Questo testo contiene rimandi (“e Bruto è uomo d’onore”) alla famosa orazione funebre di Marco Antonio per Giulio Cesare di William Shakespeare.

Romano Prodi sa che Silvio Berlusconi utilizza (da sempre) i certificati medici per non presentarsi alle udienze e allungare i processi, e tuttavia lo difende calpestando i magistrati (“Proporre una perizia psichiatrica per Berlusconi è una delle ennesime follie dell’Italia”); ma Prodi è uomo d’onore e non posso pensar male di lui. Egli sa che i processi a carico di B. sono fermi da mesi, che molti sono già finiti in prescrizione, che la tecnica dilatoria è un escamotage (un inganno, un trucco) per sottrarsi alla magistratura, lo sa, ma ha parole pro-Caimano: Prodi parla di follie dei pm; e Prodi è uomo d’onore.

Egli sa che decine di avvocati sono al servizio di B. per difenderlo dal processo; che “grazie a rinvii, dilazioni e lodi” ha guadagnato otto prescrizioni, che considera la magistratura un cancro e la propria persona al di sopra della legge, lo sa, ma Prodi è uomo d’onore (qualcuno lo nega?) anche se offende i magistrati e legittima il Caimano (ha “il merito di aver spostato Forza Italia verso una linea europea”).

Egli conosce le ragioni della pm (non vuol soccombere alle dilazioni del processo); e sa che B. è accusato di reati gravissimi; che aveva il mafioso Mangano in casa; ha frodato il fisco; ha corrotto; e nel processo arrivato alla meta è stato condannato ai servizi sociali, lo sa, eppure Prodi dice che la pm è folle; e Prodi è uomo d’onore.

E’ che su B. è in atto un voltafaccia inaudito: si è passati dalle critiche in mille articoli, al Caimano Statista; e più le testimonianze e le sentenze (vedi sentenza Dell’Utri) mostrano le collusioni di B. con la mafia, più ci si ostina a coprirlo oscurando fatti orrendi e presentandolo come interlocutore valido. Perché?

Prodi sa che fra pochi mesi dovrà essere eletto il Presidente della Repubblica, e che B. – nonostante le aspettative – difficilmente riuscirà a farcela. Incomprensibile la sua dichiarazione pro-Caimano? E’ vero il contrario: i voti di B. – tolta di mezzo la sua illusione di ascendere al Colle – possono servire. Prodi lavora pro domo sua e passa sopra la testa dei magistrati (che provano a incastrare B.) chiamandoli folli.

Ma la mia è solo un’ipotesi, naturalmente; il Nostro è uomo d’onore e non “ucciderebbe” un pm (“l’umiliazione talvolta è peggio del delitto”) per scopi personali. Anche perché se così fosse, nel contesto odierno e con sentenze importanti in arrivo, Prodi avrebbe posto la sua candidatura al Colle (sempre negata, ovvio) nel peggiore dei modi.

Post scriptum. Le parole di Prodi davvero non piacciono e meritano (anche) le critiche di Marco Travaglio che, col suo stile, fotografa la situazione: sul filone della sinistra che cerca voti a destra – scrive – “c’è Prodi, che prima nega di puntare al Colle e poi definisce la perizia psichiatrica a B. una ‘follia italiana’ (in realtà la perizia sulle condizioni psicofisiche dell’imputato è prevista dalla legge per chi non si fa processare marcando continuamente visita) e lo loda per una fantomatica ‘scelta europeista’. Nemmeno B. aveva osato tanto. Ma, sentendolo dire da Prodi, ha finito per crederci e ieri ha inviato un video-messaggio al Ppe dal mausoleo di Arcore o dalla piramide di Cheope per autoelogiarsi come il quarto fondatore dell’‘Europa cristiana’ dopo De Gasperi, Adenauer e Schumann” (il Fatto, 22-9-21).

E’ il punto decisivo, su cui una seria riflessione andrebbe fatta, quando e se finiremo di occuparci (giustamente) di questa dannata pandemia. Le domande sono chiare e attendono una risposta: perché un leader di sinistra da sempre avversario di Berlusconi deve fare l’elogio, oggi, del Caimano? Perché si resetta tutto e si presenta B. come fosse immacolato? Perché le sue losche frequentazioni, le corruzioni, e le collusioni con la mafia non disturbano più? Perché nei Paesi veramente civili un leader con un decimo delle imputazioni a carico di B. sparisce dall’agone politico, e da noi invece non accade nulla? Perché quest’uomo riesce sempre – nonostante tutte le nefandezze a suo carico – a restare a galla?

In queste domande, e nella difficoltà di trovare risposte che convincano anzitutto me stesso, vedo buona parte dell’anomalia italiana. Quando Mussolini arrivò al potere, Gobetti evidenziò come in una società svuotata dalla Controriforma e dalla consuetudine della servitù politica, fossero sempre state carenti impegno civile e coerenza tra pensiero e azione. Insomma, il fascismo gli appariva “la rivelazione delle deficienze secolari del popolo italiano e della pochezza delle classi dirigenti”, “l’autobiografia della nazione”.

Ecco, che B. venga difeso ed elogiato (per giunta da un leader di sinistra), e aspiri al Colle è il dato sconvolgente odierno, e dice del nostro Paese: il Caimano è oggi l’autobiografia della nazione.

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