Piscine al chiuso, palestre, biblioteche e musei. Sono alcuni dei luoghi pubblici dove da oggi, venerdì 6 agosto, è necessario il green pass per poter accedere. “Più che una limitazione alla libertà, il green pass è un atto di civiltà” racconta un signore prima di andare a nuotare al centro sportivo “Procida”. Davanti a lui, in fila, ci solo altri nuotatori in attesa di entrare. Hanno il green pass stampato o sul cellulare. “Ci ho messo un attimo a scaricarlo da Immuni” racconta una pensionata. Se si cambia location, si assiste alla stessa scena. Davanti alla Pinacoteca Brera c’è una fila di turisti italiani e stranieri. Jacob viene dall’Olanda e ha iniziato il suo viaggio attraverso l’Europa il primo di agosto: “Le regole qui in Italia sono cambiate nel frattempo – spiega mentre mostra il suo green pass – ma è uno strumento facile e accessibile”. Intanto fuori dal museo, i tavolini dei dehor iniziano a riempirsi lentamente. I ristoratori della zona non sembrano essere molto preoccupati dato che lavorano principalmente all’esterno, ma rimangono dei dubbi: “Non capisco la differenza tra lo stare seduto e stare al bancone e non abbiamo ancora capito se possiamo fare andare in bagno chi è seduto all’esterno ma non ha il green pass” si chiede una delle titolari di un ristorante. Perplessità che vengono respinte da un’altra barista che lavora vicino al tribunale: “Piuttosto che richiudere di nuovo è meglio sacrificarci un attimino e andare avanti così”

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Covid, in Italia aumentano i poveri ma anche i super-ricchi. E la politica è prigioniera della bolla. Su FQ MillenniuM in edicola

next
Articolo Successivo

Prato, 64 aziende manifatturiere controllate: tutte irregolari. L’ispettorato del Lavoro: “Su 570 posizioni 250 sono illecite”

next