Abbattere le barriere culturali, sociali e architettoniche che impediscono l’inclusione delle persone con disabilità. Il 3 dicembre si celebra soprattutto per questo la Giornata internazionale delle persone con disabilità. In particolare le associazioni sono attive per ricordare i diritti negati e le tante cose da fare per rendere davvero la nostra società più inclusiva e con pari opportunità per tutti. In Italia sono tante le ingiustizie e le criticità riscontrate da chi vive sulla propria pelle una condizione di disabilità, che sia motoria, intellettiva, oltre che sensoriale, relazionale -comportamentale. Le associazioni, quelle nazionali ma anche quelle più piccole costituite da poche famiglie, che si battono per tutelare le persone disabili ricordano alle istituzioni che prima di tutto bisogna abbattere il principale ostacolo che è costituito dal silenzio e dai pregiudizi che gravitano colpevolmente intorno alle fragilità e diversità dei soggetti non autosufficienti.

La pandemia ha peggiorato le condizioni di vita delle persone con disabilità – La pandemia di Coronavirus dal 2020 ha inoltre scoperchiato e reso evidenti agli occhi di tutti i tanti aspetti che da tempo le famiglie con persone disabili conoscono molto bene e contro cui lottano da anni: l’insufficienza di una rete territoriale capillare ed efficace per l’assistenza domiciliare, i problemi che riguardano il sostegno scolastico dove la Didattica a distanza ha penalizzato maggiormente quasi tutti gli alunni disabili e l’inclusione lavorativa che non c’è in Italia visto che meno del 30% delle persone con disabilità ha un lavoro, con picchi del 95% per le persone con autismo. Per non parlare della violenza di genere sulle donne disabili che è aumentata nei lockdown. I dati emersi dalla recente indagine della Federazione italiana per il superamento dell’handicap sono preoccupanti: “il 65% delle donne con disabilità intervistate ha subito una qualche forma di violenza”. Dallo studio, su 519 donne intervistate con differenti disabilità, si delinea un quadro che conferma un dato significativo: le donne con disabilità subiscono una discriminazione multipla e sono più soggette a violenza come donne e come disabili. Un altro aspetto allarmante è che dall’analisi risulta evidente che solo una parte delle intervistate (33%) riconosce effettivamente come violenza ciò che ha subito o che continua a subire.

Le recenti azioni della politica sulla disabilità – Il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, nel suo messaggio per la Giornata 2021, ha sottolineato che per realizzare gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 è necessario il contributo di tutti, incluse le persone con disabilità che nel mondo complessivamente sono circa 1 miliardo. Negli ultimi anni in Italia qualcosa sta, lentamente, cambiando e l’attenzione della politica sembra in crescita, riconoscono in parte le due principali organizzazioni come Fish e Fand che comunque affermano che ancora c’è molta strada da fare. Le principali novità realizzate dalla politica sono, ad esempio, la creazione con il governo Conte I del ministero delle Disabilità, seppur senza portafoglio e confermato anche dall’attuale governo Draghi, che si prefigge l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei circa 4 milioni di persone disabili in Italia (fonte: Istat). Poi c’è la cosiddetta Riforma delle norme sulla disabilità in via di definizione in Parlamento, disegno di legge delega al Governo che il Consiglio dei Ministri ritiene tra le azioni chiave individuate nel PNRR per dare alcune risposte precise, tra le quali l’esigenza di semplificare l’accesso ai servizi, i meccanismi di accertamento della disabilità e potenziare gli strumenti per la Vita indipendente. L’ultima novità è la Disability Card, tessera gratuita scaricabile dal sito dell’Inps che però ancora deve essere “riempita” di contenuti e servizi agevolati per tutte le persone con disabilità dal 67 al 100% di invalidità. La durata della carta è di un massimo di 10 anni, poi deve essere rinnovata.

Alcune questioni ancora irrisolte: potenziare il Fondo per la Non Autosufficienza, abbattere le barriere architettoniche, riconoscere la figura del caregiver, potenziare il Dopo di noi – Ma ci sono ancora diverse questioni che devono essere risolte. A gran voce le organizzazioni chiedono che venga migliorato l’attuale Fondo per la Non Autosufficienza (FNA) relativo agli anni 2019-2021 rinnovandolo e potenziandolo ad almeno 1 miliardo di euro all’anno, dato che le risorse attuali non sono idonee ai bisogni peraltro in costante aumento dovuto anche agli effetti dell’emergenza pandemica. L’attuale FNA, in scadenza, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale con il DPCM del 21 novembre 2019 e provvede al riparto triennale delle risorse pari a 573,2 milioni di euro nel 2019, 571 milioni di euro nel 2020 e 568,9 milioni di euro nel 2021, secondo gli stessi criteri degli anni passati. “Risorse che anziché aumentare sono diminuite negli anni, chiediamo perciò un cambio di marcia significativo, anche perché le famiglie delle persone con disabilità sono state tra le più colpite dalla pandemia di Covid per diversi motivi sia sanitari ma anche sociali-educativi-scolastici”, denunciano al Fatto.it le due Federazioni italiane più grandi (Fand e Fish). Resta di attualità il tema delle barriere architettoniche che in Italia sono ovunque, si trovano sia nelle città metropolitane come nei piccoli centri. Ogni Comune d’Italia in teoria avrebbe dovuto adottare, entro gli anni ‘90, un Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), cosa che non è ancora stata fatta.

Le scuole inoltre sono tutt’oggi inaccessibili agli studenti con disabilità motoria in 2 istituti su 3, a quelli con disabilità sensoriali nel 98% dei casi. Ed è altrettanto grave la situazione sia nei luoghi pubblici, sia in quelli privati ad accesso pubblico e non. Poi c’è la figura dell’assistente personale, il cosiddetto caregiver, che a detta delle associazioni deve essere ancora formalmente riconosciuto da una legge come forma di lavoro usurante, visto che impegna l’intera giornata quasi h24 e spesso si tratta di genitori o coniugi di soggetti non autosufficienti costretti a non lavorare per poter assistere il famigliare. Secondo gli esperti i servizi sociali e sanitari devono garantire un’assistenza adeguata a consentire al caregiver lavoratore i riposi necessari, oltre che uno stipendio mensile dato l’enorme mole di lavoro svolta con ripercussioni anche sulla propria salute fisica e a volte psicologica. Infine altro tema evidenziato a ilfattoquotidiano.it dalle famiglie e dalle organizzazioni contattate è il potenziamento economico del fondo sul Dopo di noi previsto dalla legge n.112/2016, stabilizzato dal 2018, e attualmente intorno ai 70 milioni di euro annui. Il fondo disciplina le misure di assistenza, cura e protezione delle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire adeguato sostegno genitoriale, nonché in vista del venir meno del sostegno familiare. “Negli ultimi anni le istituzioni hanno ripetuto che la disabilità necessita di una attenzione trasversale, non solo e tanto di interventi settoriali. Ci auguriamo che finalmente si passi dalle parole ai fatti, questo è il momento per agire con efficacia e maggiore attenzione per i più fragili” concludono le associazioni.

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