Giuseppe Conte non si candiderà alle elezioni suppletive della Camera nel collegio Roma 1 lasciato libero da Roberto Gualtieri. Lo ha annunciato durante la conferenza stampa di presentazione dei nuovi Comitati del Movimento 5 stelle: “Ringrazio il Pd e Letta per la disponibilità e la lealtà nella proposta“, ha detto l’ex premier, “ma dopo un supplemento di riflessione ho capito che in questa fase ho ancora molto da fare per il M5s. Non mi è possibile dedicarmi ad altro e non sarebbe corretto candidarmi a una carica per cui rischierei di essere un assenteista“. “Non credo – ha aggiunto Conte – che la mia presenza in Parlamento sia necessaria: senza gli impegni parlamentari potrò viaggiare sul territorio e certamente non mi impedirà di partecipare da protagonista all’elezione del presidente della Repubblica, per il semplice fatto che sono il leader della forza di maggioranza relativa. Non avere uno scranno non sarà d’impedimento nel raggiungere l’obiettivo che vogliamo: eleggere una personalità di alto profilo, anche morale, che sia quanto più possibile rappresentativa delle diverse sensibilità anche politiche del Paese”. Già oggi, ha detto, ci sono “contatti con gli altri leader” a proposito della manovra, “che proseguiranno quando le elezioni entreranno nel vivo”.

Conte ha anche risposto a una domanda del fattoquotidiano.it sulle parole di Matteo Renzi e Carlo Calenda che hanno attaccato la potenziale intesa di Pd e 5 stelle sul suo nome. “Quando uno vede delle uscite saccenti, un po’ anche sguaiate, è inevitabile prendere atto che più che un campo largo rischiamo di diventare un campo di battaglia“, ha detto. Le dichiarazioni dei due leader sono “un ulteriore elemento che si unisce a una serie di uscite quantomeno improvvide“, per cui al momento “non ci sono i presupposti per costruire una collaborazione così larga”. “Ho imparato che non è tanto importante allargare il campo, ma offrire al Paese una proposta politica coerente, solida, coesa. Se si allarga il campo ma si perde in coesione e in coerenza non si riesce a realizzare alcunché”, spiega il leader M5s.

L’avvocato ha detto la propria anche sulla nuova avance ai grillini da parte di Silvio Berlusconi, che dopo aver benedetto (tardivamente) il reddito di cittadinanza ha elogiato il M5s delle origini, che – ha detto – “nasceva da motivazioni tutt’altro che ignobili o irragionevoli”, “dallo stesso disagio e dallo stesso fastidio per un certo tipo di politica” che hanno ispirato Forza Italia. “Apprezzo il cambio di rotta di Berlusconi sul Mobimento e mi fa piacere che dimostri di apprezzare l’utilità del reddito di cittadinanza, non credo a qualche lettura maligna in vista dell’elezione del capo dello Stato”, dice l’ex premier. “Detto questo, la posizione del Movimento 5 Stelle non è cambiata: il presidente Berlusconi non sarà il candidato del Movimento 5 stelle, guardiamo ad altri”. Sempre a proposito del Quirinale, a chi gli chiede se è preoccupato per la tenuta del gruppo parlamentare in vista delle elezioni risponde: “Vi assicuro che questa istanza di controllare i parlamentari non mi sfiora la mente. Vi dimostrerò che il M5s sarà la forza politica più compatta in questa delicata fase per la vita democratica del Paese”.

L’ipotesi di Mario Draghi capo dello Stato, dice ancora, “rischia di diventare una distrazione. Mario Draghi è una personalità di prestigio per il nostro Paese che ha un’occupazione non da poco, guidare un governo con moltissime cose da fare, tante sfide davanti da centrare. Non stiamo lì a discutere ogni giorno, l’attività di governo richiede tantissima concentrazione, lasciamolo lavorare“. E allontana l’ipotesi di elezioni politiche nel 2022: “Il Paese di tutto ha bisogno meno che di una crisi politica“, sostiene. “Abbiamo chiesto all’Europa un investimento sull’Italia, fare una crisi all’anno significa esporre il Paese a una crisi di credibilità. L’attuale condizione economica, sociale e politica non prospetta la possibilità di andare a elezioni“, chiosa.

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