Continuano ad aumentare le quotazioni internazionali del petrolio, con il Brent a 114,64 dollari al barile e il greggio Wti a quota 109 dollari. Ma in Italia scendono i prezzi dei carburanti alla pompa, in attesa del taglio di 25 centesimi delle accise previsto dal decreto varato venerdì scorso e atteso ora in Gazzetta ufficiale. Il gasolio torna a essere meno caro della benzina. I gestori dei distributori però protestano, lamentando che subiranno una perdita secca sulle giacenze. Le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo ed elaborati dalla Staffetta, alle 8 di domenica, vedono la benzina self service a 2,13 euro/litro e il diesel a 2,12 euro/litro mentre al servito si sale rispettivamente a 2,24 e 2,23. Il Gnl è a 2,12 al kg. Più alti i prezzi sulle autostrade: benzina self service 2,217 euro/litro (servito 2,415), gasolio self service 2,216 euro/litro (servito 2,424).

Dopo che Assopetroli ha minacciato lo sciopero chiedendo al governo di “fornire chiare indicazioni” affinché le imprese escano “indenni dall’ingente perdita inventariale”, anche la Figisc sale sulle barricate. Il gestore degli impianti di carburante “si vede una perdita secca di 25 centesimi litro sulle giacenze, a fronte di un guadagno di 3,5 centesimi a litro”, lamenta il presidente della federazione, Bruno Bearzi. “Si tratta di un perdita economica importante, che in una fase così critica può essere la botta definitiva. Le perdite sono molto gravi” perché, spiega, “gli erogati sono in calo mentre i costi sono in aumento”. La norma, inoltre, arriva in una fase in cui “il gestore è deficitario in termini di capacità finanziaria” e con questa norma “vede volatilizzate” cifre elevate, che possono arrivare fino a 7.500 euro. La richiesta è di rivedere il provvedimento, ”pareggiando lo sconto dell’accisa praticata sui consumatori con un credito d’imposta di uguale valore sui prodotti in giacenza”.

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