TREVISO – Il governatore del Veneto, Luca Zaia, sfida il vescovo di Treviso, Michele Tomasi, a dissociarsi dalla preghiera letta in tutte le chiese della diocesi, che i leghisti interpretato come un attacco alla richiesta di maggiore autonomia del Veneto. Erano bastate due righe di invocazione per mandare in ebollizione la Lega, che nel 2017 propose e fece approvare a grandissima maggioranza un referendum consultivo regionale per chiedere 23 deleghe dallo Stato (che però non sono ancora arrivate). “Preghiamo affinché i popoli della terra non cedano alla tentazione dell’autonomismo e dei piccoli interessi locali”. E’ questa la frase contenuta nel foglio “La nostra Messa” che viene pubblicato ogni domenica dalla diocesi trevigiana. Si tratta della quarta preghiera dei fedeli che viene lasciata alla libera scelta delle comunità locali, perché interpretino un problema o una riflessione che rispecchia il sentire della gente che vive in quel territorio.

Il riferimento all’autonomismo in termini negativi e il richiamo ai “piccoli interessi locali” hanno fatto andare in cortocircuito i social della Lega. Infatti Riccardo Barbisan, consigliere comunale di Treviso, noto alle cronache perché un anno fa, avendo chiesto un contributo per il Covid, fu escluso dalle liste dei candidati della Regione Veneto, ha postato su Facebook la foto della preghiera con un commento critico. Ed è stato un diluvio di reazioni, da parti contrapposte, con interventi anche di autorevoli leghisti. Zaia se ne è rimasto zitto per un giorno, poi ha rilasciato un’intervista al quotidiano “Il Gazzettino”.

“Non vogliamo un colpevole. Anzi, derubrichiamo pure tutto a errore umano. Non ci sono problemi. Però ci piacerebbe che il vescovo di Treviso, il capo della chiesa cattolica nel nostro territorio, prendesse le distanze da questo episodio”. Richiesta difficile da equivocare, il capo della Regione chiede al pastore della Diocesi di Treviso di rinnegare quella preghiera, relegandola almeno nell’elenco delle invocazioni inopportune. “Ho cercato di capire quel testo, come cattolico, rappresentante delle istituzioni e cittadino. E non sono riuscito a darmi una spiegazione. È un testo avulso dalla storia”. Zaia cita la storia d’Italia e la lezione di don Luigi Sturzo. Per concludere: “Chi ha scritto quel testo non conosce la Costituzione repubblicana, dove l’autonomia è ben presente. Non stiamo parlando di cose sovversive. Derubrichiamo pure tutto a gesto goliardico di una mano che ha voluto inserire la politica nelle preghiere. Mi rifiuto di pensare che una cosa del genere venga fuori da un prelato o da un persona di grande spessore come il nostro vescovo”. Circostanza comunque improbabile, visto che monsignor Tomasi ha subito alcuni giorni fa un intervento chirurgico.

Ecco comunque l’ultimatum di Zaia: “Gli chiedo di chiudere la partita, di non lasciare nessun punto di domanda in sospeso. Più che trovare un responsabile, mi interessa che la Chiesa prenda le distanze da questa cosa. Che il vescovo ci dica che non ci sono preghiere contro. Scrivere una cosa del genere è una vergogna. Chiedo quindi al vescovo di non legittimare l’azione di una mano birichina. In quello che abbiamo letto c’è rancore, accidia, un’inutile preoccupazione. Oltre che poco rispetto per la nostra comunità”. Per chi non lo sapesse, nella morale cattolica l’accidia è uno dei sette peccati capitali.

La risposta è venuta dal vicario generale, monsignor Giuliano Brugnotto. Un po’ ammette l’errore, un po’ difende la linea della Chiesa. “Nessun intento polemico o di contrapposizione alle istanze di autonomia. Una preghiera non è una presa di posizione politica. Nella formulazione del concetto è sbagliata la scelta del termine ‘autonomismo’. La volontà era quella di invitare i popoli a sfuggire le chiusure particolaristiche e a ricercare invece il dialogo che costruisce percorsi di pace e di giustizia”. Il sacerdote parla di “sorpresa e dispiacere” nel vedere attribuite alla diocesi “posizioni non corrispondenti alla realtà della nostra storia e delle dichiarazioni del Vescovo stesso su questi temi. La Chiesa non suggerisce modelli politici e di governo, o le modalità con cui realizzare il Bene comune”. Però insiste sui valori dell’autonomia solidale, della fraternità universale e dell’amicizia sociale, come base della convivenza umana.

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