Stava aspettando questo momento dal 2016, Gianmarco Tamberi. Quanto sono lunghi cinque anni? Un tempo infinito che Gimbo ha riassunto in una misura che non saltava dal 2016: 237 centimetri, quanti ne sono bastati per conquistare la medaglia d’oro nel salto in alto con il qatariota Mutaz Essa Barshim.

Un riscatto per l’atleta di Civitanova Marche. Sembrava non poter arrivare di nuovo così in alto, con o senza barba. Tutta o a metà, accompagnato da capelli biondi o meno. E invece nella gara più attesa, la prestazione perfetta in una giornata già storica per l’oro nei 100 metri di Marcell Jacobs.

E infatti anche lì, in pedana a Tokyo, è ricomparso il gesso dei brutti ricordi, scacciati via uno dopo l’altro, di misura in misura, saltando tutte le altezze possibili dai 228 al 237 centimetri. Sempre al primo tentativo, solo lui e Barshim. Poi quei secondi di attesa dopo il 239 centimetri sbagliato per la terza volta, la domanda del giudice: andate allo spareggio o no? L’abbraccio con il qatariota, primi ex aequo. Non si salta più, tutto è compiuto.

La rincorsa è finita, Gianmarco Tamberi è campione olimpico. Il suo sogno, quel “Road to Tokyo” che si era fatto scrivere sul gesso maledetto, costretto pure a cancellare 2020 per scriverci 2021, si è avverato. Il ‘mattacchione’ marchigiano adesso non è solo più quello che nel 2016 riuscì nell’impresa mondiale. È Tamberi Gianmarco, classe 1992, oro olimpico. Insieme a Bakshim, che come lui ha sofferto della rottura del legamento deltoideo del piede sinistro.

Due operazioni chirurgiche e un trapianto di tessuto, il sogno di Rio infranto. Quindi cinque anni di sofferenze per ripresentarsi in pedana a un’Olimpiade, come papà Marco, che a Mosca 1980 si giocò la finale. E allora eccolo, l’1 agosto che chiude il cerchio. I 228 in agilità, così anche le misure successive, fino ai 237 che non saltava dai tempi d’oro.

Il tentativo di ripetersi ai 239, il suo primato, quello che valicò a Montecarlo per poi provare i 241 centimetri che gli costarono l’infortunio. Il gesso appoggiato sulla pista per ricordarsi di tutto quello che Gimbo ha dovuto passare prima di coronare il sogno. Ce l’ha fatta, Tamberi. L’aveva promesso a se stesso e a tutti. Gli altri ci credevano meno, lui invece ha preso una rincorsa lunghissima, durata cinque anni, fissando l’asticella proprio lì dove sembrava essere caduta irrimediabilmente nel 2016. Tredici passi, volo, schiena inarcata, il materasso che lo accoglie per l’atterraggio più bello sul tetto olimpico.

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