ResQ People torna in mare. Sabato 9 ottobre, la nave della ong salperà da Porto Empedocle (Agrigento) diretta verso la zona di ricerca e soccorso del Mediterraneo centrale. A bordo un equipaggio di venti persone provenienti da quattro diversi Paesi. Per la ong nata nel 2019 si tratta della seconda missione. Nella prima, lo scorso agosto, 166 persone sono state salvate dall’acqua e condotte in un porto sicuro.

Proprio venerdi 8 ottobre Cecilia Strada ha aperto l’anno accademico dell’Università per Stranieri di Siena. “Ci pare che Resq, «la nave degli italiani» che solca il Mediterraneo per salvare «esseri umani, leggi e diritti», della quale Cecilia è portavoce, sia tra le luci accese nell’eterna notte della Repubblica”, ha detto il neorettore Tomaso Montanari nel suo discorso di insediamento.
Ecco un ampio passaggio e la conclusione del discorso del professor Montanari

“Abbiamo chiesto a Cecilia Strada di aprire questo anno accademico, perché ci pare che Resq, «la nave degli italiani» che solca il Mediterraneo per salvare «esseri umani, leggi e diritti», della quale Cecilia è portavoce, sia tra le luci accese nell’eterna notte della Repubblica. Italiani che accolgono stranieri: e che per accoglierli li strappano al mare, perché non siano riconsegnati alle carceri libiche – a torture pagate con i soldi delle nostre tasse. Resq salva la nostra stessa identità: «Profugo … povero, ignoto, io vago fra i luoghi deserti di Libia / dall’Europa … respinto»: sono parole del primo canto dell’Eneide, a parlare è Enea.
«Profugo … povero, ignoto, io vago fra i luoghi deserti di Libia / dall’Europa … respinto»: se questo è il mito fondativo di Roma, come potremmo essere più fedeli alla traditio, al passaggio di mano della cultura, se non con la presenza, la testimonianza, la parola di Cecilia Strada? Siamo stranieri in Italia: da sempre meticci, fusi, diversi, sangue misto, bastardi. Questa la nostra storia: questo il nostro progetto per il futuro. Questo, in una università in cui si impara a diventare stranieri, è davvero il nostro lavoro di ogni giorno.
La nave Resq dice di sé, lo abbiamo sentito, che salva non solo i corpi, ma anche le leggi. Già, le leggi.
Oggi vorrei ricordare che costruendo le basi culturali per aprirci agli stranieri, la nostra università è dalla parte della legge, dell’ordine. È bene ricordarlo, in un’Italia in cui legge e ordine sembrano essere diventate bandiere di chi i migranti li sequestra sulle navi, o li vorrebbe affondare sui barconi. Nadia Fusini – che oggi ci onora della sua presenza – mi ha regalato l’ancora inedita traduzione di un brano del Thomas More, questo dramma scritto nell’Inghilterra del primo Seicento da un collettivo di autori, uno dei quali fu nientemeno che William Shakespeare.
E proprio in uno dei brani così evidentemente suoi, leggiamo parole che sembrano scritte per oggi. Tomaso Moro, cancelliere del regno, è chiamato a sedare il tumulto del popolo che vorrebbe cacciare gli stranieri che rubano il lavoro agli inglesi. Così si rivolge loro:

Diciamo che sono espulsi, e diciamo che questa vostra protesta

Giunga a ledere la maestosa dignità dell’Inghilterra.

Immaginate di vedere gli stranieri disgraziati,

Coi bambini sulle spalle, i loro miseri bagagli,

Arrancare verso i porti e le coste per imbarcarsi,

E voi assisi in trono, padroni ora dei vostri desideri,

L’autorità soffocata dalle vostre risse,

Voi, agghindati delle vostre opinioni,

Che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato

A far prevalere l’insolenza e il pugno forte,

E come si annienta l’ordine. Ma secondo questo schema

Nessuno di voi arriverà alla vecchiaia:

Ché altri furfanti, in balìa delle loro fantasie,

Con quello stesso pugno, con le stesse ragioni, e lo stesso diritto,

Come squali vi attaccheranno, e gli uomini, pesci famelici,

Si ciberanno gli uni degli altri.

Volete calpestare gli stranieri,

Ucciderli, sgozzarli, impadronirvi delle loro case,

Mettere il guinzaglio alla maestà della legge

Per aizzarla poi come un cagnaccio. Ahimè! Diciamo che il Re,

Clemente col traditore pentito, rispondesse

In modo non commisurato alla vostra grande colpa,

Mettendovi al bando: dove ve ne andrete?

Quale paese, vista la natura del vostro errore,

Vi darà asilo? Che andiate in Francia o

Nelle Fiandre, in qualsiasi provincia germanica,

In Spagna o in Portogallo,

In qualunque luogo che non sia amico dell’Inghilterra:

Ebbene, lì sareste per forza stranieri. Vi piacerebbe forse

Trovare una nazione di temperamento così barbaro

Che scatenandosi con violenza inaudita,

Vi negasse rifugio sulla terra, anzi

Affilasse detestabili coltelli per le vostre gole,

Scacciandovi come cani, come se non fosse Dio

Che v’ha fatto e creato, come se gli elementi naturali

Non servissero anche ai vostri bisogni

Ma dovessero essere riservati a loro? Cosa pensereste

Di un simile trattamento? Questo è il caso degli stranieri,

Questa la vostra montagnosa disumanità.

Chi caccia lo straniero, chi lo perseguita, chi lo insulta distrugge la legge e l’unico ordine possibile, quello umano. Le parole di Shakespeare sono ancora più vere nell’Italia di oggi, retto da una legge fondamentale, la Costituzione del 1948, che fa del nostro comune essere persone umane il fondamento stesso di ogni legge. E, come vedete, dallo studio della storia e delle lingue, dalla filologia, dalla traduzione estraiamo continuamente, come da un tesoro, cose nuove e cose antiche. Ecco, dunque, il nostro lavoro: tenere in tensione queste cose. L’antico e il nuovo, il passato e il presente: quella tradizione umanistica che ancora può renderci umani.

«La nostra patria – ci ha ricordato Carlo Rosselli – non si misura a frontiere e cannoni, ma coincide col nostro mondo morale e con la patria di tutti gli uomini liberi». È un forte, fortissimo invito alla presenza. Ad essere presenti, contro ogni forma di indifferentismo. Oggi siamo felici anche perché finalmente possiamo essere qua in presenza – pur conservando, come è doveroso, distanziamenti, mascherine, porte aperte e prudenza. Il nostro impegno è che questa presenza fisica sia segno e annuncio di una presenza morale, culturale, umana dell’Università per Stranieri: nella città di Siena, in Italia e in un mondo che, anche per noi, coincide con la patria di tutte le donne e di tutti gli uomini liberi.

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