Solo l’1,4% della popolazione dei Paesi a basso reddito ha ricevuto almeno una dose di vaccino ma i grandi del pianeta non sembrano interessarsene. Italia compresa. A lanciare l’accusa sono Oxfam Italia ed Emergency, che sottolineano come dal G20 sulla Salute di Roma non sia stato compiuto “nessuno passo concreto” verso la “sospensione dei monopoli di Big Pharma per garantire l’accesso ai vaccini nei Paesi a basso reddito”. Una minaccia, sottolineano le due organizzazioni, che tocca direttamente anche il nostro Paese visto il legame tra l’insorgenza di nuove varianti e la scarsa copertura vaccinale nelle zone in via di sviluppo.

“I vaccini sono la chiave per aprire una stagione diversa. Ma ci sono disuguaglianze, troppe, nella distribuzione e questo è inaccettabile sul piano dei valori e sul piano sanitario”: questo un passaggio del discorso tenuto dallo stesso Speranza a chiusura del summit casalingo, che ha visto gli Stati presenti impegnarsi ad “intervenire per portare i vaccini nei Paesi più fragili“. Promesse destinate ad essere disattese, sostengono Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia, e il presidente di Emergency Rossella Miccio, che hanno commentato le parole del ministro in questo modo: “Nella risposta alla pandemia, in termini di accesso globale ai vaccini, nulla si è fatto per definire strategie e strumenti di medio e lungo periodo che, davanti a future pandemie, possano cambiare il paradigma e mettere fine alle vergognose disuguaglianze nell’accesso alle cure”.

In effetti i dati sull’immunizzazione nel sud del mondo non mentono. E a chiamarli in causa è stato peraltro anche il premier Mario Draghi in occasione del G20 Compact with Africa: nei Paesi ad alto reddito quasi il 60% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, mentre in quelli a basso reddito non si arriva neppure all’1,5%. Un rischio per salute di tutti, sottolineano Oxfam Italia ed Emergency, ma anche un danno all’economia globale che un recente report dell’Economist ha stimato in circa 2,3 trilioni di dollari nel periodo 2022-2025.

“La dichiarazione adottata oggi dalla Ministeriale Salute non offre risposte concrete alla sfida più drammatica e urgente posta dalla pandemia, quella di un vaccino che sia per tutti e ovunque“, ribadiscono Albiani e Miccio. Che aggiungono: “Servono soluzioni più incisive che rivedano il monopolio a tutela della proprietà intellettuale delle case farmaceutiche, sostengano con forza il trasferimento di tecnologie e know-how e intervengano a supporto della capacità produttiva a livello globale”. Da qui l’appello ai leader del G20 perché “possano recuperare nel summit finale il coraggio e l’ambizione per intraprendere un reale cambio di rotta, adottando misure in grado di disinnescare la spirale di disuguaglianza nell’accesso alle cure che la pandemia ha ulteriormente esacerbato, rendendo così attuale e non solo dichiarato il principio dei vaccini come bene pubblico globale”.

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