Tra le pieghe del decreto Infrastrutture c’è anche un considerevole aiuto alle Province autonome di Trento e Bolzano perché possano mantenere il controllo della concessione dell’autostrada A22 del Brennero, scaduta nel 2014 e da allora in proroga. “L’emendamento contenuto nel testo relativo all’Autobrennero – hanno spiegato i presidenti Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher – consente alla compagine sociale di A22 di poter percorrere la chance del Ppp, ovvero il Partenariato Pubblico Privato sotto forma di Finanza di progetto”. Oggi le due Province autonome assieme alla Regione Trentino-Alto Adige hanno la maggioranza nella società, dove sono presenti gli enti locali fino a Modena, mentre i privati controllano circa il 14%. Con la procedura Ppp, che sarà gestita congiuntamente dai ministeri delle Infrastrutture e mobilità sostenibili e dell’Economia e Finanza, la società Autostrada del Brennero potrà fare una proposta relativamente alla futura concessione.

Significa che entro l’anno avanzerà una proposta al ministero di un piano di investimenti di 6 miliardi. “Saremo il primo corridoio verde d’Europa, il nostro sarà un progetto pilota” hanno detto i due presidenti in una conferenza stampa a Salorno. Ma siccome è stata prevista la procedura della finanza di progetto, su quel progetto si aprirà poi una gara a cui potranno partecipare altri concorrenti. Ed ecco il punto decisivo: se una delle proposte alternative sarà migliorativa rispetto a quella della proponente Autobrennero spa, quest’ultima potrà far scattare il diritto di prelazione. Adeguerà l’offerta, ma in ogni caso si aggiudicherà la concessione. “Il diritto di prelazione non vale tanto, vale tantissimo” ha dichiarato l’amministratore delegato di A22, Diego Cattoni. Per ottenerlo serve, comunque, la validazione della proposta da parte del ministero. Una condizione necessaria, assieme al versamento a Roma di 840 milioni in sette tranches fino al 2028 (prima rata il prossimo 15 dicembre) del Fondo Ferrovia.

Il piano di investimenti da 6 miliardi seguirà tre direttrici (il digitale, la transizione ecologica e l’intermodalità) e dovrà essere convincente per ottenere il via libera ministeriale, con successiva apertura della gara internazionale. Non dovesse arrivare l’ok si azzererebbe tutto e lo Stato potrebbe favorire una soluzione “in house”, ovvero completamente pubblica. “I vantaggi del Ppp – hanno spiegato le due Province in una nota – che si aggiunge alla possibilità della gara tradizionale o dell’assegnazione della concessione a una A22 tutta pubblica, sono quelli dei tempi rapidi di assegnazione della concessione, l’immediata operatività della società concessionaria, il controllo confermato in mano agli enti locali, l’apertura a investimenti sulla viabilità autostradale, ordinaria e sull’intermodalità. Non si tratterebbe di una semplice concessione autostradale ma dell‘attuazione di un progetto di mobilità integrata”.

Il governatore trentino Fugatti ha commentato: “Abbiamo lavorato insieme in silenzio, pancia a terra, per questo risultato. L’ipotesi di finanza di progetto è stata coltivata con diverse interlocuzioni ministeriali ai più alti livelli, e garantisce la continuità di tutti i soci, sia pubblici che privati almeno nel breve termine, e la governance attuale”. Ed è questo che interessava a Trento e Bolzano, mantenere il controllo della società, evitando che la centralità si trasferisse a Roma. La A22 collega, con un percorso di 314 chilometri, Campogalliano al passo del Brennero, attraversando Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. Produce utili annui per circa 70-80 milioni e ricavi che variano tra i 400 e i 500 milioni di euro (considerando tutto il gruppo). Giudizio di Kompatscher: “Questa è la soluzione migliore: è garantito l’interesse pubblico e si va verso uno sviluppo green. Avremo così un’autostrada sempre meno inquinata e sempre più digitale”. Sicuramente sarà un’autostrada con trazione in Trentino Alto Adige.

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