Il gruppo cinese Dji Technology, leader mondiale nella produzione di droni, ha annunciato la sospensione temporanea delle operazioni commerciali sia in Russia sia in Ucraina, diventando la prima azienda hi-tech della Cina ad adottare una simile decisione dall’invasione delle truppe di Mosca ai danni di Kiev. La mossa conferma formalmente la linea di equidistanza tenuta sinora da Pechino ma nella sostanza va a danno di Mosca. “Dji sta rivalutando i requisiti di conformità nelle varie giurisdizioni”, ha detto la società in una nota, aggiungendo che nell’attesa, “sospenderà in via temporanea tutte le attività commerciali in Russia e Ucraina”. In marzo DJI era stata fortemente criticata da Kiev per aver consentito alle forze russe di utilizzare la sua tecnologia nelle operazioni militari, anche contro i civili, come rimarcato dal vicepremier ucraino Mykhailo Fedorov.

Al centro delle critiche era finito il sistema AeroScope di DJI, che consente agli utenti di rilevare e monitorare i droni nelle sue vicinanze, commercializzato come uno strumento per proteggere strutture sensibili come aeroporti e carceri. Kiev ha denunciato che il sistema è stato invece usato dalla Russia per guidare i suoi missili. La società, che aveva respinto seccamente ogni addebito. A dicembre, il Dipartimento del Tesoro Usa ha sanzionato l’azienda, vietando di investirci nonostante non sia quotata. Washington ha invitato alcune aziende cinesi come la Semiconductor Manufacturing International Corp o Lenovo Group Ltd. a unirsi alle sanzioni contro la Russia, ma la maggior parte delle società non ha sinora replicato pubblicamente.

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