Ucraina, massiccio attacco russo alle strutture energetiche: sei morti. Zelensky: “600mila senza corrente. Mancanza di rispetto verso gli Usa”
Sono bastate poche ore perché l’annuncio di un “cessate il fuoco energetico” tra Kiev e Mosca, fatto da Donald Trump domenica, si misurasse con i fatti sul campo di battaglia. Per la seconda notte consecutiva, le truppe russe hanno lanciato un massiccio attacco contro le infrastrutture energetiche in Ucraina. Il raid aereo è stato particolarmente intenso: almeno sei le persone uccise (tre a Kiev, altre due nella regione centrale di Dnipropetrovsk e uno a Zaporizhzhia) mentre diverse aree del paese sono costrette a fare i conti con continue interruzioni di corrente. Secondo quanto riportato dalla società Ukrenergo, parte della capitale è rimasta al buio, così come Kharkiv, Chernihiv, Sumy, Donetsk, Dnipropetrovsk, Khmelnytskyi e Zaporizhia.
La Russia continua quindi a intensificare i suoi attacchi alle infrastrutture energetiche in vista dei prossimi mesi invernali, che si preannunciano particolarmente rigidi per la popolazione. Le prime esplosioni sono state udite nella capitale a partire dalla tarda serata di ieri, quando un missile russo, senza quasi preavviso, ha colpito un edificio residenziale di nove piani nel quartiere di Desnyanskyi, provocando un vasto incendio, come riportato dal sindaco di Kiev Vitalii Klitschko. “Sfortunatamente, si registrano danni significativi a impianti e attrezzature 26 impianti del nostro sistema energetico e quattro impianti nel settore petrolifero e del gas” ha scritto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo il quale sono in tutto “600mila le persone senza elettricità”.
Per il leader ucraino, gli attacchi di queste notti dimostrano “come mai prima d’ora una mancanza di rispetto nei confronti degli Usa“, dal momento che la Russia “non considera ferme le dichiarazioni del presidente americano”. Quello della scorsa notte è stato un attacco “del tutto deliberato e dimostrativo nella sua portata, un attacco missilistico balistico russo mirato specificamente contro le infrastrutture energetiche, proprio quelle tutelate dal cessate il fuoco annunciato dal presidente Usa. La Russia ha sprecato l’opportunità di una de-escalation e ha chiaramente scelto di continuare la sua folle guerra di annientamento”. Durante la notte, ha spiegato Zelensky, “i russi hanno utilizzato 39 missili balistici e oltre 120 droni d’attacco e munizioni a guida autonoma contro le nostre infrastrutture energetiche e critiche a Kiev, nella regione di Kiev e a Kharkiv. Ha quindi chiesto al presidente Trump di imporre “severe sanzioni alla Russia” e lanciato un appello per “ulteriori pacchetti di intercettori missilistici Patriot per l’Ucraina”.
Il presidente ucraino è atteso oggi a Downing Street, dove incontrerà il premier britannico Andy Burnham. Secondo quanto anticipato dalla Bbc, Burnham annuncerà una consegna più rapida di missili per la difesa aerea di Kiev, alla luce dei nuovi attacchi russi. L’accelerazione delle forniture riguarda oltre 5 mila missili leggeri multiruolo (Lmm), promessi dal Regno Unito, per un valore di 1,6 miliardi di sterline nell’arco di quattro anni. “Non si può permettere che l’aggressione russa abbia successo nel nostro continente”, ha sottolineato Burnham in una nota diffusa da Downing Street, ribadendo il sostegno britannico all’Ucraina “per tutto il tempo necessario”. Inoltre il governo laburista si prepara a un nuovo round di sanzioni contro Mosca, mentre il cancelliere dello Scacchiere John Healey vuole chiedere nell’ambito delle riunioni del Fmi a Bangkok una messa al bando degli acquisti di gas naturale liquefatto (Gnl) russo. Quella di oggi è la seconda visita di Zelensky nel Regno dall’insediamento di Burnham, dopo quella di fine luglio alla base navale di Portsmouth, e la prima a Downing Street. L’incontro segue giorni definiti “molto difficili” dal ministro degli Esteri britannico Ed Miliband per i rapporti con Washington, dopo la decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere le sanzioni sul gasolio russo nell’ambito di un accordo con Mosca per rifornire il mercato statunitense.