Un pugile italiano cerca di farsi strada nella patria della boxe. Michael Magnesi è tornato da poco dagli Stati Uniti dove ha combattuto e vinto (ko tecnico al terzo round) con il filippino Eugene Lagos. Per il futuro prossimo quella sarà la sua terra d’adozione, ha infatti un contratto con i manager americani (Lou DiBella e Joe De Guardia), valido tre anni. L’11 novembre scorso ha disputato il primo incontro nello stato di New York. Non ha messo in palio il suo titolo di campione del mondo dei pesi superpiuma sigla IBO, ma lo farà a breve per poi andare a caccia di cinture ancora più prestigiose. Il 27enne Magnesi ha un record immacolato di 20 vittorie su altrettanti incontri (12 per ko). Al ragazzo laziale il pugno di certo non manca.

Magnesi, come sono stati i dieci giorni in America?
“Caotici, ma molto belli. In assoluto era la mia prima volta lì. Con me c’erano il mio promoter Davide Buccioni, mia moglie Alessandra che mi fa da manager e lo staff di tecnici. Mi sono allenato in una palestra di New York, dove a differenza di tanti posti in Italia, si fa solo ed esclusivamente boxe. Ovviamente niente sparring, solo lavoro di avvicinamento al match. Poi l’incontro al Paramount Theatre di Huntington, Stato di New York. Seimila spettatori che tifavano per me, non sono abituato a così tanta gente ma io me ne sono accorto solo al momento del verdetto”.

Aveva già combattuto all’estero, rimanendo in Europa. È più complicato per lei salire su un ring fuori casa?
“Non cambia niente, perché trovo sempre la concentrazione giusta. Non vedo l’ora di tornare ad inizio anno 2022, dove molto probabilmente difenderò il mio titolo mondiale. Non si sa ancora l’avversario perché le classifiche IBO sono da aggiornare. Se l’incontro va bene, come spero, tento l’assalto alle altre sigle”.

Il 27 novembre c’è il mondiale IBF dei superpiuma tra Fuzile e Ogawa. È una delle quattro sigle più importanti.
“Quello sarà un ulteriore scalino, l’obiettivo è di unificare più titoli possibile. Sin da bambino, da quando guardavo con mio papà le videocassette curate da Rino Tommasi, ho il sogno di diventare campione del mondo. Infatti ho fatto qualche anno da dilettante, niente mondiali e olimpiadi, e sono passato subito professionista”.

È stato campione italiano e non ha mai provato a conquistare un titolo europeo.
“Oggi spero di non doverlo fare, perché in questo momento significherebbe tornare indietro e aver perso qualche possibilità in America”.

Gli avversari che incrocerebbe nelle altre sigle sono forti.
“Nella sfida IBF si affrontano due ottimi pugili. Shakur Stevenson campione WBO è un ragazzo davvero promettente. Roger Gutierez è un messicano alto, molto forte. Oscar Valdez è il top dei top in questa categoria. Ma sento che sono alla mia portata, devo solo fare un po’ di esperienza. Negli altri Paesi si inizia prima che in Italia. Ma io so di aver un Maestro che è al pari dei loro”.

Qual è il suo rapporto con Mario Massai?
“Mi alleno con lui a Ladispoli da tre anni. Io all’inizio non do subito fiducia ma ora c’è un rapporto di massimo rispetto. Siamo due corpi e un’anima. Quello che faccio sul ring è esattamente quello che proviamo insieme in palestra. In Italia lui è il maestro numero uno a leggere i match. Se esiste uno spiraglio piccolo dove mettere un colpo, lui riesce a trovarlo”.

In Italia spesso i pugili sono costretti a lavorare oltre che a fare la boxe. Lei come fa?
“Questa è una grossa pecca del pugilato italiano perché non si hanno gli stessi risultati se non ci si dedica a questo sport 24 ore su 24. Io sono fortunato grazie al lavoro di mia moglie che mi fa da manager: riesce a trovare gli sponsor che mi permettono di dedicarmi completamente al mio sogno”.

Alessandra Branco è la figlia dell’ex campione del mondo Silvio.
“Mia moglie è cresciuta a pane e boxe e ne sa di pugilato molto più di me. Mio suocero tutte le mattine cura la mia parte atletica, poi al pomeriggio Massai si occupa dell’allenamento tecnico-tattico. Durante i tre mesi che precedono un match non si salta neanche un giorno di lavoro”.

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