C’è un altro fronte che si è aperto nell’incandescente campo della giustizia. Dopo una lunga discussione il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha autorizzato i magistrati designati a fare parte della Commissione per la giustizia al Mezzogiorno istituita dalla guardasigilli Marta Cartabia e dalla ministra per il Sud, Mara Carfagna. Ma il via libera è passato con solo tre voti di scarto: 8 i contrari, 11 a favore, compreso il vicepresidente David Ermini, che spesso non vota. Tra i contrari al via libera, ma anche all’idea stessa d’istituire la Commissione, ci sono i consiglieri togati Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo, i tre laici eletti dal Movimento 5 stelle (Filippo Donati, Fulvio Gigliotti e Alberto Benedetti), quello di Forza Italia (Alessio Lanzi). Due i motivi che hanno nei fatti spaccato il Csm. Intanto l’iniziativa di creare una commissione solo per gli uffici giudiziari del Mezzogiorno che viene considerata una discriminazione territoriale che viola il principio costituzionale dell’unità giurisdizionale. E poi, secondo i contrari, l’idea di varare di una commissione ad hoc che si occupa di gestione della giustizia erode competenze costituzionali del Csm ma anche alcune che spettano al ministero della giustizia.

Di Matteo: “Discriminazione incomprensibile”- “L’idea stessa di una commissione denonimata commissione interministeriale per una giustizia per il Sud, avente il compito di analizzare ed elaborare proposte di interventi nel Meridione d’Italia, è inaccettabile e offensiva perché muove da una discriminazione incomprensibile tra uffici del Meridione e del resto del Paese. Come se le questioni che intende affrontare – ad esempio la riduzione del turn over negli uffici disagiati, l’edilizia giudiziaria, l’informatizzazione – non fossero questioni che riguardano molti uffici di questo Paese e che quindi riguardano la magistratura intera, ma fossero questioni che riguardano soltanto ed esclusivamente gli uffici del Sud, tra l’altro in contraddizione con quanto spesso uno dei ministri proponenti”, ha detto Di Matteo, per molti anni sostituto procuratore in Sicilia. Per argomentare la sua critica il magistrato ha ricordato quanto sostenuto dalla stessa guardasigilli: “Fino a ieri la ministra Cartabia ha evidenziato, rispetto ai tempi di definizione dei procedimenti di appello, come la corte d’Appello di Palermo sia un esempio virtuoso. Questa commissione quindi parte da un presupposto che nei fatti è smentito e smentibile facilmente: si muove nel solco di una ingiusta discriminazione tra uffici giudiziari e di una sottovalutazione dei problemi di molti uffici di medie e piccole dimensioni del nord Italia”. In effetti gli stessi dati del ministero certificano come la velocità delle corti d’Appello non sia legata alla latitudine: a Palermo un processo di secondo grado si conclude in media in 347 giorni, a Milano 315, a Torino in 665, a Firenze in 878, con il record di Napoli a quota 1.495.

Ardita: “Ci sono già uffici simili al ministero” – Ma c’è anche un altro motivo: secondo alcuni componenti del Csm la commissione rischia di ledere le prerogative dello stesso Consiglio. “Per l’ennesima volta – ha continuato il togato – siamo chiamati a decidere su quelle che sono iniziative e incarichi che l’esecutivo vuole conferire a magistrati, ma l’applicazione del principio di leale collaborazione non può risolversi nell’acquiescienza del Consiglio. Anche quando alcune iniziative come questa appaiono distoniche rispetto ad obiettivi che per essere conseguiti devono essere perseguiti nell’ottica dell’unitarietà. Tutto questo a mio avviso comporta che il conferimento dell’incarico a magistrato a una commissione come questa è idonea a ledere e ad appannare l’immagine di indipendenza dei magistrati dei quali oggi si chiede la partecipazione di questa commissione interministeriale”. Secondo Di Matteo oggi “il Consiglio stia assumendo la posizione del pugile all’angolo che si ripara dai pugni che riceve da tutti. Si preoccupa soltanto di non cadere a terra e non reagisce come dovrebbe, rivendicando le proprie prerogative”. Per Ardita, invece, “ci sono uffici, competenze e personale specializzato nel ministero per potere svolgere i compiti” che dovrebbe svolgere la commissione. “Questo tipo di scelta non rappresenta una collaborazione col Csm ma semmai una erosione delle sue competenze e non se ne comprende il metodo”, ha aggunto il consigliere togato, ricordando che “i bisogni degli uffici giudiziari sono ben noti, occorre intervenire in fretta e con gli strumenti previsti”. Il consigliere laico Donati, invece, ha spiegato che “qui non si tratta essere pro o contro il governo o la ministra, questa è una commissione che si deve occupare di questioni che rientrano nella nostra competenza: arretrati, informatizzazione, ruoli”.

I consiglieri a favore – Il togato Michele Ciambelli di Unicost, invece, ha votato a favore spiegando di fidarsi di Cartabia: “Il suo percorso professionale costituisce una garanzia, siamo di fronte a un momento storico in Italia: per la prima volta una persona, che è già stata presidente della corte Costituzionale, diviene ministro della Giustizia e ha possibilità concrete di divenire capo dello Stato e quindi presidente del Csm”. La relatrice della pratica, la togata Elisabetta Chinaglia, che è anche presidente della prima commissione, ha ricordato in plenum che “c’è stato dibattito sugli scopi della commissione, perché molte delle cose indicate valgono per molti uffici giudiziari, indipendentemente dalla loro collocazione territoriale. L’uniformità della giurisdizione richiede attenzione uguale a tutti gli uffici in difficoltà. La commissione – ha spiegato – vuole stimolare la partecipazione del Csm per rappresentare che molte delle cose indicare hanno valore per tutti gli uffici, non solo per quelli del Meridione. Ferme restando obiettive perplessità, non spetta però al Consiglio valutare le scelte dei ministro, quindi si è proceduto alla verifica della sussistenza dei presupposti per la concessione dell’autorizzazione a svolgere l’incarico”. Costituita da 6 magistrati- a capo di altrettanti uffici giudiziari del Sud– e da professori universitari e avvocati, la Commissione ha il compito di formulare proposte per superare le criticità di tribunali e procure. A partire dai temi delle scoperture dell’organico, dell’incidenza dell’arretrato, e del carico dei ruoli. E dovrà tra l’altro anche indicare soluzioni in materia di informatizzazione degli uffici e per l’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale. Tematiche e questioni che secondo il fronte dei contrari sono proprie invece del Csm.

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