Da maitre a maitre à penser il passo è (fin troppo) breve. E così si susseguono prese di posizione di chef più o meno stellati in tema di politiche economiche. L’ultimo ad intervenire è stato il ristoratore Gianfranco Vissani che, nel corso di una manifestazione culinaria a Ferrara, si è scagliato contro il reddito di cittadinanza. “Una vergogna totale – ha detto Vissani – Non si trova più personale in giro, educhiamo i nostri ragazzi al lavoro, al sacrificio, devono sporcarsi le mani. Ai giovani che si avvicinano a questo lavoro auguro tanta fortuna, ma ci vuole impegno, dedizione. Non si conoscono orari né feste”. Vissani, condannato in Cassazione nel 2019 per reati fiscali, fa quindi proprio il più trito e ritrito dei luoghi comuni. Anche un po’ avariato come ha evidenziato Ilfattoquotidiano.it nel corso di innumerevoli approfondimenti. I lavoratori non si trovano perché spesso le retribuzioni offerte sono scandalosamente basse e le tutele vengono ignorate.

Inoltre, come dimostrano puntualmente i dati dell’Inps sui lavoratori stagionali, non c’è stato nessun “effetto divano”. Anzi il numero di contratti stagionali è cresciuto sia rispetto al periodo pre-covid sia rispetto a prima che venisse introdotto il reddito di cittadinanza. Una delle funzioni del reddito di cittadinanza (così come dei salari minimi) è propria quello di fissare un argine alla compressione del costo del lavoro. In questo modo le imprese sono costrette a migliorare la qualità dei loro prodotti.

Una decina di giorni fa era stato il collega Alessandro Borghese a sfogarsi dalle colonne del Corriere della Sera anche lui in crisi per la difficoltà nel reperire personale. A differenza di Vissani però Borghese non ha però incolpato i giovani ma si è limitato a prendere atto che “Mentre la mia generazione è cresciuta lavorando a ritmi pazzeschi oggi è cambiata la mentalità: chi si affaccia a questa professione vuole garanzie. Stipendi più alti, turni regolamentati, percorsi di crescita. In cambio del sacrificio di tempo, i giovani chiedono certezze e gratificazioni. In effetti prima questo mestiere era sottopagato: oggi i ragazzi non lo accettano”.

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