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Cadaveri nella valigia, chiesto processo per la fidanzata del figlio della coppia. Secondo l’accusa voleva nascondere un tradimento

Firenze. Sheptim e Teuta Pasho erano scomparsi nel novembre del 2015, ma il caso si è riaperto quando nel dicembre del 2020 sono stati trovati i loro resti in un terreno tra il carcere fiorentino di Sollicciano e la superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Ora Elona Kalesha dovrà rispondere di duplice omicidio volontario e occultamento e vilipendio dei cadaveri
Cadaveri nella valigia, chiesto processo per la fidanzata del figlio della coppia. Secondo l’accusa voleva nascondere un tradimento
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La Procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per Elona Kalesha, 37 anni, ex fidanzata di Taulant Pasho, il figlio dei due coniugi albanesi uccisi a Firenze nel 2015. Per la donna le accuse sono duplice omicidio volontario e occultamento e vilipendio dei cadaveri, l’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 3 dicembre. I coniugi Sheptim e Teuta Pasho erano arrivati in Italia per salutare il figlio Taulant, che sarebbe uscito dal carcere di Firenze la mattina del 2 novembre del 2015, ma di loro si perse ogni notizia.

La figlia Vitore aveva denunciato subito la scomparsa dei genitori ai carabinieri di Castelfiorentino, ma il caso si è riaperto quando nel dicembre del 2020 sono state trovate parti umane in alcune valigie abbandonate in un terreno tra il carcere fiorentino di Sollicciano e la superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Nell’ambito di quell’indagine, nelle scorse settimane sono state archiviate le accuse nei confronti di Taulant Pasho e di Denis Kalesha, fratello di Elona. Adesso è rimasta solo la 37enne a dover rispondere dell’omicidio: secondo l’accusa avrebbe ucciso i due coniugi Pasho per evitare che rivelassero al figlio di aver abortito un figlio concepito con un altro uomo, quando Taulant era già detenuto.

La prima valigia era stata trovata casualmente da un pensionato il 10 dicembre, mentre la seconda il giorno successivo, 11 dicembre, durante un controllo dei carabinieri. La terza era stata scoperta il 14 vicino al carcere di Sollicciano e dal giorno successivo erano iniziatele ricerche per la quarta. Gli inquirenti non avevano ancora collegato i resti umani all’omicidio di cinque anni prima, ipotizzando che potesse opera di un serial killer o di una setta. Dopo l’indizio del tatuaggio a forma di ancora individuato su un avambraccio ritrovato in uno dei trolley, era arrivata anche la prova dell’impronta digitale di un dito che combaciava con quella di Shpetim Pasho. Così il 22 dicembre i carabinieri avevano fermato l’ex convivente di Taulant Pasho.

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