profilo finanziario si è rivelata disastrosa, così come finora quella del Mouscron, come dimostrato dalle citate vicende giudiziarie sui mancati pagamenti. Ma anche sul campo le cose non sono andate meglio, con la stagione 2021-22 conclusasi con il penultimo posto in Eerste Klasse B e la retrocessione tra i dilettanti. Oltre all’ormai annoso problema della licenza, che questa volta sembra davvero in procinto di scrivere la parola fine su un club – per usare le parole di Rino Gaetano – sfruttato, calpestato e odiato come pochi nella storia recente del calcio.

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