Max Verstappen è campione del mondo di Formula 1: all’ultima gara, con un sorpasso su Lewis Hamilton proprio all’ultimo giro, negli ultimi chilometri di un gran premio di Abu Dhabi che è stato folle fin dalla partenza. Folle come tutto il mondiale, che passerà alla storia. Alla fine però ci deve essere un vincitore e un perdente: Hamilton fallisce il sorpasso a Michael Schumacher come numero di titoli e dopo quattro anni di monopolio arriva la svolta. Porta il nome di Max Verstappen: il pilota della Red Bull piega il rivale della Mercedes, all’ultima prova e proprio quando tutto sembrava andare nella direzione dell’inglese. Fin dalla partenza, quando Hamilton è riuscito a superare l’olandese e prendere subito la testa del Gp. Poi con il sorpasso fallito alla prima occasione, quando i due si sono sfiorati e il pilota Mercedes tagliando la chicane ha tenuto la prima posizione. La Red Bull ha provato anche a sfruttare una virtual safety car per recuperare lo svantaggio, ma Hamilton è stato il solito martello. Alla fine a decidere il mondiale è stato Nicholas Latifi: il suo incidente ha fatto entrare la vera safety car e concesso a Verstappen un altro pit stop per montare le gomme rosse, quelle più prestazionali. La gara è ripresa a un solo giro dal termine, ma Hamilton non ha potuto difendersi.

Sulla linea di partenza di questo ultimo gran premio il 24enne olandese e il sette volte iridato partivano esattamente a pari punti: 379.5. Verstappen diventa così il primo olandese a scrivere il proprio nome sull’albo d’oro, riportando la scuderia austriaca sul tetto del mondo otto anni dopo l’ultima volta (2013 con Sebastian Vettel). Per Verstappen quello toccato sul circuito emiratino è l’apice di una parabola iniziata prestissimo e ispirata dal padre Jos, pilota di Formula Uno a cavallo tra gli anni ‘90 e duemila, e dalla madre Sophie Kumpen, pilota di kart. Un percorso in cui l’etichetta di “predestinato” non gli è mai stata risparmiata, ma che è cominciato dal punto che accomuna tutti i piloti delle quattro ruote: i kart.

Ha 8 anni quando ci sale per la prima volta. È il 2005 e Verstappen gareggia nei campionati belgi e olandesi. Il suo nome non passa inosservato agli addetti ai lavori, così come il suo talento. Cinque anni di gare e allenamenti, in cui Max alimenta a ogni curva la sua passione. Fino al 2010, il primo anno di svolta. Vince il titolo mondiale ed europeo nella categoria KZ3. Uno dopo l’altro arrivano altri successi, in una crescita che non conosce freno. Mentre in Formula 1 Hamilton, Rosberg e Vettel si contendono il dominio sul circuito, il nome di Verstappen comincia a circolare sempre di più.

Ha 16 anni nel 2014, quando prende parte al campionato europeo F3. Tra le mani non ha più il volante di un kart ma quello di una monoposto del team Van Amersfoort Racing. Gli esperti dei motori lo osservano con curiosità ma nessuno immagina questo impatto: terzo in classifica generale con otto vittorie in gara. Per la Red Bull non serve vedere altro. Verstappen entra a far parte del programma giovani e viene annunciato come pilota ufficiale della Toro Rosso per il 2015. Lo spettacolo in F3 è stato tale che per Helmut Marko, uomo forte della casa austriaca, la sua “dote di guida è equiparabile ad Ayrton Senna”. L’esordio arriva però già nel 2014, durante le prove libere del Gp del Brasile. A 17 anni e tre giorni. È il più giovane della storia a salire su una vettura di Formula 1. Il primo di una lunga serie di record.

Nel 2015 diventa il pilota più giovane a disputare un Gran Premio e in Malesia batte anche il record di pilota più giovane nella storia ad ottenere punti iridati. L’urto con la classe regina però non è facile da assorbire. I cavalli da gestire nel motore sono tanti, così come i limiti della Toro Rosso. Lui ci mette la sua fantasia in pista e la sua intraprendenza. Una dote che, a volta, rasenta l’incoscienza. La sua prima stagione si conclude al dodicesimo posto con 49 punti, davanti al compagno di squadra Carlos Sainz e sfiorando il podio in due occasioni, in Ungheria e negli Stati Uniti.

