In Italia meno di una persona con disabilità su tre ha un lavoro. Lo dicono i dati Istat. Un caso particolare riguarda le persone con sindrome di Down che, nonostante la presenza di alcuni percorsi di inserimento professionale, hanno difficoltà a trovare aziende realmente inclusive. “Serve un lavoro di rete”, spiega al Ilfattoquotidiano.it Massimo Rota, responsabile area giovani adulti dell’Associazione Genitori e Persone Down (AGPD) operativa soprattutto su Milano. “Il sistema è governato dalle direttive regionali che trovano attuazione nelle province e città metropolitane”. Ma prima di arrivare alla persona disabile, i fondi a disposizione sono distribuiti tra molti attori con differenti regole, modalità e tempi. “Per inserire persone con disabilità intellettiva – aggiunge Rota – è necessario che le metodologie con cui si realizza il coaching e il tutoring siano concrete. Servono molte ore di lavoro fianco a fianco tra tirocinante, tutor associativo (o agenzia del lavoro), gruppo di lavoro aziendale. Di fatto può succedere che la disponibilità di un’azienda a inserire una persona disabile non coincida con la disponibilità di risorse per seguire il processo di inserimento o viceversa. Negli anni in Lombardia si sono introdotti dei correttivi ma c’è ancora tanta strada da fare”. Non mancano però i casi positivi.

Proprio oggi, 10 ottobre, CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle persone con sindrome di Down) lancia in occasione della Giornata internazionale delle persone con sindrome di Down la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per l’inclusione lavorativa “Più ci assumi, più ci assumeranno”. Perché, come mostrato nel video musicale “The Hiring Chain” interpretato da Sting, più persone con disabilità intellettiva vengono viste al lavoro dimostrando le loro capacità e competenze, più verranno riconosciute come dipendenti di valore, più si apriranno nuove opportunità per molti altri. Un appello per promuovere e realizzare l’inclusione lavorativa delle persone con sindrome di Down in Italia.

Lo studio legale – A Milano, ad esempio, uno studio legale ha deciso di assumere Federico, scelta doppiamente rilevante anche perché non aveva nessun obbligo di legge come hanno le aziende con oltre 15 dipendenti. “L’idea è nata grazie alla collaborazione da parte di un socio dello studio con l’associazione AGPD”, dicono da SCF Studio Legale. “Abbiamo condiviso il pensiero che l’inserimento di una persona con disabilità all’interno di un gruppo di lavoro possa portare benefici non solo alla persona che viene inserita consentendogli di acquisire maggiore autonomia, prendere contatto con il mondo del lavoro, con le sue difficoltà, con il piacere di sentirsi utili e l’orgoglio di ricevere uno stipendio, ma a tutto il gruppo in termini di riconoscimento delle difficoltà, gestione dei tempi e dei modi del lavorare, comunicabilità e accoglienza”. Federico svolge un lavoro di supporto alla segreteria dello studio. Opera utilizzando il sistema gestionale di studio, verificando la completezza delle schede dei clienti e dei fascicoli, richiedendo ai professionisti dello studio di fornirgli i dati mancanti e apportando le necessarie integrazioni. “Si tratta di un lavoro che in passato non era mai stato svolto con la costanza e la completezza con cui Federico l’ha affrontato” spiegano i soci di SCF.

Le tante difficoltà incontrate per l’assunzione – Non è stato semplice assumere Federico, anzi. “È stato piuttosto complicato raccogliere informazioni su eventuali bandi, incentivi, sgravi contributivi o agevolazioni fiscali che possono spettare a una realtà che, come la nostra, non sia tenuta alle assunzioni obbligatorie per legge” raccontano. “Inizialmente, per il tirocinio extracurriculare che è durato 2 anni, ci siamo appoggiati ad Anmil onlus, ma sostanzialmente abbiamo dovuto rivolgerci ai nostri consulenti del lavoro per tutte le incombenze (che sono molte e complicate) per la registrazione al portale di Città Metropolitana di Milano e per quanto riguarda l’assunzione”. Questi ostacoli rischiano di disincentivare o scoraggiare l’avvio di progetti simili e un intervento migliorativo sarebbe auspicabile. I soci dello studio infine offrono consigli ad altre aziende: “Suggeriamo di pensare ad un “loro Federico” non come adempimento di un obbligo, ma come ad un’opportunità. Bisogna dare retta a coloro, come i nostri colleghi Claudio Ceriani e Sabrina Magni – dicono dallo studio legale – che sanno guardare oltre le apparenze e non ostacolare la loro determinazione. Alla fine, anche i più scettici tra di noi si sono dovuti ricredere su quanto Federico abbia saputo ripagare la fiducia riposta e su come si sia guadagnato ogni singolo centesimo del compenso pattuito”.

