Un anno fa di questi tempi, l’Inter di Antonio Conte aveva ormai staccato le avversarie e volava verso lo scudetto. Oggi, l’Inter di Simone Inzaghi si ritrova ad inseguire e vede sempre più a rischio il bis in campionato. Si erano un po’ tutti illusi sui nerazzurri. Il club, quando pensava di aver superato indenne la tempesta estiva. I tifosi, che celebravano il bel calcio di Inzaghi e i gol di Dzeko, come se Conte e Lukaku fossero ormai un lontano ricorso. Anche gli stessi commentatori, visto che a fine dicembre sembrava solo questione per assegnare il titolo. Invece nessuna squadra al mondo può permettersi di perdere i due suoi campioni più forti e l’allenatore artefice della rinascita senza pagare un prezzo. Il conto lo presenta oggi la classifica: -12 sullo scorso anno (con una partita da recuperare, poco cambia). Così tanto l’Inter di Inzaghi vale meno rispetto a quella dello scorso anno. A prescindere da come finirà. Con il pareggio contro il Torino (per altro riacciuffato in extremis nei minuti di recupero, al termine di una pessima prestazione e con l’aggravante di un rigore contro piuttosto solare abbonato dall’arbitro), l’Inter per la prima volta da parecchie settimane non è più prima in classifica, nemmeno virtualmente: anche considerando gli eventuali tre punti del recupero a Bologna, sarebbe a meno uno dal Milan. Insomma, non è più padrona del proprio destino.

Per una squadra che solo l’anno scorso era tornata a dominare la Serie A e puntava ad aprire un ciclo, non riconfermarsi sarebbe ovviamente una delusione. Più che merito delle avversarie (in linea con le aspettative: Milan +3, Napoli +4, Juve -3), è soprattutto demerito dei nerazzurri: l’Inter è una delle squadre più peggiorate del campionato. Eppure non ha fatto neppure una cattiva stagione, almeno fino ad ora. Viste le premesse estive, senza campioni e con un allenatore debuttante in una big, la squadra avrebbe potuto anche affondare, non avere spirito e idee, fare figuracce in Europa e ritrovarsi subito fuori dalla lotta per il titolo. Invece nonostante limiti evidenti, la rosa si è dimostrata competitiva. Inzaghi ha saputo ricompattare lo spogliatoio, dare un’identità alla squadra che per lunghi tratti ha giocato un bel calcio, persino migliore del suo predecessore. Ha centrato gli ottavi di Champions che mancavano da un decennio e disputato due buone partite col Liverpool, è arrivato in fondo in Coppa Italia e in campionato l’obiettivo minimo (il quarto posto, ipse dixit) non è mai stato in discussione, per lo scudetto si vedrà.

Il problema è solo che questa Inter è meno forte, molto meno forte di quella dello scorso anno. Pensare che non lo sarebbe stata era una follia (e Marotta, che tutto è tranne che un folle e con le sue acrobazie sul mercato ha tenuto in piedi la baracca, probabilmente lo aveva messo in conto). L’Inter che ha vinto lo scudetto aveva due pilastri: Romelu Lukaku in attacco, a cui bastava dare la palla per risolvere la partita (specialmente contro le squadre medio-piccole, che però sono quelle contro cui si vince davvero lo scudetto); Antonio Conte in panchina, un martello che non smette di battere senza esitazioni fino a quando non ha raggiunto l’obiettivo. L’Inter di oggi quei due pilastri li ha persi, e si vede da come appare smarrita nel momento decisivo. Ha sostituito due fuoriclasse assoluti nel loro ruolo (e mettiamoci pure Hakimi) con un vecchio campione a parametro zero e un giovane allenatore che non ha mai vinto nulla.

La differenza si vede, e con il passare delle giornate si conta: quei 12 punti in meno in classifica (destinati ad aumentare fino al termine della stagione) rappresentano il reale valore di questa squadra, e di conseguenza di questa Serie A perché l’Inter comunque vada ne rimane la formazione più forte. Infatti per il titolo non è ancora detta l’ultima. In un campionato così livellato verso il basso, se ci crede il mediocre Milan di Pioli, il timoroso Napoli di Spalletti o persino la Juventus di Allegri che non fa un tiro in porta, può farlo ancora anche la squadra di Inzaghi. Nonostante la smobilitazione estiva e un evidente ridimensionamento, magari l’Inter lo scudetto lo vincerà lo stesso. O più probabilmente no.

Twitter: @lVendemiale

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