La Toro Rosso però è una scuderia poco competitiva. Verstappen è ancora un ragazzo ma al suo talento quella monoposto sta già stretta. Non è un caso se in Spagna, al quinto appuntamento della stagione, avviene la promozione in Red Bull. Finalmente tra le sue mani c’è una macchina con cui poter dare libero sfogo a tutto il suo potenziale. E il suo esordio è degno di un iniziato. Complice anche un harakiri tra le Mercedes di Rosberg e Hamilton, Max trionfa e diventa il più giovane a farlo in Formula Uno. Ha 18 anni e 7 mesi. Il precedente record (detenuto da Vettel) era di 21 anni e 123 giorni. L’euforia per il primo successo viene però attutita dalla realtà delle cose. Le Freccie d’Argento sono ancora nettamente superiori. Lui riesce a salire sul podio ancora in Austria, Germania e Malesia. Piazzamenti che gli valgono il quinto posto finale nel mondiale.

Il 2017 è un anno di transizione, in cui tutto resta immutato nel suo percorso di crescita. Le vittorie annuali sono due (Malesia e Messico) ma quello che cambia davvero è la sua capacità di creare polemiche. Il motivo? Il suo stile di guida aggressivo e istintivo, così lontano dal modo calcolato di interpretare la gara dei suoi colleghi. In Spagna si ritira alla partenza per un contatto con la Mercedes di Bottas e la Ferrari di Raikkonen, in Canada si tocca con Vettel, mentre a Singapore viene coinvolto insieme ai due ferraristi. Tra accuse e controaccuse, i risultati sono agrodolci: sesto posto finale con 168 punti.

È qui che Verstappen comincia a dividere davvero. C’è chi vede la sua voglia di osare e la sua intraprendenza come un atto di rottura verso uno sport sempre meno spettacolare, chi lo ritiene un ragazzino pericoloso. Lui incassa e contrattacca. E intanto scala la classifica. Dodici podi (con due successi in Austria e Messico) lo portano a soli due punti dal podio iridato nel 2018. Un traguardo che centra dodici mesi più tardi. A Verstappen servono 278 punti, tre vittorie e una costanza di rendimento rinnovata e più matura. Senza però tradire la sua indole. Proprio quella indole che gli consente di vincere il primo Gran Premio della stagione in Austria ai danni di Charles Leclerc. Nel sorpasso al monegasco della Ferrari c’è tutto Verstappen. Rapidità, aggressività e fantasia. Gli altri successi li ottiene in Germania e in Brasile. Nel mezzo c’è anche la prima pole position in carriera in Ungheria.

Ormai l’olandese non è più il figlio di Jos, ma un pilota da cui ci si attende l’ultimo step: la possibilità di lottare con Lewis Hamilton. Ma Verstappen è anche di più. I suoi eccessi non sono solo fonte di polemiche ma diventano anche un tesoro per la Formula Uno. È la variabile impazzita e imprevedibile di un movimento che da troppo tempo vede i mondiali assegnati più per le strategie dei box che per i sorpassi in pista. Una fonte per attirare nuovi appassionati. La curiosità per il 2020 così diventa tanta. Verstappen sarà in grado di impensierire Lewis Hamilton? Una domanda che verrà rimandata di un anno. Il Covid infatti spacca la stagione. Tredici appuntamenti su trenta vengono annullati e per l’inglese il settimo titolo è una formalità. Per Verstappen c’è un nuovo terzo posto nel mondiale con due vittorie conquistate (Silvestone e Abu Dhabi).

Ma lo scontro tra l’inglese e l’olandese non si può rimandare. Il 2021 è stato l’anno tanto atteso. Il passaggio obbligato e necessario a scrivere un nuovo capitolo nella storia della Formula 1. Un futuro che vedrà brillare anche altri piloti come Charles Leclerc, Lando Norris e George Russell, ma che doveva iniziare da Max Verstappen, olandese nato in Belgio, ad Hasselt, il 30 settembre 1997. Il nuovo campione del mondo.

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