Non capivo chi in aula o agli esami copiava i temi o l’esercizio di matematica. Ero erroneamente convinto che la scuola preparasse alla vita e che barare fosse una mutilazione della propria crescita intellettuale.

Non capisco oggi (e soprattutto non tollero) chi mette a repentaglio salute ed esistenza (proprie e quelle degli altri) confidando nella disponibilità di una certificazione fasulla che attesti una vaccinazione anti-Covid in realtà mai avvenuta.

Il falso – come le bugie – ha le gambe corte

Non arrivo al paradosso di plaudire ai malfattori che approfittano della dabbenaggine dolosa della loro clientela e la puniscono vendendo a caro prezzo documenti cartacei e digitali inadatti persino ad incartare le uova o il pesce al mercato. Comprendo però che i criminali che su Internet, nel deep web, all’interno delle dark-net o attraverso canali Telegram o altri gruppi sulle piattaforme di messaggistica, smerciano certe sozzerie, possano essere identificati loro stessi come rimedio omeopatico alla dilagante imbecillità. Mi ricordano i non rari esempi di sadismo di cui si rendevano protagonisti gli antipatici primi della classe che passavano sottobanco i compiti con errori grossolani per evidenziare – in sede di correzione – la differenza tra il loro “originale” e l’esemplare truffaldino.

Sono consapevole che – in un Paese in cui la poltrona di sottosegretario alla cultura è occupata da chi si vanta di non aver mai letto un libro – i paragoni con l’universo scolastico e i processi formativi sono decisamente azzardati. Qui non sono banalmente in gioco il voto in pagella, la promozione, la valutazione finale di un ciclo di studi, l’esito di un concorso. E’ in ballo la sopravvivenza. E nella fattispecie ognuno ha ruolo ed influenza anche sul futuro e sul destino degli altri, circostanza che non può far sopportare condotte disoneste.

Il danno economico di chi, credendosi furbo, si fa abbindolare dai marpioni online è nulla al confronto delle ripercussioni sanitarie e sociali che possono derivare dalla sua libera circolazione in barba a regole ponderate e ragionevoli restrizioni.

L’inutilità di un lasciapassare contraffatto è dimostrata dalla facilità di riscontro che gli addetti possono eseguire collegandosi al database dei “vaccinati”. La lettura del QRcode instrada il controllore su un indirizzo Internet che visualizza il Green Pass completo di informazioni anagrafiche e dati relativi alla somministrazioni delle dosi previste. Il codice grafico o qualunque altra dichiarazione apparentemente ufficiale portano immediatamente al capolinea chi pensa di poter dribblare la disciplina vigente.

La goliardica soluzione del fai-da-te

Chi vuole una certificazione che non serve a nulla, può provvedere autonomamente senza dilapidare scelleratamente i propri soldi.

Bastano un programma di grafica e un software che consenta la stampa in formato pdf. Nel giro di un’oretta (una manciata di minuti per i più bravi) si può “sfornare” qualunque “Pass”, vantando persino l’immunità da possibili contagi veicolati da eventuali extraterrestri appena scesi dal disco volante.

Chi vuole divertirsi può sfruttare uno dei tanti siti che – inserito un testo o un indirizzo web – generano gratuitamente il QRcode desiderato. Se nell’apposito spazio si inserisce il link ad un video di YouPorn, si otterrà un codice a prima vista credibile e pronto ad esser esibito: chi andrà a decodificare l’innocuo riquadro in cui si incrociano i pixel finirà con il collegarsi ad un filmato con ben altre “punture” rispetto quelle dei vaccinati…

Il senso civico vale più degli accertamenti

Non deve essere il timore di un controllo a frenare la caccia al Green Pass di contrabbando, ma la coscienza civile di ciascuno di noi.

Il Covid-19 non è uno scherzo. Anche se non lo si crede.

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