Due cariche, due compensi, un manager. E’ quello che succede a Firenze Fiera, dove il presidente e già parlamentare del Pd Lorenzo Becattini si è preoccupato di aggiungere al suo stipendio quello di amministratore delegato. Nell’anno più nero per il settore dal Dopoguerra. Per studiare a fondo la faccenda Becattini ha firmato una delibera per incaricare due studi legali spendendo 26mila euro, sempre dell’ente pubblico, vale a dire poco meno di quanto già riceve da presidente. Il tutto mentre sta per firmare bilanci ridotti a un terzo per l’inattività: 6 milioni di euro contro i 18 milioni del 2019.

Inutili le proteste del capogruppo regionale di Fdi Francesco Torselli perché Regione Toscana, col 31% delle quote, è il primo azionista dell’ente. Torselli ha depositato interrogazioni (leggi) e richieste di dimissioni che saranno discusse proprio domani in aula ma sembrano destinate a cadere nel vuoto. Becattini, messo di fronte alla crisi del comparto, non si scompone: “Di fare anche l’amministratore lo chiedono gli azionisti”, dice al fattoquotidiano.it. E perché non un altro al posto suo? “Non dipende da me ma dagli azionisti”.

Il problema è che gli “azionisti” si riducono a uno soltanto: la politica. Becattini è stato sindaco di Reggello, ex assessore al Bilancio del comune di Firenze, ex parlamentare (ripescato) nella XVII legislatura. Attualmente fa parte della direzione regionale del Pd e fino alla nomina in Firenze Fiera era membro della segreteria di Simona Bonafè nel Pd toscano, col ruolo di coordinatore del partito. È per indicazione politica che ha guidato un filotto di società pubbliche: per nove anni presidente di Toscana Energia Spa, già consigliere di amministrazione della locale Camera di Commercio e poi consigliere delegato dell’azienda speciale Tinnova, presidente di Toscana Partecipazioni Spa, di Fiorentinagas Spa, membro del comitato FidiToscana Spa. Fino alla designazione, a 65 anni, a presidente della Fiera da parte degli azionisti, vale a dire: della Regione Toscana guidata da Eugenio Giani del Pd, del Comune di Dario Nardella del Pd, del sindaco di Prato Matteo Biffoni del Pd, del presidente della Camera di Commercio Leonardo Bassilischi già storico finanziatore della Fondazione Open di Matteo Renzi.

Raggiunto al telefono, Beccattini ammette le “difficoltà del momento” per il settore, che in un anno ha perso qualcosa all’80% del suo fatturato. “Il 2020 – conferma da Fierenza – è stato un anno difficilissimo per tutto il comparto. Speriamo di ripartire a luglio dopo dieci mesi di ‘ferma’, salvo una breve parentesi estiva. Sono già orgoglioso di essere riuscito a evitare la cassa integrazione del personale che impieghiamo con fiere online che però, come è ovvio che sia, non portano soldi”.

E tuttavia difende così la decisione di raddoppiare l’incarico e di batter cassa. “Quando sono stato nominato, era dicembre 2020, sono stato indicato dagli azionisti dell’ente come presidente e come amministratore. Chiedo solo di dare corso a quella designazione che passa per una verifica della natura giuridica dell’ente”. Insomma, secondo il presidente già “mezzo ad” sono gli “azionisti” a chiedere di pagarlo di più. “Guardi è così, è tutto verbalizzato, sono stati gli azionisti in sede di assemblea a porre la questione. E’ un fatto normale nelle società a controllo o partecipazione pubblica che ci sia un presidente e un direttore generale, o un presidente che in assenza di altre figure ha le deleghe dell’amministratore”.

Quando gli si fa notare che gli “azionisti” sono gli stessi che lo hanno indicato presidente, Becattini non si spazientisce ma mette sul tavolo la carta dell’esperienza. “Se mi chiedono di amministrare un’azienda pubblica e io mi rendo disponibile lavorando tutto il santo giorno è giusto che riceva un compenso adeguato alle responsabilità e all’impegno. Se guarda tante aziende dello Stato esiste questa figura doppia, Perché quella dell’ad è una attribuzione che danno i soci poi è il cda che stabilisce chi”.

Appunto, visto che l’ente si ritrova a pagare una figura di ad che prima non c’era qualcuno si chiede perché pagare lui che è già pagato, e non un altro. E qui si apre una piccola breccia che si richiude subito: “Porca miseria ha ragione, questo si può fare! Ma non dipende da me!”. La cifra dello stipendio sostiene di non conoscerla neanche lui. “No giuro, ancora non lo so. Dipende dalla natura giuridica della società che ho chiesto di verificare: se è configurata a controllo pubblico il film prende una piega, se a partecipazione pubblica un’altra”. Nel senso che la seconda ha una “elasticità di manovra” anche nell’attribuzione delle deleghe e dei compensi che è maggiore della prima. “Ma in ogni caso è un rapporto tra le pari, non ho ancora una cifra”.

Conta anche il curriculum, dice, quando gli si fa notare che senza la sua “militanza” nel Pd forse non sarebbe lì. Ma Beccattini non vede il problema: “Sono stato un amministratore, ho insegnato per quattro anni all’Università di Firenze, poi parlamentare. Ho preso FiorentinaGas che era una piccola società e l’ho trasformata in Toscana Energia, che è tra le più grandi d’Italia. Insomma, le porte girevoli come le chiamate voi non sempre da demonizzare. Inoltre mi lasci dire: non è proprio un regalo finire qui, al vertice di una società che è paralizzata da un anno e mezzo”. Resta la domanda: perché proprio lei? “Quando ero assessore all’economia del Comune di Firenze – risponde – mi ero occupato della fusione dei tre enti che preesistevano alla Fiera, quell’esperienza avrà pesato sulla scelta”. Sono passati 25 anni da allora. “L’operazione però ha dato i suoi frutti, evidentemente è stato riconosciuto”.

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