Il gazebo distrutto, l’inchiesta dell’Antiterrorismo e 8 manifestanti denunciati. E solidarietà da alcuni partiti. Il giorno dopo l’assalto al banchetto del M5s da parte del corteo No Green Pass per le strade di Milano, la politica prende le distanze. In parte almeno. Perché a condannare il gesto di un gruppo di manifestanti sono il Pd milanese, Leu, Forza Italia, Italia Viva, il sindaco Beppe Sala e lo sfidante del centrodestra Luca Bernardo accodandosi alla ferma condanna di vertici e ministri del Movimento. Mentre Lega e Fratelli d’Italia tacciono, per il momento.

Tra i primi ad intervenire era stata, già sabato sera, la candidata sindaca pentastellata Layla Pavone. Gli attivisti erano in Darsena proprio per raccogliere le firme necessarie alla presentazione della lista alle Comunali del 3 e 4 ottobre: “Sono costernata e amareggiata per ciò che accaduto, la violenza non è nel dna di Milano – aveva detto – Esprimo profonda vicinanza agli attivisti del Movimento 5 Stelle vittime di tale inciviltà”. Mentre per il leader del M5s ed ex premier Giuseppe Conte si è trattato di un “gesto gravissimo, profondamente antidemocratico”.

L’assalto dei No Green Pass, che hanno divelto il gazebo e il banchetto urlando “traditori” agli attivisti è stato poi condannato dalla segretaria metropolitana del Pd di Milano, Silvia Roggiani che ha definito “vigliacchi” i manifestanti per “un atto violento, incivile e ingiustificabile”. “Agli attivisti che sono stati assaliti, mentre erano in strada per confrontarsi con le cittadine e i cittadini – ha aggiunto l’esponente dem – tutta la nostra solidarietà. Parlano di dittatura, restrizioni e poi sono responsabili di azioni che nulla hanno a che vedere col vivere civile e democratico. Ci auguriamo davvero di non dover più assistere a scene così indegne”.

Nelle ore successive, era stato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a parlare di una condanna “doverosa” da parte di tutte le forze politiche: “Prendano le distanze da questa vile aggressione”. L’episodio, ha sottolineato “va condannato fermamente” perché si è trattato di una “vera e propria aggressione” da parte di “incivili”. E la solidarietà non ha tardato ad arrivare da parte di Leu: “Aggredire chi fa politica in modo democratico e pacifico è inaccettabile. Le immagini dell’assalto al gazebo M5S a Milano sono terribili e non devono più ripetersi. A tutta la comunità del M5S va la mia solidarietà”, è stato il messaggio del ministro della Salute Roberto Speranza.

Definendoli “estremisti”, la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini parla di un “altro segnale gravissimo” di “intolleranza” che “non va assolutamente sottovalutato”. “Occorre sempre più vigilanza e fermezza – sottolinea – per contrastare il fanatismo no vax che sta sfociando anche in atti volti a impedire il diritto alla democrazia”. Anche il deputato di Forza Italia Elio Vito ha parlato di una “vile aggressione”: “Eppure, chi manifesta contro il green pass, dice di farlo in nome della libertà – sottolinea – Ma la libertà non c’entra proprio nulla con la violenza”.

L’ultimo partito ad esprimere solidarietà è stato Italia Viva, attraverso Ettore Rosato: “Un atto violento e vile da parte di chi a parole dice di voler difendere la libertà ma evidentemente non quella degli altri. Nessuna giustificazione per la violenza”, ha scritto su Twitter il presidente dei renziani. Solidarietà anche dal sindaco Sala agli attivisti perché “il diritto di manifestazione dei no-vax (di cui, come ho detto più volte, non condivido le tesi) deve coincidere con il loro rispetto nei confronti di chi la pensa diversamente”. Mentre Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra a Milano, ha espresso in un tweet una “ferma condanna alla violenta aggressione”: “Le opinioni diverse vanno contrastate con rispetto delle regole e della libertà democratica – ha aggiunto – Totale solidarietà a Layla Pavone e al Movimento 5 stelle”. Mentre il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, capodelegazione M5s al governo, ha definito “atti di violenza gratuita” quanto avvenuto lungo la Darsena di Milano “che non possiamo in alcun modo giustificare”.

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