Per abortire entro i primi 90 giorni è necessario che un medico attesti con un documento sia lo stato di gravidanza che la volontà della donna di abortire. Durante il colloquio nel quale viene redatto questo documento, il medico o la medica prende visione del test di gravidanza (vanno bene sia il test delle urine che si compra in farmacia sia l’esame del sangue che misura le Beta hCG) e si informa sulla situazione clinica, sociale, economica e psichica della donna, come previsto dalla legge 194/78. Se necessario, il medico può indicare sul documento che l’intervento abortivo deve essere effettuato con urgenza, evitando così alla donna di aspettare 7 giorni prima di rivolgersi in ospedale – sempre in base alla legge 194.

La procedura è entrata nell’uso corrente come “certificato per IVG”, anche se la definizione non è del tutto corretta. Comunque venga chiamata, nel tempo è diventata l’ennesimo ostacolo sulla strada dell’interruzione volontaria di gravidanza. Da qui l’iniziativa di un gruppo di medici di Pro-choice RICA (rete italiana contraccezione aborto), che hanno deciso di fornire la certificazione online, tramite videoconsulto, in forma volontaria (qui tutte le informazioni). Per le donne, infatti, il servizio è gratuito ed è possibile, se si vuole, lasciare un contributo. I costi della piattaforma utilizzata per la procedura sono a carico dei medici, ad oggi 4 ginecologhe e tre medici di famiglia, che invitano colleghi e colleghe ad unirsi al gruppo. Non è necessario essere specialisti in ginecologia e ostetricia.

Teleconsulto, telerefertazione, telecertificazione sono altrettante attività previste dall’accordo nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni “Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni in telemedicina” (atto n. 215/CSR del 17 dicembre 2020). Che la telemedicina non sia una novità lo sappiamo dall’esperienza diretta: le ricette mandate via mail dal medico di base, ad esempio, sono una prassi ormai consolidata. Il fascicolo sanitario elettronico è stato approntato da molte Regioni, anche se non in modo omogeneo sul territorio nazionale, come si vede dal monitoraggio realizzato dalla Agenzia per l’Italia digitale. La pandemia ha dato un notevole impulso a questo campo e l’implementazione dei servizi di telemedicina rientra nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Un atto politico – Per le promotrici e i promotori questa iniziativa è un atto politico: “Non vogliamo tappare i buchi di quel che pubblico e privati non fanno, ma denunciare queste carenze. Il Ministero della salute e soprattutto le Regioni devono dare indicazioni alle agenzie socio-sanitarie territoriali di adottare la telemedicina anche per questo tipo di servizio, come già avviene per altre prestazioni. I consultori, gli ambulatori pubblici e privati e tutti i liberi professionisti potrebbero attrezzarsi per farlo” – dichiarano le promotrici.

Il “telecertificato” potrebbe risolvere alcune difficoltà che le donne incontrano e che sono dovute al depauperamento della rete consultoriale pubblica, alla scarsità di informazioni chiare che indichino procedure uniformi sul territorio nazionale, all’assenza di siti istituzionali di orientamento ai servizi, al rifiuto da parte di ginecologi e medici di base di redigere questo documento invocando l’obiezione di coscienza (sebbene la legge consenta di rifiutarsi di praticare l’intervento, non esonera da tutto ciò che precede e che segue l’intervento stesso).

Come funziona? – Bisogna avere una connessione internet e un dispositivo con audio e videocamera (cellulare, computer, tablet). Si contatta quindi la associazione Vita di donna o via telefono al n. 366.3540689 o via mail all’indirizzo info@vitadidonna.it. Si riceverà poi via mail il link per collegarsi con il medico in videochiamata (non è necessario scaricare alcuna applicazione). Durante la videochiamata, la donna invierà la scansione del proprio documento di identità e del test di gravidanza (test positivo del sangue o delle urine ed eventuale ecografia, se eseguita). Si svolgerà poi un regolare colloquio tra la donna ed il medico in cui verranno poste varie domande sulla situazione clinica, sociale, economica e psichica della donna, come previsto dalla legge 194/78. Dopo il colloquio, il documento (comunemente detto “certificato”), che contiene la firma elettronica del medico certificatore, verrà mandato via email. La tutela dei dati personali è garantita dalla piattaforma stessa. Per informazioni: prochoice.rica@gmail.com.

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