La mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, l’inadeguatezza della medicina territoriale, i mancati tracciamenti dei contagi, l’inerzia delle Ats, l’ospedale in Fiera usato “come strumento di propaganda”. Sono alcuni dei passaggi messi in fila nella relazione della minoranza al Pirellone sui risultati della commissione d’inchiesta Covid. Passaggi che testimoniano la mala gestione da parte di Regione Lombardia dell’emergenza provocata dalla prima ondata pandemica, a partire dall’iniziale sottovalutazione di quanto stava accadendo. Basti leggere quanto il governatore Attilio Fontana diceva in consiglio regionale il 25 febbraio 2020, cinque giorni dopo la scoperta del primo contagio a Codogno: “Questa è una situazione sicuramente difficile, ma non così tanto pericolosa. Il virus è molto aggressivo nelle diffusioni, ma poi nelle conseguenze molto meno; fortunatamente è poco più – non sono parole mie, ma dei tecnici con cui parliamo – di una normale influenza”.

La relazione di minoranza, che ha come primo firmatario Jacopo Scandella del Pd, è stata firmata in extremis anche dai rappresentanti degli altri partiti di opposizione. Ma il M5S e Michele Usuelli di +Europa hanno prodotto due ulteriori relazioni autonome che faranno da base a ordini del giorno da discutere e votare nei prossimi giorni in aula. Tutti documenti che fanno da contraltare alla relazione autoassolutoria della maggioranza, un documento pubblicato nei giorni scorsi dal FattoQuotidiano in cui i partiti di centrodestra sostengono che la Regione “ha operato attivamente, instancabilmente e con ogni mezzo a propria disposizione per contrastare il deflagrare di un evento sconosciuto e inatteso”. Dopo la conclusione dei lavori della commissione, i cui atti erano stati secretati per valore della maggioranza, entrambe le relazioni sono state rese pubbliche insieme a buona parte della documentazione raccolta e alla sintesi delle audizioni.

Una scelta, quest’ultima, contestata da Usuelli che chiede vengano pubblicati in modo integrale i verbali dei politici sentiti in commissione. Nella sua relazione Usuelli si concentra in particolar modo sull’audizione di Francesco Zambon, coordinatore dell’Oms per l’Italia ai tempi della prima ondata, dalla cui testimonianza emerge come l’allora direttore generale della Sanità lombarda, Luigi Cajazzo, avesse chiesto un intervento dell’Oms a favore dell’istituzione di una zona rossa nella bergamasca. Ma l’intervento non ci fu, visto che i vertici europei dell’Oms ritennero di non doversi immischiare in quella che giudicavano una questione politica, con regione e governo nazionale guidati da schieramenti opposti. “Emerge in maniera chiara – scrive Usuelli – che il primo funzionario della sanità in regione Lombardia ed il primo funzionario Oms Covid in Italia così come anche il parere del Comitato Scientifico Nazionale (organo consultivo del ministro della sanità) ritenevano appropriato ed urgente proteggere con un lockdown la bergamasca. Entrambe le autorità nazionali e regionali, ancor più facilmente se in presenza di un pronunciamento Oms Europa, avrebbero potuto prendere la decisione, come consigliava ad ognuno la propria parte tecnica”. E invece quella decisione non ci fu e nella bergamasca si scatenò uno dei più gravi focolai di Covid. “La testimonianza del dottor Zambon lascia quindi aperti due scenari, entrambi poco rassicuranti – ritiene il consigliere di +Europa -. La prima ipotesi è che il dottor Cajazzo, magari sapendo della ostilità verso qualsiasi forma di chiusura da parte dei vertici politici regionali, abbia deciso di scavalcarli, facendo pressione sull’Oms affinché, a propria volta, segnalasse al governo la necessità di procedere ad un lockdown nella bergamasca. La seconda ipotesi è che Cajazzo abbia tenuto tale comportamento su mandato del presidente della Regione, al quale mancava, in quel momento, il coraggio o la forza politica per sostenere apertamente le chiusure. Tertium non datur”.

Per Marco Fumagalli del M5S dai risultati della commissione d’inchiesta emerge soprattutto un dato: “Dalla tragedia del Covid 19 la Regione non ha imparato nulla. L’assenza di medicina territoriale, che ha portato al collasso degli ospedali, e la privatizzazione scriteriata delle prestazioni sanitarie, che ha schiacciato il servizio sanitario regionale pubblico, sono fra i motivi che hanno contribuito al dilagare della pandemia in Lombardia. Eppure, neppure di fronte ai numeri di una tragedia, la politica regionale ha voluto prendere atto del fallimento del modello sanitario firmato Formigoni e Maroni, approvando una riforma sanitaria, la Moratti-Fontana, che procede ancor più spedita nel perseguire un modello sanitario che fa della salute un business”.

Secondo Scandella del Pd, i lavori della commissione hanno provato come i vertici regionali abbiano usato “la teoria dello tsunami per nascondere le inadeguatezze e inefficienze della classe dirigente – soprattutto politica, ma anche tecnica – che governa Regione Lombardia. La scelta di restringere il campo d’azione della commissione ai soli primi mesi della pandemia è servita proprio a usare questa tesi, dal momento che tutti i problemi sopraggiunti durante la seconda e la terza ondata (come, per esempio, gli errori commessi sui vaccini antinfluenzali, i problemi causati dalla piattaforma Aria, l’insufficienza delle Usca) erano ancora più ingiustificabili”.

Tra i documenti resi pubblici, anche un elenco di quelli che la commissione avrebbe voluto acquisire ma non sono stati resi disponibili, come i verbali del Cts regionale, mai consegnati dalla giunta Fontana. Rifiuto che – ritiene il presidente della commissione Gian Antonio Girelli (Pd) – ha rappresentato una delle maggiori criticità per i lavori insieme “all’impossibilità di avere una seconda audizione del presidente Fontana, alla non risposta dell’allora premier Giuseppe Conte e alla prima disponibilità seguita dalla mancata presenza del commissario Domenico Arcuri”. Girelli ha infine definito “fuga di notizie” la pubblicazione sul FattoQuotidiano della relazione di maggioranza quando era ancora secretata: “C’è stato un mancato rispetto del segreto d’ufficio. Dopo una condivisione con il presidente del Consiglio regionale Fermi, abbiamo deciso che presenteremo un esposto alla magistratura segnalando quanto avvenuto”.

Le relazioni della Regione Lombardia

@gigi_gno

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