“L’idea del viaggio in Germania nasce dal desiderio di vivere in prima persona i posti dove mio padre ha conosciuto la prigionia”. Gennaro Guida ha 85 anni ed è originario di Napoli. È promotore e ideatore del Viaggio della Pace, un’iniziativa che prende avvio a partire dai diari di suo padre, sottufficiale dei bersaglieri, internato in Germania dopo l’8 settembre del 1943. “Nel dicembre del 2021 insieme a mia figlia sono stato a Neubrandenburg, città medievale, rimessa a nuovo dopo i disastri della seconda guerra mondiale”, ha raccontato a Ilfatto.it. “Abbiamo cercato di indagare che cosa fosse rimasto, nella memoria del luogo, delle vicende dello Stalag II A, il campo di prigionia tedesco situato in un’antica tenuta, che ha segnato per decenni il destino della città. Portavamo in dono, come segno di pace e di riconciliazione, il diario di prigionia di mio padre. Rimase nel campo per 3 anni”. Nato a Parigi, napoletano d’origine e fiorentino d’adozione, Gennaro ha lavorato per conto di multinazionali nel campo finanziario e industriale. Ci hanno mostrato i luoghi, offerto doni e ospitalità. Abbiamo condiviso il pane, accettato un letto”.

Lui e sua figlia hanno trovato è una città “consapevole degli obblighi imposti dal suo passato, ma tutta rivolta verso il futuro”. Il centro storico ancora oggi è disseminato di targhe, pietre di inciampo, colonne informative sul periodo nazista e sulle atrocità commesse dall’Armata Rossa, “taciute durante la Ddr”, aggiunge Gennaro. Il viaggio di Gennaro sulle orme del padre è durato un mese. Il sindaco si Neubrandenburg ha dato loro il benvenuto durante una funzione ufficiale sul Sacrario e lo stesso Gennaro è stato invitato a prendere parola in segno di pace e riconciliazione. Soprattutto, il governo cittadino ha raccolto il diario nell’archivio storico della città: “Mio padre – ricorda – era un uomo d’azione, ma, come scrive, ‘poco tagliato alla vita militare’, eletto dai suoi commilitoni alla spinosa carica di Fiduciario del Campo per gli italiani per porre rimedio allo smarrimento e al caos dopo il loro arrivo al Lager: organizzava le squadre, curava le strutture del campo, assisteva i militari di passaggio”.

Il campo venne aperto nel settembre del 1939, per accogliere i prigionieri di guerra polacchi. I primi furono impiegati nella costruzione della struttura e alloggiati in tende. Altri furono occupati nelle fattorie. Negli anni seguenti, nello Stalag furono rinchiusi anche militari belgi, olandesi, francesi, inglesi e jugoslavi. Nel 1941 arrivarono i sovietici, e dal settembre 1943 gli italiani. Nel dicembre del 1944, secondo i dati raccolti dall’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti, all’interno della struttura si trovavano rinchiusi oltre 12mila francesi, 8mila russi, 2mila serbi, mille statunitensi e 500 italiani, residui degli oltre 13.000 militari transitati dal campo. Lo Stalag venne liberato dall’Armata sovietica il 28 aprile 1945. Oggi Gennaro porta lo stesso nome di suo padre: il bersagliere, dopo la liberazione del campo, ha fatto ritorno a casa, ma su quelle stesse colline trovarono la morte migliaia di persone di almeno nove nazioni diverse. Ancora oggi “capita di rinvenire nel giardino di casa la medaglia di riconoscimento di un caduto, rimasto senza degna sepoltura e senza pianto”, aggiunge. L’obiettivo ora è tornare tra un anno. “Ci rivedremo nella primavera del 2023: abbiamo già registrato adesioni interessanti da parte di gruppi e organizzazioni da tutta Italia. Ci incontreremo in nome della pace, accolti dai nostri amici tedeschi, per invitare le istituzioni a prendere le distanze da ogni idea di guerra. E – conclude Gennaro – con la consapevolezza che saranno i giovani a mettere le gambe al nostro percorso”.

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