Una strategia condivisa per il futuro dell’Afghanistan, dei rapporti con le potenze occidentali e dei diritti civili della popolazione. Il G7 straordinario convocato nel pomeriggio di oggi, lunedì 30 agosto, al quale ha partecipato anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, aveva proprio l’obiettivo di stabilire una linea di condotta comune tra i grandi della terra. Al vertice, in forma virtuale, oltre ai membri del G7 hanno preso parte anche altri attori regionali come Turchia e Qatar, oltre ai rappresentanti di Nato e Ue. Un antipasto di ciò che in giornata ha richiesto la Russia che ha auspicato la convocazione di un summit dei Paesi che hanno preso parte alle missioni militari in Afghanistan e allargato agli Stati che confinano col nascente Emirato Islamico.

“Ringrazio il Segretario di Stato Usa Antony Blinken per aver convocato questo incontro oggi, un’importante opportunità per discutere di una strategia condivisa. Come hanno dimostrato questi attacchi, la minaccia terroristica in Afghanistan è concreta e deve essere affrontata. È fondamentale mantenere una stretta cooperazione nell’affrontare la crisi afghana”, ha detto il ministro che nel suo intervento è passato subito a sottolineare l’esigenza di creare una safe zone, dei canali di passaggio sicuro per continuare con le evacuazioni dei civili, come chiesto già ieri da Francia e Gran Bretagna: “Abbiamo preso atto dell’assicurazione dei Talebani che tutti i cittadini stranieri e afghani con autorizzazione di viaggio potranno lasciare l’Afghanistan”, ha detto per poi lasciare intendere anche quale sarà la linea di Roma, in linea con le dichiarazioni dell’Alto rappresentante per la Politica estera Ue, Josep Borrell, in un’intervista al Corriere della Sera: “Dobbiamo continuare ad assistere gli afghani e per farlo ci sono diverse opzioni. Una è assistere gli afghani nei Paesi terzi“.

Protezione per rifugiati e richiedenti asilo, quindi, ma no ai flussi incontrollati verso il Vecchio Continente. Anche Borrell aveva spiegato che centinaia di migliaia di persone in fuga non erano sostenibili per l’Ue, anticipando la necessità di sostenere anche economicamente, un po’ come fatto con la Turchia sui rifugiati siriani, gli Stati confinanti. E anche Di Maio spiega che sarà necessario continuare a fornire “assistenza umanitaria e revisioneremo i programmi di cooperazione per convogliare quante più risorse possibili verso gli aiuti umanitari, in particolare verso i Paesi bisognosi della regione. Come ha affermato Draghi al G7, siamo pronti a reimpegnare i fondi originariamente destinati al sostegno alle forze afghane verso programmi di assistenza. Allo stesso tempo dovremo vigilare che l’accesso umanitario al Paese sia garantito, che gli aiuti arrivino effettivamente a chi ne ha bisogno e che non vi siano impedimenti alla presenza delle agenzie Onu”.

Di Maio, nel suo intervento, ha anche auspicato che le potenze internazionali si coordinino sulla possibilità di riaprire i canali diplomatici nel Paese, senza intraprendere iniziative isolate: “La nostra Ambasciata si è prontamente trasferita a Roma ed è pienamente operativa. Il nostro inviato speciale per l’Afghanistan è a Doha. È importante continuare a garantire uno stretto coordinamento anche lì e decidere una posizione comune su dove collocare la presenza diplomatica. È fondamentale agire insieme nei confronti dei Talebani. Dobbiamo giudicarli dalle loro azioni, non dalle loro parole”.

E al dialogo con gli Studenti del mullah Hibatullah Akhundzada, il capo della Farnesina affianca anche la necessità di coordinarsi con le altre due potenze che hanno legami e interessi nel Paese: Russia e Cina. “L’Afghanistan non può diventare nuovamente un terreno fertile per il terrorismo e una minaccia alla sicurezza internazionale – ha aggiunto – Dobbiamo rimanere vigili e accertarci che i Talebani rispettino l’impegno di impedire a qualsiasi gruppo terroristico di operare nel Paese. A questo proposito, dobbiamo lavorare con tutte le parti che condividono questa stessa preoccupazione, a partire dai Paesi della regione e includendo Russia e Cina. Serve l’impegno di tutta la comunità internazionale”.

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