I progetti d’inclusione lavorativa di Coordown: la campagna “The Hiring Chain” – Contattata dal Fatto.it CoorDown, il coordinamento nazionale di associazioni delle persone con sindrome di Down, racconta le sue iniziative sul tema del lavoro. “L’inclusione è prima di tutto un fatto culturale, noi crediamo che prima di qualsiasi altra azione vada preparato il contesto: su un terreno fertile i progetti delle associazioni possono davvero fiorire” spiega Martina Fuga, responsabile della comunicazione di CoorDown. Per questo hanno lanciato una campagna di comunicazione dal titolo “The Hiring Chain”, un video musicale interpretato da Sting che racconta che più persone con disabilità intellettiva vengono viste al lavoro, più verranno riconosciute come dipendenti di valore, più si apriranno nuove opportunità per molti altri. La campagna è stata lanciata su scala mondiale e nei primi mesi ha ottenuto 5 milioni di visualizzazioni e 45mila persone hanno visitato la piattaforma www.hiringchain.org. “È da evidenziare – dice Fuga – soprattutto perché oltre 900 aziende da tutto il mondo hanno contattato le associazioni di riferimento e deciso di seguire l’invito lanciato dal video. Sono arrivate centinaia di offerte e solo in Italia sono 15 le assunzioni di persone con sindrome di Down in definizione”. Fuga sottolinea inoltre che “non tutte le associazioni nei diversi territori lavorano allo stesso modo, per questo stiamo cercando di fare un lavoro di coordinamento e di formazione affinché chi ha esperienze e competenze decennali possa trasferirle a chi ne ha meno”.

Due storie da Verona di inclusione professionale riuscita – Enrico Zecchinato ha 25 anni e dopo un primo tirocinio formativo è stato assunto con regolare contratto a tempo indeterminato a dicembre 2020 da Bricoman, con la mansione di venditore nel reparto utensileria. Erano anni che la sede veronese dell’azienda specializzata in articoli da bricolage stava pensando d’inserire in organico una persona con sindrome di Down. “I dubbi iniziali”, dicono i datori di lavoro, “erano i più classici: sarebbe riuscito un ragazzo con disabilità intellettiva ad imparare un lavoro così specifico e complesso?” Andrea Belli, direttore del negozio, spiega che “grazie al percorso di inserimento supportato dalle tutor della Fondazione Più di un Sogno durante l’HUB aziendale hanno mappato il punto vendita e trovato le mansioni più adatte per il ragazzo, che oggi riesce a svolgere compiti più articolati”. Enrico raggiunge la sede di lavoro in autonomia con il bus e si dice “soddisfatto e contento di aver trovato un lavoro appagante”. Andrea Baccaro è invece diventato assistente in cucina. Baccaro ha sempre espresso una grande passione per la cucina e dal 2019 è stato assunto come assistente per Valemour Good Food, Progetto di Vale un Sogno Cooperativa Sociale, favorendo l’inserimento lavorativo di persone con fragilità importanti. Andrea è assunto nell’ambito della collaborazione avviata con l’azienda Aquest srl, di San Giovanni Lupatoto (Verona), che fa parte del gruppo WPP. Al lavoro, Andrea è affiancato dalla tutor che lo aiuta a svolgere i suoi compiti. “Tutti ci dicevano che sarebbe stato impossibile: e invece noi siamo andati avanti, dimostrando che anche ragazzi come Andrea avrebbero potuto realizzare i loro sogni” dice Irene Bossio, la tutor di Andrea.

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