Sono bastate meno di due ore ai promotori del referendum che si oppone alla costruzione dell’ovovia del Carso per raccogliere quasi mille firme. La richiesta è quella di indire una consultazione per impedire la realizzazione dell’impianto che dovrebbe collegare il centro di Trieste con l’altopiano a cavallo tra Italia e Slovenia. Bastavano cinquecento firme per consentire il deposito del quesito, che è il seguente: “Volete voi che sia realizzato il progetto per la cabinovia Trieste – Porto vecchio – Carso?”. Adesso la palla passa alla Commissione comunale dei Garanti, che valuterà l’ammissibilità del referendum. In una seconda fase dovranno essere raccolte 12mila sottoscrizioni perché la consultazione possa tenersi. Un successo per gli organizzatori del Comitato No ovovia, che si oppongono al progetto da finanziare con 48 milioni di euro provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) tramite un bando del ministero dei Trasporti sulla mobilità sostenibile. Secondo i promotori del referendum si tratterebbe di un’opera costosa, inutile e impattante sull’ambiente. Secondo i fautori del progetto, in prima fila il sindaco Roberto Dipiazza, servirebbe invece a collegare la parte alta della città con il centro, assorbendo visitatori da Nord (dalle località di Opicina e Monte Grisa) e contenendo l’afflusso di automobili.

La lunga fila di persone in attesa si è sciolta quando sono stati completati tutti i moduli a disposizione. Con quasi il doppio delle firme raccolte, le liste supereranno il vaglio formale e apriranno la fase di valutazione nel merito, prima della vera raccolta di firme. “Volevamo verificare la risposta delle persone e siamo molto soddisfatti”, dice William Starc, coordinatore del comitato. “A primavera contiamo di partire con la raccolta di sottoscrizioni per il referendum vero e proprio. Quella che stiamo portando avanti è una battaglia per rilanciare l’informazione e poi ogni cittadino potrà decidere in piena libertà, non vogliamo imporre niente a nessuno. Il referendum è lo strumento per riattivare la voglia di partecipare, informarsi e dare un contributo alla crescita democratica della nostra comunità”. Il presidente del circolo triestino di Legambiente, Andrea Wehrenfennig, esulta: “Le persone si sono riversate da ogni punto della città, anche dai rioni più periferici, per firmare. Fondamentale è il contributo delle associazioni: oltre trenta hanno già aderito al Comitato allargato”. I promotori insistono nel dire che la cabinovia sarebbe innanzitutto inutile dal punto di vista del trasporto pubblico locale ed economicamente insostenibile. Inoltre impatterebbe sull’ambiente, in particolare sul Bosco Bovedo, e deturperebbe il paesaggio, sia nella zona del Faro della Vittoria che in Porto vecchio. Per non parlare dei rischi idrogeologici e di inquinamento acustico.

Ai contestatori che rimproverano a Dipiazza di non aver inserito la cabinovia nel programma elettorale dello scorso anno, il primo cittadino replica: “Il mio programma includeva l’attuazione del Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums), in cui c’è anche la cabinovia. Di certo non mi fermo”, attacca il sindaco, “dire no a tutto è un classico della sinistra, la cabinovia serve allo sviluppo della città, lo stanno dicendo le persone intelligenti. Penso soprattutto al valore turistico del progetto. Il loro è un no politico. I triestini hanno dimostrato la loro intelligenza votandomi quattro volte e mi daranno ragione anche questa volta”. L’annuncio del progetto di una cabinovia risale al 2020. Un mese fa il Ministero ha fatto sapere che il finanziamento del Pnrr non è dirottabile verso altre opere.

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