Aumentano ora dopo ora le navi ferme davanti al terminal cinese di Yantian a Shenzen, uno dei più importanti del paese. Il porto è fermo a causa di una ripresa di casi di Covid nell’area del Guangdong, che hanno indotto Pechino a varare severe misure restrittive. Tra i lavoratori del terminal sono stati rilevati diversi casi di positività e le navi aspettano ad attraccare. Secondo gli esperti lo stop del termina rischi di provocare rallentamenti più gravi e prolungati rispetto a quelli causati dal blocco del canale di Suez dello scorso marzo. La paralisi di Yantian, da cui transita un quarto delle merci scambiate tra Cina e Stati Uniti, ha aggravato la congestione nei vicini porti cinesi di Nansha e Shekou.

Questo in un periodo in cui la catena degli approvvigionamenti è già sotto forte pressione per effetto della ripresa economica e della corsa delle aziende di tutto il mondo a riattivare la piena produzione e ricostituire le scorte dei magazzini. Lars Mikael Jensen della compagnia di trasporti marittimi Maersk ha spiegato al Financial Times: “Questo è un terminale attivo in tutti i mercati, uno dei più grandi al mondo e porta a una sorta di effetto a catena”.

Il motore cinese gira a mille, lo scorso mese le importazioni sono aumentate di oltre il 50% e l’export di quasi uk 30%. Numerosi gli approvvigionamenti che si muovono a rilento, a cominciare da quello dei semiconduttori, principalmente a causa di ritardi nell’offerta dopo i blocchi della pandemia, che sta severamente rallentando la produzione di auto e apparecchiature elettroniche. Anche questi problemi della logistica contribuiscono ad esasperare la situazione, la vicina Taiwan produce circa la metà dei semiconduttori a livello globale. Il blocco di Yantian sta inoltre spingendo ulteriormente il costo dei trasporti marittimi, già su livelli molto alti. Spedire un container da Hong Kong a Rotterdam costa oggi oltre 10mila euro, il quintuplo di un anno fa.

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