Andrà ancora avanti la missione bilaterale di cooperazione con la Guardia costiera libica, ma si chiede al governo di verificare la “possibilità che dalla prossima programmazione vi siano le condizioni per superare” la cooperazione con la Guardia costiera libica, trasferendola alla missione dell’Unione europea Irini. Una richiesta che era partita dall’emendamento a doppia firma dei parlamentari Pd, Lia Quartapelle ed Enrico Borghi, approvato ieri alla Camera dalle commissioni riunite Esteri e Difesa e che oggi ha ottenuto il via libera definitivo dall’aula nell’ambito della risoluzione di maggioranza che autorizza le missioni militari all’estero. Il testo ha ottenuto l’approvazione di 438 deputati, compresi quelli di Fratelli d’Italia, mentre i contrari sono stati 3 e 2 gli astenuti. “Sono molto soddisfatto del voto espresso dalla Camera dei Deputati sulle nostre missioni militari internazionali. Un consenso così ampio e trasversale significa, da un lato, che c’è condivisione di fondo sulla strategia del governo sulla tutela degli interessi nazionali di sicurezza e sugli impegni militari nelle regioni in cui siamo presenti”, ha commentato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. “Ora attendiamo il passaggio al Senato che, mi auguro, possa realizzare anch’esso una convergenza così ampia”, ha concluso.

Respinta, quindi la risoluzione proposta da una trentina di deputati, a prima firma del deputato di Liberi e Uguali, Erasmo Palazzotto, che chiedeva lo stop alla missione in risposta alle gravi violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti commesse dai guardacoste libici. In 376 si sono espressi contro la proposta del gruppo e successivamente è stata votata la risoluzione della maggioranza che autorizza le missioni, con un voto per parti separate. In un primo momento è stata approvata la risoluzione complessiva, ma con lo stralcio della parte riguardante la cooperazione con la Guardia costiera libica, approvata appunto con 438 sì. Successivamente è stata votata la parte riguardante la cooperazione con i guardacoste dello Stato nordafricano che è stata approvata con 361 sì, 54 no e 22 astenuti.

“Continuare a sostenere direttamente e indirettamente la deportazione di uomini, donne e bambini nei centri di detenzione in Libia facendo finta che questa realtà non esista configura nei fatti una violazione delle Convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani. Non è sufficiente spostare la catena di comando e per questo oggi voteremo contro il rifinanziamento della missione bilaterale di supporto alla Guardia Costiera libica, convinti che sia nostro dovere opporsi ad una così grave violazione dei diritti umani che avviene a poche miglia dalle nostre coste”, aveva annunciato il gruppo di parlamentari guidati da Palazzotto. Una posizione appoggiata anche da Amnesty International che, poco dopo il via libera della Camera, ha twittato dicendo che “l’Italia e i Paesi europei si confermano complici della cattura di persone in mare e del respingimento di migranti e rifugiati nell’inferno dei centri di detenzione libici”.

I parlamentari contrari al via libera hanno ricordato “le sistematiche violazioni dei diritti umani a cui sono sottoposti migranti e rifugiati in Libia che sono state oggetto di diversi report delle Nazioni Unite, delle principali organizzazioni umanitarie e di molte inchieste giornalistiche. Nei centri di detenzione gestiti dalle autorità libiche le persone subiscono violenze inaudite, vengono torturate, violentate, uccise o vendute come schiavi. Le collusioni, e spesso la sovrapposizione, tra la Guardia costiera libica e le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani sono state oggetto di diverse indagini anche della magistratura italiana”. Per questo, sostengono, la proposta arrivata dal Partito Democratico e voluta dallo stesso segretario, Enrico Letta, non cambia le carte in tavola: “Che sia l’Europa o l’Italia a mantenere in vita questo sistema di respingimento resta una drammatica violazione del diritto internazionale che mina alle fondamenta la nostra civiltà giuridica. Riteniamo che una così grave crisi umanitaria richieda politiche che non mirino al contenimento di persone che fuggono da una condizione disperata, ma al contrario un intervento deciso che includa il ripristino del soccorso in mare con una missione europea sul modello di Mare Nostrum, un piano europeo di evacuazione dei centri di detenzione libici e l’apertura di corridoi umanitari stabili per permettere a chi si trova in Libia di fuggire da quell’inferno”.

Ad astenersi dal voto sulla questione libica è stata Italia Viva che, con Giuseppina Occhinero, nelle dichiarazioni di voto ha annunciato che “non parteciperemo al voto sulla scheda 48. È indispensabile esercitare la massima pressione per prevenire le inaccettabili e sistematiche violazioni dei diritti umani e i comportamenti criminali”. Anche se ha poi specificato che “voteremo a favore della risoluzione di maggioranza, in coerenza con il sostegno all’azione de Paese nelle missioni internazionali e di appoggio al governo Draghi”.

Il Dem Borghi ha risposto in maniera indiretta alle accuse dei parlamentari contrari al via libera: “Non dobbiamo commettere l’errore di ridurre la complessità dentro facili slogan o comode nicchie identitarie. Questo voto è una questione di sicurezza nazionale, l’obiettivo fondamentale di uno Stato. E in democrazia uno Stato deve coniugare sicurezza e umanità”.

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