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Variante Omicron, l’ultima indagine dell’Iss: “Il 3 gennaio era responsabile dell’81% di casi”

Nell’indagine precedente, relativa ai casi del 20 di dicembre 2021, la prevalenza di Omicron era stata stimata pari al 21%. "Questi risultati, per quanto non privi di limiti e bias - si sottolinea nell’indagine rapida flash survey dell’Iss - mostrano una rapida diffusione". Delta ormai "confinata" al 19% dei casi
Variante Omicron, l’ultima indagine dell’Iss: “Il 3 gennaio era responsabile dell’81% di casi”
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La variante Omicron ha ormai soppiantato Delta, divenendo ampiamente prevalente rispetto al precedente ceppo. Lo rileva l’ultima flash survey dell’Istituto Superiore di Sanità, datata 3 gennaio, che ha fotografato come a quella data Omicron fosse responsabile dell’81% dei contagi in Italia mentre Delta era al 19%. Per l’indagine, spiega l’Iss, è stato chiesto ai 120 laboratori delle Regioni e Province Autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus. Il campione richiesto (in totale ne sono stati analizzati 2.632) è stato scelto in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e, se possibile, per fasce di età diverse.

Nell’indagine precedente, relativa ai casi del 20 di dicembre 2021, la prevalenza di Omicron era stata stimata pari al 21%. “Questi risultati, per quanto non privi di limiti e bias – si sottolinea nell’indagine rapida flash survey dell’Iss – mostrano una rapida diffusione della variante Omicron, in linea con quanto già descritto recentemente in altri Paesi Europei”. Inoltre, “non bisogna trascurare il fatto che la variante Delta co-circola nel Paese, sia pure con una prevalenza che sta diminuendo progressivamente nel tempo, che suggerisce uno svantaggio competitivo nei confronti di Omicron”.

Nell’attuale scenario, conclude l’Istituto superiore di sanità, è “necessario continuare a monitorare con grande attenzione, in coerenza con le raccomandazioni nazionali ed internazionali e con le indicazioni ministeriali, la diffusione delle varianti virali circolanti e/o emergenti” e in particolare “di quelle a maggiore trasmissibilità e/o con mutazioni correlate ad una potenziale evasione della risposta immunitaria”.

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