“Volo privato MR per accettazione fondazione Open”. Tra le 5mila pagine depositate dai pm di Firenze c’è anche una cartellina con questa denominazione. Gli uomini della Guardia di finanza hanno trovato i documenti di quel volo che Matteo Renzi, senatore semplice del Pd, prese il 5 giugno 2018 per andare negli Usa. Un volo privato – come aveva scritto La Verità che oggi riprende il filo di quell’inchiesta – su cui viaggiavano anche due guardie del corpo e il segretario particolare Benedetto Zacchiroli. La missione americana era lampo: parlare poco più di due minuti, pare siano stati 143 secondi, sul palco dell’anfiteatro del cimitero militare di Arlington per la celebrazione del 50° anniversario della morte di Bob Kennedy. Per raggiungere Washington l’ex premier ed ex segretario del Pd aveva usato un Dassault Falcon 900 bianco, messo a disposizione dalla “Leader” di Ciampino, compagnia esclusiva di “Luxury airtaxi”. “Un servizio di lusso del valore stimato – ha riportato in quotidiano – tra gli 85mila e i 150mila euro“. Spese coperte dalla fondazione Open attraverso le donazioni dei suoi generosi finanziatori.

I documenti sequestrati negli uffici di Alberto Bianchi, avvocato ed ex presidente della Fondazione Open, sembrano dimostrare che quando si trattava di finanziare le trasferte politiche di Renzi non si badava tanto alle spese. Anche per il viaggio di lavoro a San Francisco è stato trovato un appunto: “Cartellina bianca intestata Rimborsi Marco Carrai Bionic Hotel Fairmont contenente scheda denominata ‘Credito M.Carrai’, e-mail con allegata ricevuta di pagamento dell’hotel Fairmont di San Francisco a nome di Matteo RENZI del 21 febbraio 2017”. Gli elenchi dei rimborsi sono lunghi e riguardano anche l’entourage: biglietti di treni e aerei e anche una fattura Ikea. C’è pure un anticipo, secondo quanto riporta La Verità, “all’avvocato Boschi 679 euro” “da rimborsare”. Lunedì 16 dicembre si terrà l’udienza davanti ai giudici del Riesame degli indagati Alberto Bianchi, avvocato ed ex presidente dell’associazione Open, e dell’imprenditore Marco Carrai, consigliere dell’ente e amico di infanzia di Renzi. Chiedono il dissequestro dei documenti acquisiti durante le perquisizioni ordinate dai pm.

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