Ieri la procura di Firenze ha notificato la chiusura indagine sulla Fondazione Open, ipotizzando una serie di reati che vanno a vario titolo dal finanziamento illecito alla corruzione, ma poco meno di un mese il tribunale del Riesame, dopo due ricorsi accolti presentati da parte della difesa dell’imprenditore Marco Carrai e accolti dalla Cassazione, ha confermato per la terza volta il sequestro dei documenti dopo le perquisizioni di novembre 2019. I supremi giudici avevano sostenuto che non era provato che la fondazione – che ha finanziato alcune edizioni della Leopolda e ha accompagnato l’ex premier durante la scalata alla segreteria del Pd e l’entrata a Palazzo Chigifosse una articolazione del partito, all’epoca guidato da Matteo Renzi, tra gli indagati dell’inchiesta. La procura però ha insistito e i giudici del Riesame ritengono – come si legge nel documento di 52 pagine depositato il 21 settembre scorso – che Open funga da “cassa spese” ed “è una meramente creatura simbiotica con Matteo Renzi con il raggruppamento interno al Pd facente a lui capo”. Una “simbiosi operativa” per i giudici. Sono diversi gli esempi citati dai magistrati come il bilancio del 2017-2018 per le spese della Leopolda del 2017 pari quasi a 258mila euro. Un’analisi che inizia molto prima – a partire dal 2020 – quando la fondazione si chiamava Big Bang.

La Leopolda 2017 e le iniziative riconducibili alle campagne elettorali – Per i magistrati del Riesame, riguardo alla Leopolda 2017, “tutte le voci di spesa considerate sono del tutto avulse da iniziative propriamente culturali; ma attengono all’organizzazione, intesa come allestimento di palchi, sale, utenze elettriche e servizi di telefonia ed internet, spese per personale addetto alla sicurezza, riprese fotografiche e video, pulizie, sempre e soltanto a servizio di manifestazioni riconducibili a campagne elettorali, vuoi per le primarie vuoi per le elezioni legislative, in ogni caso a sostegn0 della candidatura di Matteo Renzi, cosicché si ripropone ancora un’evidente simbiosi con l’attività del Partito Democratico o, per maggiore precisione, col raggruppamento interno del Pd facente capo a Matteo Renzi”.

La valutazione dei giudici però si allarga al periodo 2012-2018: “Tutti i prospetti di spesa inerenti agli anni 2012-2018 appaiono indicativi che la fondazione Big Bang prima e la Open dopo hanno seguito le iniziative politiche e le strategie di Matteo Renzi per proporsi alla guida del Pa1tito Democratico, della coalizione di Centro-Sinistra, del Governo nazionale, modulando i propri interventi e le proprie spese sulla base delle esigenze e delle direttive dello stesso Renzi. Nello stesso tempo non sono emersi impegni per convegni, tavole rotonde, dibattiti, proposte editoriali, videografiche che non fossero finalizzate al buon esito di una delle campagne elettorali nelle quali si impegnava il leader. Di per sé non c’è nulla dì illegittimo e si rientra nell’auspicabile dialettica costituzionale, ma espone la Fondazione Open ad essere una creatura meramente simbiotica con Matteo Renzi e col raggruppamento interno al Pd. a lui facente capo. Né cambia il quadro delle cose che alla ci si sia occupati dei terremotati del Centro Italia e dell’alluvione di Firenze successa proprio 50 anni prima, argomenti sensibili per ogni capo politico e anche per Renzi, fiorentino e protagonista della manifestazione che si teneva proprio a Firenze”.

Il referendum e il sostegno restituito – Un altro esempio del filo rosso tra Renzi e la fondazione secondo i giudici risulta dalle indagini che hanno mostrato come la Open abbia “fornito al Comitato referendario quale forma di contributo la somma di 260mila euro. È opportuno precisare che la somma – sottolineano i magistrati – verrà quasi completamente restituita l’anno successivo (255mila), resta comunque la ragguardevole anticipazione, che qui si vuole richiamare semplicemente quale ulteriore indice di un ‘attività della Fondazione completamente funzionale alle esigenze politiche ed elettorali del raggruppamento interno del Pd facente capo a Matteo Renzi”.

Il caso del volo privato a Washington – C’è poi il caso del volo privato per raggiungere gli Usa. L’ex premier, nel giugno 2018, volò a Washington dopo aver ricevuto un invito dall’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton per parlare all’iniziativa prevista per i 50 anni dell’omicidio di Robert Kennedy. Un discorso che era durato pochi minuti. Renzi non potendo partire con un volo di linea perché era prevista una votazione importante in Senato e non riuscendo a rimediare neanche un passaggio – ricordano i magistrati del Riesame – decise di andarci utilizzando un volo privato che costerà 134.900 euro. Il noleggio riguardava un Dassault Falcon 900 bianco, messo a disposizione dalla “Leader” di Ciampino, compagnia esclusiva di “Luxury airtaxi”. Spese coperte dalla fondazione Open attraverso le donazioni dei suoi generosi finanziatori.

A dimostrazione del decisionismo in una delle informative della Guardia di finanza depositate agli atti dell’inchiesta sono riportati diversi messaggi intercorsi tra Bianca, una interlocutrice e Luca Lotti “dai quali emerge la difficoltà economica per la di sostenere la spesa, il disappunto per l’irremovibilità del senatore Renzi il quale, mentre la contattava eventuali finanziatori, era già decollato da Ciampino. L’episodio evidenzia Renzi – scrivono i magistrati – fosse consapevole di potersi rivolgere alla fondazione e pretendere un così importante impegno finanziario per un’iniziativa in fin dei conti estemporanea, sorta il 3 Giugno e da attuare entro il 5. L’atteggiamento dei vertici della fondazione conferma che era del tutto prona alle esigenze ed alle richieste del senatore Renzi, come tutti gli elementi finora esposti già da soli indicavano”.

Le spese personali del senatore Renzi – Secondo i giudici c’è poi il capitolo delle spese personali: “Per quanto possa valere, a fronte di indicazioni univoche già esposte circa la funzione della fondazione appare interessante proporre una tabella del costo di servizi alla persona fruiti da Matteo Renzi e sovvenzionati dalla Fondazione”. La tabella ricavata dall’annotazione di polizia giudiziaria. datata 27 luglio 2021 è ricavata dalla documentazione della Open. “Le voci sono costituite da: editoria, libri, giornali e riviste, acquisti di carburante e lubrificanti, spese alberghiere, pedaggi autostradali, biglietteria varia spese ristoranti, rimborsi spese a piè di lista, locazione di sale, palchi e teatri, spese telefoniche e telefoni cellulari, internet, noleggi auto, altri costi inerenti (scontri e documenti non intestati, ecc.), servizi fotografici e riprese video, contributi, donazioni ed erogazioni liberali, costi sostenuti in attesa di documentazione, acquisti vari. Alcune spese poi risultano condivise con Maria Elena Boschi e Luca Lotti anche loro indagati nell’inchiesta fiorentina.

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