La Procura di Lecce ha chiesto la condanna alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per un anno per Antonio De Marco, lo studente di scienze infermieristiche reo confesso del duplice omicidio dell’arbitro leccese Daniele De Santis e della sua fidanzata Eleonora Manta, compiuto nella loro casa di Lecce il 21 settembre del 2020. Il pm, Maria Consolata Moschettini, ha chiesto alla Corte d’assise (presidente Pietro Baffa) di riconoscere il duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà e di ritenere l’imputato capace di intendere e di volere al momento dei fatti. La sentenza si conoscerà in maggio. De Marco, che all’epoca aveva 21 anni, venne arrestato a distanza di 7 giorni dal duplice omicidio ed è ristretto nel carcere di Lecce. In occasione dell’udienza dello scorso 15 marzo, i difensori dell’imputato avevano chiesto alla Corte d’Assise di disporre una nuova perizia psichiatrica sull’imputato. Richiesta respinta dalla Corte presieduta da Pietro Baffa.

“Per me ci vorrebbero due ergastoli, perché le vittime sono due, non ci sarà mai una condanna giusta per lui. Poiché è molto giovane, prima o poi uscirà dal carcere e continuerà ad uccidere”. Così commenta Rossana Carpentieri, madre di Eleonora Manta. “Il dolore non passerà mai e l’ergastolo non allevierà mai il nostro dolore. Le nostre ferite non si rimargineranno mai – aggiunge il papà di Daniele, Fernando De Santis -. Normalmente si dice che il tempo attenua il dolore, per me il tempo aumenta il dolore e la rabbia. Un gesto del genere è immotivato”.

Il duplice omicidio si era consumato la sera del 21 settembre, fra le 20.46 e le 20.54. De Marco aveva colpito i due trentenni con 60 coltellate: al cuore, ai polmoni e allo stomaco. Gli investigatori avevano ritrovato una serie di bigliettini insanguinati dove il 21enne descriveva con ‘inquietante meticolosità” il “cronoprogramma dei lavori”: “Pulizia… acqua bollente… candeggina… soda… ecc”. Fra questi c’era anche una “mappa con il percorso da seguire per evitare le telecamere”. Di Marco conosceva la coppia, era loro ex inquilino. Il giovane aveva poi lasciato l’appartamento ad agosto, restando a Lecce. Dopo il trasferimento aveva iniziato a pianificare l’omicidio. Arestato il 28 settembre, aveva confessato: “Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia”.

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